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Continental Pilsener: la mia recensione

Continental Pilsener è il secondo libro della collana Classic Beer Styles edita dalla Brewers Association.

In origine furono le Continental Pilsener. Capostipite di tutte le Lager, perlomeno quelle chiare, la Continental Pilsener – il riferimento è chiaramente alle Pilsner europee – è una birra tanto complessa quanto semplice. Come ogni bassa fermentazione basta poco per comprenderne la fattura ma per produrla come si deve, bé… Solo il birraio esperto sa quanto è arduo ottenere un risultato soddisfacente.

Diciamoci la verità: creare una buona Pilsner può essere frustrante, soprattutto nella ristretta dimensione casalinga dove le difficoltà sono numerose. Per ottenere una Pilsner pulita, fresca e fragrante, una guida è di grande aiuto. Ecco, Continental Pilsener è una buona guida per chi vuole iniziare a cimentarsi nello stile.

Continental Pilsener, dalla collana Classic Beer Styles.

Classic Pilsener è il secondo volume della collana dal titolo “Classic Beer Style”, dedicata ai principali stili birrari esistenti, edita dalla Brewers Publications. E’ una collana vecchia di oltre 30 anni, da allora la teoria e la pratica birraria si sono evolute esponenzialmente. Questo significa – e mi rivolgo principalmente agli homebrewer – che molte delle informazioni ivi contenute sono obsolete. Però la bibliografia alla base è di prima scelta e una garanzia in materia di contenuti. Senza contare il valore storico, essendo un testo pubblicato prima dell’unificazione tedesca.

L’autore e la panoramica dell’opera.

David Miller è un homebrewer di vecchia data. Inizia a produrre birra in casa nel 1975 e già nel 1981 vince il titolo di homebrewer dell’anno con la sua Pilsner d’ispirazione olandese. Continental Pilsener non è il suo primo testo in materia: nel 1988 scrive il suo primo libro sull’homebrewing dal titolo essenziale “Home Brewing”. Da allora non si è più fermato, scrivendo altri quattro manuali sulla produzione birraria e pubblicando diversi articoli sulle riviste tematiche. Infine nel 1990 pubblica il presente Continental Pilsener.

La narrazione parte dalla storia dello stile e dal contestuale progresso in ambito scientifico e tecnologico, essenziale per l’affermazione dello stile. Dopodiché entra nel dettaglio dello stile e delle sfumature tra i diversi Paesi produttori, distinguendo Pilsner Boeme, tedesche (Sud e Nord della Germania), olandesi e scandinave. Grazie anche alle sue conoscenze in fatto di produzione casalinga il trattato si conclude con consigli pratici e relative ricette, sia in versione estratto più grani che in versione all grain (anche per microbirrifici).

Le ricette sono facili e semplici da seguire. Purtroppo come dicevo il libro ha una certa età e molti degli ingredienti sono superati. Inoltre, a detta di qualche homebrewer del quale ho letto il parere in Rete, i dati sull’efficienza riportati da Miller non sono veritieri al 100%. Pertanto, semmai vi cimenterete in queste ricette, sappiate accettare un margine di errore.

La lettura e le impressioni generali.

E’ la seconda volta che leggo un testo della serie e devo ammettere che ne conferma le impressioni. La lettura è facile, scorrevole e mai noiosa.
Anche stavolta l’autore è stato bravo a trovare l’equo compromesso tra tecnicismi e narrativa, dando vita a un’opera sintetica ma che entra nei dettagli. A fine lettura ci si sente appagati, proprio come dopo aver bevuto una bella Pilsner.

Non pensate però di scoprire il segreto per produrre la migliore Pilsner del mondo. Dovrete leggere altri testi per riuscire nell’intento. Per esempio la decozione, tecnica quasi fondamentale per la produzione di questo stile, è trattata in maniera solo marginale, lasciando il lettore curioso di saperne di più. Insomma, c’è tanto ma non tutto, diciamo l’essenziale.

La tecnica narrativa.

Non conoscevo l’autore né lo stile. Dopo questa lettura posso definire Miller come uno scrittore asciutto, minimale – si evince un po’ di pragmatismo da homebrewer. Non mi riferisco tanto alla sintesi dei contenuti appena discussa, quanto piuttosto alla tecnica narrativa. L’autore si limita a fornire contenuti senza “agghindarli”, ovvero senza arricchirli di impressioni personali e senza dare un taglio accattivante che invogli alla lettura. Per fortuna non ce n’è bisogno, perché la lettura è leggera e 93 pagine vanno via in un sorso.

Continental Pilsener: conclusioni.

L’opera riflette una discreta conoscenza teorica e una buona conoscenza tecnica ma manca di “assaggi sul campo”. Me ne accorgo quando leggo che i migliori esemplari sono birre industriali, tristemente famose per il loro carattere blando e per il profilo luppolato che è tutto fuorché nobile. La stessa Pilsner Urquell, archetipo dello stile, è vero che rimane un punto di riferimento dal ma è una birra che impallidisce di fronte alla bontà delle vere Pilsner Boeme.

Per conoscere gli stili birrari, soprattutto quelli tradizionali, occorre viaggiare. Del resto stiamo parlando di un testo pubblicato da un autore che vive dall’altra parte del mondo. E’ la stessa impressione che ho avuto durante il mio viaggio negli Stati Uniti: la conoscenza della birra del Vecchio Continente è scarsa e spesso alterata, contestualizzata al consumo locale.

In conclusione: Continental Pilsener è un libro consigliato sia all’homebrewer alle prime armi che all’appassionato, con la doverosa premessa che saranno necessari ulteriori approfondimenti per raggiungere il cuore pulsante di questo emozionante mondo.

Continental Pilsener
di David G. Miller
Edito da Brewers Publications
Pagine: 93
Prezzo: 10,69 €

 

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