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Conservare le birre: il (falso) mito del cucchiaino

Cari lettori, oggi voglio parlarvi di una questione che ha suscitato la mia attenzione durante una passeggiata con un amico, a proposito della conservazione della birra di cui ho parlato precedentemente in questo post. Avete presente il cucchiaino? Attenzione, non sto parlando del colpo di classe rifilato dalla nazionale italiana a quella inglese durante gli ultimi europei di calcio (quel geniaccio di un Pirlo!), e neppure dell’arnese da cucina che che viene utilizzato per tentare di imitare (vanamente), l’opera scultorea di un mastro gelataio.
Piano, piano, non lasciate correre la fantasia più di quanto sia necessario, niente di tutto ciò: sto parlando di un semplice e innocuo cucchiaino da tè. Ebbene, ed è capitato anche personalmente di assistere a questa rudimentale tecnica di conservazione, l’opinione comune ritiene che inserire il manico del cucchiaio all’interno di una bottiglia di birra aperta (o di qualsiasi altra bevanda gassata) abbia il merito di prevenire la perdita di effervescenza del liquido rimasto, contribuendo a conservare in stato ottimale il contenuto.
Fermo restando che è un sacrilegio vero e proprio (conservare le birre? Tzè!), aprire e non consumare per intero una bottiglia di birra, su quali ragioni, scientifiche e non, poggia tale credenza popolare?
A domandare direttamene a chi fà uso, anche frequente, di questa pratica, c’è da rimanere senza un pugno di fave in mano: mai che qualcuno sappia dire circa il perchè o il come di questa soluzione, senza fare rimando a quella che è la pratica comune. Suvvia allora, è giunto il momento di dissacrare questa leggenda.
Per spiegarvi il perchè di questa credenza mi sono dovuto ovviamente informare (essendo sprovvisto di competenze in campo chimico-organico), e adesso posso parlarvi della cosiddetta legge di Henry. Tale legge (che prende il nome dall’omonimo chimico inglese William Henry), studia il comportamento di gas e liquidi a contatto tra di loro all’interno di un contenitore, sia chiuso che aperto. Il gas contenuto all’interno, in questo caso l’anidride carbonica presente in una bottiglia, in parte già in stato gassoso ed in parte disciolto nella soluzione liquida, tende a muoversi continuamente, dando vita ad un sussegirsi di passaggi da soluzione liquida a gassosa, e viceversa.
Se la bottiglia è correttamente sigillata per mezzo di un tappo, l’anidride carbonica responsabile del processo di fermentazione ed effervescenza del liquido non fuoriesce, contribuendo a fornire e preservare il classico effetto frizzantino. Se invece non vi fosse chiusura, le particelle di gas non disciolte nell’acqua sarebbero non solo libere di giocare a ping pong all’interno della bottiglia, ma eventualmente fuggire nel caso riescano a trovare il giusto pertugio. A lungo andare, una bottiglia non chiusa determina la fuoriuscita del gas contenuto al suo interno, con conseguente perdita dell’aspetto carico in bollicine. Ovviamente la fuoriuscita dell’anidride carbonica dipende da numerosi fattori: il peso dell’atmosfera, il calore (a temperature basse le sostanze gassose tendono a essere più “pesanti”, e la forma del contenitore (il collo della bottiglia, essendo più ristretto del corpo, funge da ostacolo naturale). In generale, tuttavia, vale il principio appena evidenziato.
In che modo contribuisce (o meglio, dovrebbe contribuire) il cucchiaino nella conservazione di un liquido all’interno di una bottiglia aperta?
L’idea è che, così come il collo della bottiglia, la presenza del manico del cucchiaino al suo interno contribuisca ad ostacolare ulteriormente la fuoriuscita di molecole gassose. Questo può anche essere vero, ma solo nella misura in cui il cucchiaino rallenta, ed esclusivamente rallenta, il processo di evacuazione dell’anidride carbonica. Tuttavia, una bottiglia non sigillata, è comunque destinata, prima o dopo, a perdere in effervescenza.
Il mito del cucchiaino ha avuto successo per il semplice motivo che, chi lo ha inizialmente provato, non ha pensato di effettuare un processo di comparazione tra contenitori diversi (l’uno aperto, l’altro chiuso ermeticamente, l’altro ancora parzialmente chiuso con il cucchiaino), e verificare il processo di fermentazione a distanza di un tempo opportuno. Conservare la bottiglia aperta con il cucchiano, lasciandola riposare per un arco di tempo piuttosto breve, pari a 24 ore, può infatti indurre in errore: rispetto ad una bottiglia senza tappo, l’effervescenza è maggiore, ma non lo sarebbe se la verifica si effettuasse a distanza di una arco di tempo pari a 48 ore, o più.
Insomma, una leggenda metropolitana a tutti gli effetti. La teoria poi secondo cui influenzi in maniera positiva il processo di conservazione il materiale del cucchiaino,con predilizione per l’argento, neanche a parlarne. Non sto a dirvi quanto, adesso, mi venga da sorriderne.
Se volete lasciare integre le qualità organolettiche della vostra birra, abbiate cura di chiuderla ben bene con un tappo ermetico o, ancora meglio, consumatene l’intero contenuto. Il cucchiaino, lasciatelo per la colazione, è quello il suo posto.

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