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Concorso Homebrewing MoBI: il mio resoconto

Quest’anno al concorso homebrewing MoBI ho partecipato anche io, nelle vesti di giudice però.

Si è conclusa l’edizione 2019 del concorso homebrewing organizzato dal Movimento Birrario Italiano (MoBI). Si tratta di un concorso nazionale a premi aperto a tutti i birrificatori casalinghi e non professionali – non devono mai aver ricoperto incarichi come birraio o aiuto birraio presso birrifici italiani o stranieri.

Quest’anno il concorso homebrewing ha avuto un’importante novità, che come spiegherò a breve è stato determinante per decidere il vincitore. Prima però spiego rapidamente le modalità del concorso.

Essenzialmente il campionato si articola in due fasi: la prima, detta eliminatoria, composta da una serie di tappe sparse a macchia di leopardo lungo lo stivale, al di ciascuna delle quali i partecipanti ottengono un punteggio valido ai fini della classifica provvisoria; una seconda, detta finale, alla quale hanno accesso solo i primi 5 classificati della fase eliminatoria, che a questo punto dovranno scontrarsi daccapo. Praticamente in finale vengono rimescolate le carte e l’esito del concorso è impossibile da prevedere.

Anticipavo che questa regola è stata determinante. Nella classifica provvisoria c’era un concorrente con addirittura il doppio dei punti di quello che è stato invece l’effettivo vincitore – tra l’altro vincitore per il secondo anno consecutivo. Insomma, quest’anno il regolamento, che ha voluto assumere un carattere più internazionale, ha involontariamente favorito Elia Barozzi, al quale vanno i miei complimenti.

Concorso homebrewing: le birre in gara.

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La vista di un esercito di bicchieri vuoti ha un fascino preoccupante.

Come è stato deciso il vincitore? Ogni finalista ha presentato 4 birre appartenenti ciascuna a un diverso stile: Gose, Vienna lager, Birra di Natale e uno stile birrario a scelta. E qui subentra la vera novità dell’edizione 2019: la partecipazione del sottoscritto. Ebbene sì, quest’anno ho partecipato anch’io al campionato nazionale homebrewing in qualità di giudice.

E’ stata la mia prima uscita in assoluto come giurato ed essendo un concorso nazionale è stato un vero battesimo di fuoco. La giuria è stata composta da 6 giudici compreso me e la votazione è stata espressa sulla falsariga della scheda di valutazione ufficiale BJCP. La differenza è che stavolta ci si è limitati al solo giudizio numerico, senza compilare la scheda.

La parola d’ordine è: allenamento.

E’ stata un’occasione importante sia per rispolverare i contenuti del manuale BJCP, sia per fare esperienza diretta sullo scoring (assegnazione del punteggio), uno dei 5 elementi che determinano la qualità di una scheda di valutazione. Nonostante la mancanza di esperienza i miei voti si sono dimostrati in linea con la media della giuria.

Più in particolare è emersa una tendenza al ribasso da parte mia, “giustificata” dal fatto che in altre schede compilate da giudici esperti, pur di fronte a birre ben fatte, i giudizi sono rimasti prudentemente cauti, oppure al contrario più buoni quando si è trattato di birre non aderenti allo stile ma comunque ben fatte e gradevoli. Qui l’esperienza fa la differenza.

Concorso homebrewing: alla ricerca del confronto perduto.

La cosa più utile è stata il confronto con altri giudici. Ho approfittato dell’occasione per fare qualsiasi domanda in merito a questa o quella sfumatura di off flavor, per arricchire il mio background tecnico.

Tralasciando la categoria delle birre di Natale, che ammette molteplici interpretazioni, Gose e Vienna Lager sono state un bel banco di prova. Per esempio, analizzando per 5 diverse Gose, è involontariamente venuto fuori un corso accelerato sulla valutazione sensoriale del coriandolo, che è apparso in tutte le sue possibili sfumature – dal gradevole e auspicabile profumo citrico (limone, lime, citronella) agli piacevoli aromi di sedano, sapone e prosciutto cotto.

Altrettanto vale per il binomio sale-lattobacilli, due elementi distintivi delle Gose. In questo stile l’acidità lattica deve essere presente in maniera lieve, piacevole e foriera di freschezza, simile al latte e allo yogurt. Così come il sale, anch’esso leggero, dovrebbe ricordare la brezza marina piuttosto che il carattere salmastro di alcuni alimenti (alghe marine, molluschi, crostacei). Insomma, giudicare una birra significa non solo definirne l’aderenza stilistica ma anche analizzarne le sue piccole sfumature, positive e negative.

Basse fermentazioni? Ahi ahi ahi!

Ancora più interessante è stato il confronto sulle Vienna Lager, stile a bassa fermentazione che risulta difficile difficile da produrre all’interno delle mura domestiche. E laddove ci sono maggiori imperfezioni diventa molto più difficile da giudicare. In generale è emersa una tendenza a caricarne il colore, che dal perimetro ambrato-ramato si è mosso verso sfumature rosso rubino.

Inoltre il carattere maltato, che deve giustamente essere il punto di forza delle basse fermentazioni, ha quasi eclissato i luppoli, dei quali è residuata solo l’amarezza equilibrante. Infine gli stessi malti impiegati non dovrebbero assumere connotati di caramello e biscotto, limitandosi a panificati e leggere tostature. Così è stato ma solo parzialmente.

Essere impeccabili sulle basse fermentazioni in ambiente casalingo è tutt’altro che semplice. Tuttavia, considerando le ottime interpretazioni, devo dire che i partecipanti hanno fatto un gran lavoro.

Anche le alte fermentazioni vogliono la loro parte.

Mi hanno poi lasciato un ottimo ricordo una New England IPA (NEIPA), l’unica presente in concorso. Il suo profilo fruttato (tropicale e citrico) lasciava spazio anche al cosiddetto “dank” (resinoso intenso che non trascende nelle note di bosco o erbacee). Piena ma non abbondante, piuttosto cremosa, con un amaro gestito in maniera eccellente.

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A fine valutazione il tavolo è un vero campo di battaglia!

C’è stata anche una Eisbock, esemplare raro per il quale faccio i complimenti all’unico homebrewer che ha avuto l’ardire di replicarlo. Purtroppo basse fermentazioni e alta gradazione alcolica non vanno d’accordo facilmente e l’esemplare in questione è risultato sbilanciato verso un alcol invadente e bruciante.

Tra le diverse Gose assaggiate ricordo benissimo una più simile a una Blanche o a una Saison, con un pronunciato fenolico (pepe) che la rendeva decisamente interessante ma purtroppo fuori stile. E ancora un’ottima Berliner Weisse con aggiunta di zenzero e melograno oppure una Imperial Stout affinata in botte con foglie di noce e scorze di limone. Tuttavia la best of the show è stata la semplicissima Belgian Blond Ale: pulita, essenziale, oserei dire perfetta. Un prodotto da vero birrificio. Davvero ottima!

Per fortuna il concorso homebrewing non finisce qui.

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Il concorso homebrewing è stato anche l’occasione per divertirsi e per incontrare persone altrimenti conosciute solo di nome. Fa sempre piacere incontrare altri appassionati oppure i propri idoli. E’ stata poi occasione per assaggiare di tutto e di più al nutrito bancone dell’Abbazia di Sherwood di Caprino Bergamasco, uno dei locali in lizza come Miglior Pub al concorso Birraio dell’anno 2020 organizzato da Fermento Birra. Ed ecco di seguito i miei assaggi.

Un bicchiere di Avec Les Bons Voeux ed è già Natale

Baladin Bianca d’Autunno, Double Blanche, 7% ABV: è la birra prodotta dal vincitore del campionato nazionale MoBI 2018 presso il birrificio Baladin. Profumatissima, pienotta e dalla spiccata dolcezza che viene bilanciata da secchezza e spezie. La componente citrica si esprime sotto forma di citronella e lime mentre il frumento, assieme a coriandolo e buccia d’arancia, la rendono incredibilmente rinfrescante nonostante il robusto impianto etilico. Sussurro di pepe bianco.

Extraomnes Bloed 2017, Saison barricata con ciliegie e amarene, 7.7% ABV: sembra molto un mix tra birra e vino, questa interpretazione di Sour Fruit Beer, ma di fatto possiede anima propria. Sensazioni di vaniglia e legno accennano al vino rosso, mentre i frutti rossi si innestano su una base di malti caramello. Il finale è secco, acido e rinfrescante, con sfumature mandorlate.

De Dolle Stille Nacht 2018, Belgian Strong Ale, 12% ABV: per molti la birra di Natale per antonomasia. Brilla sotto il segno della frutta, in tutte le sfumature: matura, candita e secca. Note di agrumi, mele e pere, frutta a pasta arancio, frutta secca (mandorla e nocciole) e uvetta. E assieme miele, biscotto e caramello, senza tralasciare le spezie che ricordano i dolci delle festività. Vinosa, a tratti. Una birra che scende giù pericolosamente bene nonostante i suoi ragguardevoli 12 gradi.

Croce di Malto Piquad, Quadrupel, 10.2% ABV: niente da invidiare alle interpretazioni belghe di questo stile raccogli-tutto. Aromi e sapori ricchi, caldi, unione di frutta secca e scura su una base tostata e una delicata speziatura a margine. Un invito liquido e un augurio sincero di buone feste.

Birrificio Mastino Babbo, Bock speziata con cannella, anice, vaniglia e zenzero, 8.5% ABV. Ci si aspetterebbe che le spezie la facciano da padrona ma stavolta la mano è stata piuma e le spezie vengono ammansite dalla robusta costituzione di malti e alcol.

Birrificio Mastino 10 Crazy Shot, Doppelbock in collaborazione col birrificio Moor, 7.5% ABV: perfettamente aderente allo stile, con un imponente impianto maltato. Si divaga a lungo tra frutta scura e frutta secca ma poi si torna a casa, tra le carezze dolci e l’impressione di zuccheri. Dolce lungo tutto il sorso, giammai pesante e men che meno stucchevole.

Dupont Avec Les Bon Veux, Saison, 9.5% ABV: per molti è la Saison perfetta, per me è stata un’illuminazione. Tanto rustica quanto elegante, elogio della secchezza e del piacere. Un esemplare è per sempre, soprattutto perché due ti puniscono.

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Un bicchiere di Avec Les Bons Voeux ed è già Natale

De Struise Black Damnation  2014 (Black Albert), Imperial Stout invecchiata per 48 mesi in botti di Chateau Margaux, 13% ABV: quasi un’allucinazione rispetto alle birre precedenti, dalle quali si distacca nettamente per la forza e l’intensità delle note torrefatte, leggermente smorzate da marmellata e frutti rossi. Il lato oscuro della forza domina l’intero sorso (espresso, fondente, carbone) ma in bocca rimangono vaniglia, amaretto e mandorla. Perché alla fine il bene vince sempre sul male.

Archiviata la mia prima esperienza come giudice, ho già voglia di lanciarmi nella prossima. Occhi puntati all’edizione 2020 del campionato homebrewing, dove spero di poter partecipare anche alle tappe intermedie.

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