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Città della birra: benvenuti a Filadelfia

Negli Stati Uniti Filadelfia è considerata la città della birra. Ecco perché.

Il mio viaggio della birra negli Stati Uniti inizia da Filadelfia, anche detta “la città della birra”. Philadelphia (per gli amici Philly) è una delle più antiche e popolose città degli Stati Uniti, nonché la più importante dello stato della Pennsylvania. E’ anche lo stato (assieme al New Jersey) con la più alta percentuale di italiani negli USA. E se vuoi dargli una chance sappi che il cheese-steack (un panino ripieno di formaggio e carne) è il gettonatissimo piatto preferito dalle persone del luogo. Un luogo che ha fatto la storia: qui sono state redatte sia la dichiarazione di Indipendenza che la Costituzione statunitense. La presenza dei Padri Fondatori è ancora attuale visto che, davanti agli occhi di tutti – esattamente di fronte al municipio – si trova un tempio massonico, eredità della loro massoneria.

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Pur priva di una sede cinematografica, Filadelfia ha poi fatto da sfondo a diversi film. Il più famoso è sicuramente la sempreverde saga di Rocky Balboa, lo “Stallone Italiano”, pugile di strada interpretato da Sylvester Stallone.

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Ma pnon ce ne vogliano né i Padri Fondatori né il buon Rocky, quel che a noi interessa è il perché Filadelfia è definita la città della birra. E’ presto detto: Filadelpfia è stato uno dei centri brassicoli più importanti degli Stati Uniti.

E’ qui, nella città della birra, che nasce il primo microbirrificio degli USA.

Culla della primordiale birra americana, probabile luogo di nascita della prima Lager nazionale (1840), oltre 20 birrifici attivi negli ultimi due secoli e finalmente, nel 1985, sede del primo microbirrificio degli Stati Uniti. Dock Street è stato il primo birrificio di Filadelfia a rompere il voto del silenzio del proibizionismo americano, uno dei primi in tutto il Paese e il primo in assoluto a fregiarsi del titolo di microbirrificio. Un nome che rappresenta l’importante eredità birraria di Filadelfia. Agli albori, infatti, Dock Street era il nome del distretto portuale e birrario della città, dove marinai d’ogni attendevano di mollare gli ormeggi in compagnia di un bel boccale di birra.

Riesci a crederci? Nella città della birra americana batte un cuore italiano.

Rosamaria Certo è l’emblema del sogno americano. Nel 1862, nel neocostituito Regno d’Italia, all’età di 10 anni, Rosamaria emigrò assieme alla famiglia da una Sicilia in difficoltà economiche, nella speranza di trovare maggiore fortuna oltreoceano. Non è chiaro come da studente di filosofia e materie umanistiche sia diventata imprenditrice nel settore birrario. Fatto sta che ce l’ha fatta: oggi Dock Street è uno dei più grandi microbirrifici degli Stati Uniti, con una produzione annua superiore ai 25.000 barili (unità di misura americana).

Dock Street, una storia italoamericana a tinte rosa.

A quei tempi avviare un microbirrificio era follia. In un mondo da industrie birrarie quali Anheuser-Busch, Miller e Molson Coors, sembrava impossibile riuscire a competere con questi giganti. Tuttavia si sa, “chi non risica non rosica”. E alla signorina Certo le sfide dovevano piacere parecchio visto che, oltre a sfidare i suddetti giganti, ha anche deciso di investire in un settore a vocazione esclusivamente maschile. Davvero tosta!

Galeotta fu la birra fatta in casa.

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Prima di diventare birraia e prima ancora che nascesse Dock Street, Rosamaria Certo produceva la birra in casa assieme al suo ex compagno. Gli ospiti dimostrano di apprezzare i loro prodotti ed ecco che scatta l’idea di mettere in piedi un birrificio. Qualcosa tra i due non deve aver funzionato, visto che non stanno più insieme, però Rosamaria ha proseguito imperterrita per la sua strada. E ha fatto bene.

La novelle cuisine e i primi approcci col grande pubblico.

La prima sede del birrificio era un po’ gastrofighetta, con un’offerta culinaria ispirata alla cucina francese. L’obiettivo era elevare la birra artigianale a bevanda da degustazione. Il birrificio ci prova prima con una American Amber Ale, la Dock Street Amber, ma fallisce nell’intento. Ci riprova con una Bohemian Pilsner e nisba. E’ solo questione di tempo, perché poco dopo sarebbe accaduto il miracolo. Un miracolo chiamato Michael Jackson.

Nessuno conosce le vostre birre? Niente paura, c’è Michael Jackson!

Un certo Michael Jackson – l’iconico scrittore birrario, non il cantante – assaggiò la Pilsner della casa e la trovò deliziosa. La definì “una delle migliori Pilsner degli Stati Uniti”. Fu l’effetto farfalla: la recensione positiva lanciò il birrificio agli altari della cronaca, richiamando l’attenzione dell’intero Paese e dei suoi assetati bevitori.

Dock Street e Filadelfia, un amore ricambiato.

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Così come il nome del birrificio, anche le birre rendono omaggio alla città della birra americana. Per esempio “Man Full of Trouble Porter” è un riferimento all’unica taverna di origine pre-rivoluzionaria ancora operativa in città, mentre “Walker” è una American Stout a base di mirtilli e cervello di pecora affumicato – argh! – dedicata al telefilm americano “The Walking Dead”.

E non finisce qui, perché oltre al brewpub c’è di più.

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Adiacente al birrificio si trova la Cannery. Un luogo dove, assieme alle birre della casa – qui anche in lattina -, si servono cocktail e si organizzano eventi. In caso di fame, invece, sappi che il cuore italiano batte ancora nel forno a legna, dove si prepara la pizza. Sarei però falso nel dirti che è buona, visto che per un intero anno di viaggio mi sono costretto a non mangiare pizza. Una regola severa ma giusta, per preservare il buon ricordo della pizza italiana.

Così comincia il mio tour della birra negli Stati Uniti. Filadelfia è solo l’inizio di un viaggio lungo millemila miglia.

Nel prossimo articolo: Dock Street, la visita al brewpub e gli assaggi. Non perderlo!

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