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Cerevisia Vetus: whisky e amaro diabolico

Trentino Domenico Iorfida, gipsy brewer di Cerevisia Vetus, è tornato in Calabria, la terra che gli ha dato i natali. Il motivo? Presentare l’ultima birra, la Belzibu. Mi ha chiamato per chiedermi di partecipare. Potevo rifiutare? Certo che no!

Partenza da Catanzaro, destinazione Rubirosa pub di Vibo Valentia. Che saranno mai 120 km di strada quando di mezzo c’è la buona birra artigianale? Eppoi questa volta avevo un motivo in più per partecipare: all’evento sarebbe stato presente Trentino Domenico Iorfida, uno dei birrai di Cerevisia Vetus di Ceccano, provincia di Frosinone. Si tratta di una beer firm con annessa locanda birraria. L’avevo conosciuto attraverso le etichette. Poi, pochi giorni fa, la chiamata di Domenico.

Ciao Matteo, come stai? Sto per scendere in Calabria. Ci vediamo?

E me lo chiedi? Subito! Per uno come me, che si nutre di chiacchiere e aneddoti – prima ancora che di pane liquido – avere la possibilità di confrontarmi con chi bazzica in questo settore da tempo immemore è manna dal cielo.

L’immancabile taccuino mi ha aiutato a prendere appunti. Ecco cosa si è detto. E bevuto.


Cerevisia Vetus è frutto del lavoro di quattro fringuelli: i fratelli Marco e Paolo Stirpe, Diego Fiacco e il suddetto Domenico. Domenico mi ha dimostrato di saperne una cifra, ma lui stesso ha ammesso che Diego è il vero “mastro”. Il punto di forza del birrificio itinerante è forse il fatto che i due si compensano alla grande: il primo è lo studioso, il secondo è un vero “punk”.

Ti è mai capitato di bere “birre che sanno di ringhiera”?

No, non sto dando i numeri. Si stava parlando di difetti birrari. Per tutta risposta Domenico mi ha chiesto “sai come capire se una birra è ossidata o meno?. Dopodiché ha iniziato ad agitare velocemente con moto circolare il bicchiere, ne ha catturata la schiuma con il dito, se l’è letteralmente spalmata sul braccio e ha iniziato a sfregarla. infine mi ha detto “annusa, sa di ferro?”. Ecco, in questo modo è possibile valutare l’ossidazione birraria.

Ho chiesto delucidazioni sulla degustazione birraria. Spero presto di compensare, perché mi manca la conoscenza delle caratteristiche organolettiche dei singoli ingredienti. Domenico mi ha raccontato di aver raggiunto una buona preparazione solo dopo metodico studio, lanciandosi in un’infinita sessione olfattivo-gustativa di veri e propri infusi di luppolo. E l’analisi retrolfattiva? Sono venuti fuori racconti di alcune sessioni degustative nelle quali, grazie a questa tecnica, è riuscito a riconoscere note – a me sconosciute – di mughetto ed erba cipollina. Il segreto è inspirare post deglutizione. Ma attento a non affogarti!

Dalla birra a una veloce divagazione nel mondo dei whisky.

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C’è birra per te: Domenico e Giovanni Bonacci del Rubirosa

Forse non lo sai, ma per i ragazzi di Cerevisia Vetus la passione per i whisky se la gioca con quella per la birra artigianale. Lo dimostra l’ampia selezione di whisky di cui si fregia la locanda birraria. Come distinguerli? Ci sono whisky scozzesi – la “parrocchia” di Domenico – detti single malt ad alambicco discontinuo, da tradire solo coi single malt giapponesi – sul cui costo è meglio sorvolare;  whiskey irlandesi, detti single pot ad alambicco continuo, e comuni blended.

E le birre? Di certo non sono rimasto a bocca asciutta!

La nuova Belzibu è stata la protagonista della serata. Si tratta di una American IPA. In batteria malti Pale, Munich e caramello scuro, mentre il parterre di luppoli si compone di Magnum, Centennial, Chinook e Columbus. E’ una birra pericolosamente beverina, dal corpo snello che le conferisce in gola una discesa a cascata. L’importante è essere allenati, perché il contenuto amaro di questa birra è diabolico, in tutti i sensi: 66,6 IBU. Fantastico il profumo spiccato di frutti rossi, fragoline e mirtilli su tutti. 7,1 gradi alcolemici e non sentirli! Farai i conti a fine serata. A meno che tu non abbia la bevuta facile come Domenico, che mi ha spudoratamente fatto le scarpe.

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“Dai, facciamoci un selfie!”

Mi sono concesso anche un assaggio di Viso Pallido. Altra birra straluppolata, si tratta di una APA da 5,1% abv che testimonia la passione di Domenico per le birre maltate. Fresca e corroborante, ben lontana dalle declinazioni di American Pale Ale ruffiane che si trovano in giro. Ti svelo un segreto: nonostante si trovi due punti percentuali di tenore alcolemico sotto, sembra più robusta della Belzibu. E ho detto tutto.

Per sommi capi è andata così. Ma non è finita qui, perché di Cerevisia Vetus e di Domenico tornerò a parlarne nella rubrica Chiedi al Birraio. Conoscevi la beer firm? le birre le hai provate?

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