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Brut IPA: un matrimonio di luppoli e bollicine

Tra luppolo e bollicine è scoccato l’amore: nascono le Brut IPA, birre luppolate dalla straordinaria secchezza.

Morto un Papa se ne fa un altro: dopo l’exploit delle succose New England IPA è già tempo di Brut IPA. Il mercato della birra artigianale, alla costante e nervosa ricerca di novità, ha da poco messo gli occhi su una nuova espressione di birra. Come al solito l’ispirazione arriva da oltreoceano, dagli Stati Uniti, precisamente dalla California, patria delle celebri West Coast IPA – che ancora tutti beviamo. Qui si sta verificando uno scontato ritorno alle origini, alle birre chiare,in contrapposizione alle torbide “spremute di luppolo”.

Trasparenza, bollicine e secchezza che non ha nulla da invidiare a un Brut, appunto.

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Credits: craftybeergirls.com

Sono queste le caratteristiche determinanti di una Brut IPA. Come tutte le IPA e sottostili i luppoli sono protagonisti ancora una volta, non tanto in amaro quanto piuttosto in aroma. Tuttavia a contraddistinguere le Brut IPA è l’emancipata secchezza finale. Così come per le New England IPA è ancora una volta questione di tecnica. La straordinaria secchezza è frutto del certosino lavoro di fermentazione operato dai lieviti. Un lavoro che però vede coinvolta la mano dall’uomo.

L’aggiunta di specifici enzimi (glucoamilasi o amiloglucosidasi), che attaccano le estremità delle catene di carboidrati, favorendo la trasformazione degli zuccheri complessi (amido) in zuccheri semplici (glucosio). E’ un po’ quello che accade nella classica beta-amilasi, con la differenza che in quest’ultimo caso lo zucchero semplice risultante è il maltosio. Tutto ciò consente al lievito di fare tabula rasa di zuccheri. Risultato? Una birra con zero gradi Plato (o prossima allo zero), secchissima.

Le Brut IPA non sono la scoperta dell’America.

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La glucoamilasi è roba già vista. In precedenza è stata impiegata nella produzione di muscolose Imperial Stout e per le IPA più massicce. E’ stato allora che si è notato un dettaglio importante: la secchezza accentua gli aromi del luppolo. Era quindi scontato che luppoli e secchezza convolassero a matrimonio. Ma siamo ancora nella fase embrionale. Nel frattempo si lavora di fantasia, coniando nuove declinazioni di Brut IPA (Hop Champagne, Hop Perignon).

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Credits: craftbeer.com

Kim Sturdavant, birraio di Social Kitchen & Brewery a San Francisco, è ritenuto il padre putativo dello stile. E’ stato lui a portare l’attenzione sulle Brut IPA e sulle caratteristiche necessarie a produrle. In particolare contribuiscono alla secchezza estrema l’aggiunta di succedanei. Mi riferisco a riso e mais, malto Pilsner per la rimanente parte. Esattamente come le American Lager delle grandi industrie birrarie. Che sia l’ennesima trovata per risparmiare sugli ingredienti?

Ancora lontane dall’essere stile, in attesa di giudizio di pubblico e critica. Il loro futuro è tutto da definire. Certo è che le Brut IPA sono già tra noi e chissà, magari tra qualche Capodanno brinderemo con loro.

Cosa ne pensi delle Brut IPA? Nuova tendenza oppure meteora?

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