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Brussels Beer Challenge: Golia batte Davide?

Si è conclusa l’edizione 2015 del Brussels Beer Challenge. Il campionato internazionale della birra artigianale premia l’Italia. Ma cosa c’è dietro?

Ieri sono stati annunciati i risultati dell’annuale edizione del Brussels Beer Challenge, prestigioso concorso birrario internazionale. Oggi non voglio limitarmi a commentare i risultati come ho già fatto in passato. Ho una notizia buona e una cattiva. Da quale vogliamo partire? Dalla buona, dai!

Il Brussels Beer Challenge si conferma essere una gallina dalle uova d’oro per d’Italia.

Nel 2014 le medaglie conquistate dai birrifici italiani erano “solo” 12. Quest’anno si è raggiunta quota 26. Oltre il doppio. Anche escludendo l’aggiunta della nuova categoria (Certificato di eccellenza, per un totale di 7 riconoscimenti), rimangono ben 19 le medaglie conquistate dalla birra artigianale italiana.

Tante conferme e qualche bella novità.

La produzione birraria pugliese si mostra in stato di grazia, acciuffando 9 titoli e aggiudicandosi da sola il 34% del totale dei premi. Sul buon esempio della Puglia si muovono Sardegna e Marche. Ottime notizie anche dalla Calabria, per la prima volta sul podio. E’ la vera novità del Brussels Beer Challenge 2015: in un sol colpo le birre di Eraldo Corti (Birrificio A Magara) si aggiudicano ben due medaglie. Il tutto è avvalorato dalla crescente presenza italiana in Belgio, che passa da 110 birre partecipanti nel 2014 a 165 nel 2015. L’Italia si conferma così terzo Paese per numero di birre ammesse al concorso. Ed è qui che arriva la brutta notizia.

E’ bastata la presenza dei “soliti noti” a rovinare la festa.

Tra i vincitori del Brussels Beer Challenge ci sono anche birrifici italiani industriali. A quanto pare, nonostante la discutibile qualità, sono riusciti a tirare fuori chicche capaci di mandare in visibilio la giuria. Dici che non è possibile? Beh, son cose che capitano quando si tratta di assaggi alla cieca.  Quello che non capisco è la reazione del pubblico. I commenti a caldo hanno accusato la giuria di essere incompetente e di aver compromesso l’intero concorso. Anche tu la pensi così? Allora mi permetto di farti una domanda: la visibilità che questo concorso garantisce alla birra italiana non è importante?

Il movimento italiano sta crescendo. E’ questo l’importante.

Birra industriale e birra artigianale. Checché se ne dica si tratta di due facce della stessa medaglia, i cui confini non sono poi così netti – vedi la (non) definizione di birra artigianale. La birra artigianale italiana rimane sempre l’1% del mercato birrario. Una “piccola” entità che vive all’ombra dei colossi. Ebbene, se in un concorso del genere – dove le percentuali si invertono – la birra artigianale supera le grandi è tutto guadagno per la crescita del settore. Che voi i birrifici industriali facciano presenza acciuffando qualche titolo marginale è praticamente scontato. Ecco perché credo che lamentarsi dei risultati sarebbe improduttivo. Criticare il successo della birra industriale sarebbe come pretendere di batterla sul suo campo. Una battaglia persa in partenza. Ben vengano invece gli ottimi risultati conquistati dall’artigianale, che nessuno dovrebbe mettere in secondo piano.

Morale della favola? Davide sta già battendo Golia ma lui ancora non lo sa. Bisogna solo essere soddisfatti dei risultati del Brussels Beer Challenge. C’è poco da discutere: magari fosse sempre così per la birra artigianale!

Tu cosa ne pensi dei risultati del Brussels Beer Challenge? E’ veramente così grave la vittoria dei birrifici industriali?

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