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Blond Brothers: visita al birrificio e assaggi

Blond Brothers è un birrificio fondato da 7 persone, delle quali non tutte bionde.

San Donà di Piave, Venezia, un fresco pomeriggio qualsiasi: sono in visita al Birrificio Blond Brothers. I “biondi” in questione sono ben sette, fratelli di vita piuttosto che di sangue. Il biondo non è neppure il colore dominante, visto che solo due di sette “fratelli” possiedono chioma dorata. Ma quel nome, scelto dai due soci fondatori, biondi per davvero, è rimasto.

Blond Brothers è un eccentrico gruppo di amici, di età ed estrazione diverse, uniti nel segno della birra artigianale. Il biondo capostipite è Luca, qualificato come birraio artigiano presso l’Accademia delle Professioni DIEFFE. Dopo il suo primo approccio con la bevanda di Cerere ha deciso di coinvolgere i vecchi “fratelli” d’adolescenza: innanzitutto Floriano, l’altra metà bionda, che assieme a Massimiliano si occupa della produzione; poi arriveranno in ordine sparso Davide in logistica, Mattia nella grafica, Hector e Nicola in taproom e beer shop.

Da beer shop a birrificio.

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Prima ancora di essere un birrificio, Blond Brothers nasce nel 2017 come beer shop, un negozio di vendita di birra in bottiglia nella piazza centrale di San Donà di Piave. La produzione si svolge in parallelo, a quei tempi sotto forma di beer firm (birrificio senza impianti). E’ proprio nelle vesti di birrai saltimbanco che incontrano Birra Bellazzi (San Lazzaro di Savona, Bologna). Con loro hanno stretto fratellanza dando vita al progetto Brotherazzi, che attualmente consta di due collaborazioni: Santi e Madonne, una DDH NEIPA, e la recente Baltic Porter Rabat & Tallinn.

E’ nel 2018 che, grazie alla liquidità ottenuta tramite microfinanziamento, subentrano l’acquisto di un capannone nella zona industriale del comune veneziano, l’installazione del birrificio e dell’annessa taproom.

Blond Brothers: il birrificio.

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Le dimensioni del capannone sembrano sproporzionate rispetto all’impianto, ma la differenza sono è da leggere in prospettiva e lascia supporre che il birrificio abbia l’ambizione di voler crescere nel tempo. La sala cotte è munita di impianto a 4 tini, dei quali uno mobile, da 5 HL. La cantina, con un volume complessivo di 50 HL, è composta da 2 fermentatori da 5 HL e 4 da 10 HL.

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Anche in cantina si rinviene una differenza significativa tra volumi, giustificata dal fatto che, memore del suo pregresso da birrificio itinerante, Blond Brothers ricambia il favore producendo birra conto terzi. Infine, oltre alla classica imbottigliatrice, c’è un filtro per il trattamento dell’acqua tramite osmosi inversa.

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Le birre.

La gamma Blond Brothers è molto ampia nonostante la giovane età. In realtà le birre a produzione stabile sono tre: Offside (Helles), Pitch (APA) e Blanche de Cavour (Blanche). A loro si sono recentemente unite Bu.Bu (Vienna Lager) e Nice (Double IPA).

taproom

Vi sono poi le birre della gamma Pop Hop, ricette monoluppolo declinate con varietà ogni volta diverse. Ma l’ampiezza di gamma è data dalle numerosissime one shot, marchio di fabbrica del birrificio. Tra queste merita una menzione Pérsiga, IGA con mosto d’uva Durella, affinata in botte con aggiunta di pesche bianche tardive e fermentata con lieviti selvaggi.

Gli assaggi.

In taproom è disponibile l’intera produzione stabile assieme alle produzioni più recenti ma è possibile anche assaggiare le vecchie one shot in bottiglia. Negli assaggi mi è parso di leggere una chiara predilezione per il luppolo, anche nelle birre tipicamente maltate (Helles, Vienna Lager).

Piacevoli Bu.Bu e Pitch, ho particolarmente apprezzato la Razza de Golden, una Golden Ale farcita di luppoli moderni ma fedele alla base maltata di una Pale Ale. Ottime anche la nuova Galaxy 999, una generosa Triple IPA che possiede 10 gradi ma ne lascia sentire la metà.

Un progetto giovane con una filosofia produttiva precisa: divertirsi con gusto. La birra è quindi un gioco serio, da bere senza sofismi ma da fare con attenzione e metodo. Blond Brothers promette bene e ai fratelli auguro un futuro biondo.

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