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Birrificio Monterosso: visita e assaggi

Il Birrificio Monterosso, la nuova gamma stagionale e le birre a km zero.

Prima della visita al Birrificio Monterosso lascia che ti aggiorni sulle mie ultime peripezie. Mi sono da poco trasferito a Padova. Per chi proviene dal meridione è un grande cambiamento, di abitudini e stile di vita ma anche di contesto. Il detto “Paese che vai, gente che trovi” è più che mai attuale, soprattutto in un Paese piccolo come l’Italia, dove l’identità delle singole regioni è forte e le differenze da Nord a Sud notevoli.

E’ stato un cambio importante, dunque, ma anche positivo. Mi sono reso subito conto che qui la birra artigianale è diffusa in maniera capillare. E reperirla diventa un gioco da ragazzi.

Diversi birrifici sono attivi sul territorio. In provincia di Padova, precisamente a Montegrotto Terme, piccolo comune vacanziero ai piedi dei Colli Euganei, si trova il Birrificio Monterosso. Il birrificio ha recentemente presentato Inverno, la prima di quattro nuove birre stagionali chiamate esattamente come le stagioni. Ho dunque approfittato dell’occasione per fare un salto in birrificio e assaggiare le sue produzioni.

Birrificio Monterosso: l’impianto e l’identità.

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Il Birrificio Monterosso apre i battenti nel 2016 su iniziativa di tre soci ma solo due anni dopo acquista l’impianto che lo trasforma da beer firm a vero birrificio. Il birraio è Marco Zuccato, scuola DIEFFE e pregressa esperienza al Birrificio Antoniano. Assieme a lui gli amici d’infanzia, Simone Ruzzante e Pepato Andrea, che lo assistono nelle attività commerciali e di marketing.

L’impianto di produzione è un Lainox da 12 ettolitri a due tini (ammostamento/bollitura e filtraggio). La cantina è dotata di tre fermentatori troncoconici da 16 ettolitri, sufficienti per tre cotte al mese. Infine c’è un tino per la rifermentazione pre-imbottigliamento tramite imbottigliatrice manuale a 6 becchi. Assieme alla produzione “ufficiale” continua quella all’interno delle mura domestiche, grazie a un impianto pilota da 20 litri dove si testano le ricette sperimentali.

Il birrificio ha una forte vocazione territoriale. Lo dicono chiaro e tondo sia il nome del birrificio che quello delle birre, ispirate ai colli Euganei e alla geografia circostante: Monte Venda, Montirone, Monte Gemola, Rocca Pendice. La grafica è giovanile e colorate, le etichette minimali e comunicano un’identità fresca e un prodotto di facile fruizione.

Le birre stabili.

Tutte le birre sono rifermentate in bottiglia e prodotte ad alta fermentazione. Non vi è una precisa ispirazione tipologica della gamma, nella quale vi sono influenze tanto belghe quanto tedesche, inglesi e americane.

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La gamma base del Birrificio Monterosso è formata da 5 birre in totale: Monte Venda (Kölsch), Montirone (American IPA), Monte Rosso (Belgian Pale Ale), Rocca Pendice (Oatmeal Stout) e Monte Gemola (Witbier). Due di queste erano disponibili presso la tap room, aperta in occasione della presentazione, e ho avuto modo di assaggiarle.

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La Kölsch ha un caratterino luppolato niente male, conferitole dalla luppolatura extra a base di luppolo Saaz in coni inserito in hopback. Leggermente fruttata (mela) e particolarmente graffiante nelle sue sfumature erbacee e agrumate (lime, citronella), base di malti chiari (cracker, cereali, miele di acacia) e sfumature floreali (zagara, fiori di campo). L’American IPA si focalizza quasi esclusivamente sugli agrumi, mentre il carattere maltato è appena accennato, entrambi equilibrati.

Le birre stagionali e speciali.

Per il 2020 è previsto il lancio di quattro nuove birre stagionali. L’obiettivo è sottolineare il legame col territorio, utilizzando altrettanti ingredienti locali. La prima espressione di queste birre “a km 0” è stata Inverno, dedicata all’omonima stagione.

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Si tratta di una birra al miele, in particolare miele di melata di bosco, dal nome della sostanza appiccicosa simile alla resina secreta dagli alberi boschivi. Nonostante Il risultato è meno zuccherino, dunque meno dolce di quello di nettare e molto aromatico. Il suo profilo organolettico è valorizzato dalla birra, che risulta a netta tendenza dolce ma non stucchevole, con sentori resinosi, sfumature di acero, suggestioni balsamiche su base di malti caramello e frutti rossi (susine), piacevolmente calda.

Assieme a loro ho assaggiato una birra speciale: si tratta della Stout della casa, resa addizionata di mirtilli e resa più muscolosa nella gradazione alcolica (7.5% ABV). Morbida e cremosa, dominata dalla nota di caffè espresso che scaldandosi sfuma nella frutta rossa sotto spirito, con sottofondo di nocciole. I mirtilli sono un filo sottile ma in bocca si prendono la rivincita, risultando la nota dominante, donando alla birra una leggera acidità rinfrescante.

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Stout ai mirtilli e caciotta: abbinamento vincente

Durante la presentazione è stato possibile assaggiare alcuni dei prodotti gastronomici realizzati con ingredienti birrari e birre del birrificio. Nella fattispecie i grissini con le trebbie, la Caciotta alla Stout e il Panettone ai canditi, tutti espressione ulteriore del legame tra il Birrificio Monterosso e i piccoli produttori artigianali del territorio. Tra gli abbinamenti birra e formaggi boccio l’abbinamento tra Caciotta e American IPA e voto quello con la Stout ai mirtilli: il tostato della birra ammansisce il fumo della Caciotta ed evidenza le note di frutta secca (noci), acuendo la latente piccantezza della leggera stagionatura.

Identità semplice e giovanile, mano leggera e birre interessanti. Porto a casa il primo assaggio di birre a marchio Birrificio Monterosso e attendo le nuove birre stagionali.

Conoscete anche voi il Birrificio Monterosso?

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