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Birrificio Mezzavia: Gianmichele Deiana e Alessandro Melis

Il Birrificio Mezzavia fonde due anime creative: Alessandro Melis produce birra, Gianmichele Deiana produce idee per venderla. La coppia è vincente!

Il Birrificio Mezzavia si trova a Selargius, provincia di Cagliari. Il suo nome dervia dall’opera letteraria di Umberto Saba, il quale elogia le virtù della birra godendosela “seduto del ritorno a mezza via”. Mezzavia è un birrificio di giovane età (2014) ma ha già le idee molto chiare. I numeri sono eloquenti: due teste, quattro mani e cinque birre prodotte. Ho avuto il piacere di conoscere l’estroso duo che ne tiene le redini. La “strana coppia” è formata da Alessandro Melis e Gianmichele Deiana. Il primo è birraio, il secondo è marchettaro. Com’è possibile che due opposti lavorino assieme? Se te lo stai chiedendo anche tu ti conviene leggere la mia intervista. Scoprirai che non tutto è come sembra!

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Alessandro, Gianmichele, benvenuti su Birramoriamoci. Innanzitutto complimenti per la recente vittoria al Brussels Beer Challenge. L’ho sempre detto che la Sardegna birraria spacca! Oggi mi divertirò a “torturarvi” con un po’ di domande. La prima riguarda entrambi: quanto è utile redigere un business plan per finanziare l’apertura di un nuovo birrificio?

Un buon business plan è sempre essenziale, in questo come in altri settori. Se ben redatto (cosa non scontata) consente di avere una visione precisa delle potenzialità del mercato, le possibilità di vendita, il conto economico. Senza questi dati avventurarsi in un mercato competitivo come quello della birra artigianale sarebbe solo un azzardo. Ma redigere un business plan è importante così come lo è sottoporlo all’esame di una persona super partes, in grado di individuarvi punti deboli o carenze.

Alessandro, l’importanza dell’esperienza. Hai alle spalle 10 anni di homebrewing. Cosa scatta nella testa di un birrificatore casalingo nel momento in cui decide di diventare birraio?

(Alessandro) Diciamolo: tutti gli homebrewers hanno questo sogno, proprio come il chitarrista neofita che si vede su un mega palco ad aprire un concerto degli ACDC 🙂 Col tempo e l’esperienza casalinga raggiunge la maturità, e ti può portare a due strade: la prima è quella di buttarsi subito in una impresa e aprire un birrificio; la seconda è quella di lasciar perdere (ma senza smettere di sognare eh). E senza mai smettere di divertirsi e di produrre ciò che ti piace.

Io ho preso la seconda strada, per assenza di risorse finanziarie e perché forse non mi sono mai ritenuto all’altezza. I 10 anni di homebrewing quindi sono stati dedicati tutti e solamente allo studio.

Poi scatta il meccanismo irreversibile.

Si concepisce l’idea imprenditoriale, e si inizia a prender coscienza delle proprie potenzialità, ma anche delle proprie insicurezze. Sono arrivato ad un punto in cui non pensavo ad altro. In quei mesi mi è passato di tutto per la testa: gioia allo stato puro, timore, insicurezza, e poi consapevolezza, e sempre gioia. Nutro una forte passione e rispetto per questo lavoro, credo sia chiaro 😉

Gianmichele, l’importanza del packaging. Che per la birra significa soprattutto etichette. Le stesse che vi hanno consentito di arrivare dove volevate: la ristorazione. Quanto sono importanti naming e labeling? quanto è importante essere coerenti?

(Gianmichele) L’identità di una azienda, soprattutto in un settore affollato come quello delle birre artigianali, deve essere un valore a 360°. Questo implica che ogni aspetto della comunicazione deve essere coerente con l’immagine che si è deciso di costruire e trasmettere all’esterno: packaging in generale (etichette e nomi) merchandising e comunicazione sui social media. Tutto è portatore particolare di una identità generale, che il consumatore percepisce anche in maniera inconscia. Non ha senso crearsi una immagine lineare ed essenziale e optare poi per etichette dai colori fluorescenti e dai nomi aggressivi.

La nostra scelta è quella di proporre una immagine pulita che rifugge dagli stilemi classici del mondo tradizionale della birra (niente luppoli rampicanti e spighe d’orzo incrociate, per intenderci) e da quello del vino (altri codici, altri valori). Noi stessi ci comportiamo di conseguenza negli eventi pubblici. Anche in questi contesti la coerenza è importante.

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Ancora Alessandro. Line Up (APA) è una birra molto eclettica e tecnica: luppoli diversi per ogni cotta utilizzati in first wort hopping. Illuminaci: cosa come e perché di questa tecnica.

(Alessandro) First worth hopping (FWH) è la tecnica che prevede l’uso del luppolo in caldaia sin dal momento della raccolta del primo mosto. Pratico questa tecnica – molto discussa, devo dire – perché conferisce un amaro più morbido e lungo rispetto all’amaro ottenuto con le aggiunte di luppolo fatte nella parte finale della bollitura. Nella Line-up mi diverto a giocare con luppoli nuovi, e ottengo una birra sempre uguale ma diversa allo stesso tempo, affidabile e senza troppe sorprese.

Nuovamente Gianmichele. Sto provando a convincere i lettori che fare marketing non significa vendere fuffa. Magari ascoltando te il lettore si convince di più. In cosa consiste il tuo lavoro quotidiano?

(Gianmichele) Ma fare marketing significa proprio vendere fuffa!! Scherzi a parte, io considero il marketing come buon senso applicato alle strategie aziendali. In questo settore bisogna partire dalla birra e poi viene il resto: il marketing di un birrificio senza un prodotto valido alle spalle ha vita breve.

Per me occuparmi del marketing significa essere tramite tra il birrificio e il mondo esterno: rispondere al telefono, alle mail (anche a quelle apparentemente poco utili o interessanti), fare accoglienza in birrificio. Fare marketing quotidiano significa fare bene e con coerenza “aziendale” il proprio lavoro, tutto qui.

Poi c’è l’aspetto più specifico della comunicazione “social”.

Oggi ha assunto una importanza primaria e dove ci si può esprimere con maggiore estro: a me – ad esempio – piace proporre una immagine della birra slegata dai suoi contesti tradizionali, divagando in altri campi come la letteratura o l’arte, per far capire che la birra non è solo Oktoberfest o folklore da bar.

Domandina per entrambi. La Nautilus (Imperial Stout) ha vinto un certificato di eccellenza al BBC 2015. Come ci si sente a essere vincitori del concorso birrario più criticato di tutti i tempi?

Significa che una giuria di degustatori esperti e di calibro internazionale ha premiato la tua birra su una batteria di assaggi composta da tante birre provenienti da tutto il mondo. Già questo, statisticamente, è un enorme risultato.
In secondo luogo, per un birraio, è la più grande ricompensa che ripaga il lavoro fatto. I premi – se presi per quel che sono – sono uno dei tanti stimoli che ti spingono a migliorare e a non adagiarti.

Ultima per Alessandro. Domanda jolly: qual è il tuo luppolo preferito e perché?

(Alessandro) In generale preferisco i luppoli non modaioli, generalmente quelli nobili. Il mio preferito è il Magnum. Il suo aroma, il suo amaro delicato e fine, la sua costanza qualitativa di anno in anno.

Ultimissima per Gianmichele. Domanda bonus: qual è il tuo birrificio preferito sul fronte marketing e perché?

(Gianmichele) Tra i tanti che seguo mi piace molto il modo in cui si muove il Birrificio Indipendente ELAV. Riescono a comunicare passione e libertà di pensiero, collaborano a diversi eventi a carattere artistico (mostre, rassegne), hanno una produzione articolata di birre ma non solo (ad esempio i loro prodotti natalizi a carattere birrario), sponsorizzano squadre sportive con una immagine coerente a quella del loro birrificio (Elav Rugby Dalmine), organizzano eventi in birrificio, coltivano luppoli e altre materie prime. Il tutto con una grande cura estetica in ciò che realizzano e senza perdere in autenticità. E dulcis in fundo fanno delle buone birre!!

Visto? Non sempre fare marketing significa vendersi l’anima. Il Birrificio Mezzavia è la prova tangibile. L’importante è non prescindere da un aspetto: la qualità. Così è possibile creare una realtà che va oltre l’immagine artigianale. Il birrificio diventa impresa. Perché è di questo che si tratta. E non c’è vergogna nell’ammetterlo. Anzi, dovrebbe essere fonte di orgoglio.

Conoscevi già il Birrificio Mezzavia? quali delle sue birre hai provato? che ne pensi di quanto detto?

2 commenti

  1. ” fare marketing significa vendersi l’anima ” : aforisma a ‘mezzavia’ tra l’ignoranza e la supponenza ! Tra l’altro o ci fate o lo siete, perché le quattro P di Prodotto, Pubblicità, Promozione, Packaging ( mancherebbe solo la P di Pricing )…sono leve di marketing. Per il resto…..bla…bla….bla…bla..

  2. Non capisco a cosa ti riferisci, Ubaldo. Potresti essere più chiaro?

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