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Birrificio Magara. Streghe di ieri, birra di oggi

Nel calderone del Birrificio Magara ribollono ingredienti insoliti: lingua di rospo, ali di pipistrello e birra artigianale.

Una realtà molto recente (Gennaio 2014) quella del Birrificio Magara (Alchimia Calabra), che mette radici molto, molto tempo fa. La sua storia risale infatti all’incerta età delle fattucchiere. Pensavamo di essercene liberati completamente, ma qualcuna di loro continua a confabulare con alambicchi e strani intrugli, producendo birra. E che birra!

Tutti noi siamo cresciuti, volente o nolente, in compagnia dei cartoni animati della Walt Disney – che nostalgia! Tra i personaggi più ricorrenti, non mancano quelli riconducibili al mondo fantasy: gnomi, folletti, fate, ma soprattutto maghi e… streghe! Al loro misterioso mito, a cavallo tra realtà e leggenda, che il birrificio di oggi ha voluto dedicare il nome. Sto parlando del Birrificio ‘a Magara di Nocera Terinese (CZ).

L’iniziativa nasce dall’esperienza birraria di Eraldo Corti, titolare del beer shop di Cosenza ‘nabbirra, già birraio rodato con la produzione della sua Riulì. A lui, nella nuova avventura, si sono uniti Nicoletta Ziosi e Asun Yanutolo dell’agriturismo Calabrialcubo, coi quali si è dato vita a un progetto a 360 gradi che unisce amore e passione per la terra, produzione birraria e ristorazione di qualità.

La Magara, dunque. E’ il termine col quale veniva – e tuttora viene – chiamata la strega calabrese. Fattucchiera, megera, befana. Comunque vogliate chiamarla, la troverete sempre intenta a rimestare un calderone zuppo di liquido ribollente dalla consistenza fangosa, fonte di fumi densi e odori sulfurei. Provate adesso a immaginare un mastro birraio alle prese con una cotta. Abbiamo finalmente scoperto il loro segreto: i birrai e le birraie sono i maghi e le streghe dei giorni nostri!

Uno dei tratti più interessanti del Birrificio a Magara sono le etichette birrarie: colorate e pittoresche, dove campeggia la strega, presente nel logo del birrificio.

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Partiamo dalla primogenita di casa a Magara. Si chiama Jumara, ed è una Pale Ale. Etichetta semplice e “leggera” come la birra, beverina a più non posso. Ecco il perché dei riferimenti al moto ondoso. Lasciatevi annegare. Certo, annegare in un mare di birra!

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Passiamo poi alla Trupija. Si tratta di una Sweet Saison speziata con bucce d’arancia dell’azienda agricola Fangiano di Marco Ferrini (marito di Asun), con aggiunta di avena e zucchero proveniente da circuito equo e solidale. Insomma, una Saison diversa dal solito: DNA belga, ma forte contaminazione calabrese.

 

E’ poi la volta della Magarìa, una Robust Porter che ha recentemente ottenuto il riconoscimento di “Grande Birra” da parte della Guida alle Birre Slow Food 2015. Birra di spessore, forte della sua più decisa gradazione alcolica, ma che non sacrifica assolutamente la capacità di beva, né tanto meno enfatizza le note tostate al punto da penalizzare l’armonia complessiva.

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Ultima nata, la pargoletta Trilla. Si tratta di una Hefeweizen, i cui sapori e odori si sposano perfettamente con l’estate, il caldo, lasciando immaginare la piacevole freschezza del vento che porta con sé l’odore del grano coltivato nei campi. L’arancione in etichetta è elogio a questa estatica sensazione.

Che dire? Il Birrificio a Magara mi ha decisamente “stregato” con le sue fantastiche etichette birrarie. Ho già bevuto la Jumara e la Magarìa. In attesa di assaggiare le altre due, domando a voi: le avete provate? quale etichetta è la vostra preferita?

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