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Birrificio Dada: irriverenti con stile

Il segreto delle etichette birrarie del Birrificio Dada? La fusione tra lo spirito dadaista e l’arte brassicola. Il risultato è geniale!

Da tempo mi ero prefisso di realizzare un articolo dedicato alle etichette birrarie del Birrificio Dada. Il suo stile, nel rispetto del nome che porta in dote, è assolutamente unico e inconfondibile. Può piacere o meno – è questione di gusti – ma lo stile non si discute. E loro ne hanno da vendere. Chi sono “loro”? I due dadaisti (e birrai) sono Enrico “Babe” Bartoli (ex homebrewer) e Roberto “Cigolo” Ferrari (appassionato birrario con Master in Economia). I due riescono a trovare nella birra artigianale il minimo comune denominatore delle loro storie apparentemente senza connessione. Dall’incontro (2009) nasce a Correggio (RE) il Birrificio Dada.

Dada fu il movimento che, armato di sarcasmo, combattè l’oblio delle convenzioni e del pressapochismo.

Il vecchio manifesto del movimento anima oggi il Birrificio Dada. La sua intenzione è quella di produrre birre lontane dallo stereotipo generale e minimalista artificiosamente costruito dalle lager industriali, proponendosi come elemento di rottura e recupero di sapori e odori dimenticati. Tante, tantissime le birre prodotte, soprattutto considerando one shot e occasionali. Peccato che il Birrificio Dada non dia sufficiente spazio alla comunicazione digitale. Ti assicuro che è stato difficile reperire immagini decenti e informazioni sulle birre in questione. Un’occasione mancata.

“Noi vogliamo ricreare un modo di fare, vendere e degustare birra più sano, sobrio e meno convenzionale.”

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Amaro a cavallo tra una Golden Ale e una IPA, la Lop Lop è una IPA “gentile”, buona quando bevuta in purezza ma speciale in abbinamento al cibo. Le hanno chiesto chi è il suo piatto ideale. Lei ha risposto che predilige piatti grassi e/o elaborati. Una vera superba. Il nome è quello che il dadaista Max Ernst ha dato al suo proto-uccello surrealista.

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Sciliporter è il nome dell’irriverente etichetta dedicata al (quasi) omonimo politico italiano, salito agli altari della cronaca per alcune vicende politiche che ne hanno evidenziata la poca fedeltà al partito. Il personaggio, indagato per corruzione, viene immortalato nella label con tanto di scranno e colletta delle mance. Omaggio a tutti i voltagabbana, questa Robust Porter – della quale si precisa che “non è una robust porter” – è brassata con malti Maris Otter, Chocolate, Monaco, Cara Monaco, Melanoidin, luppoli Chinook e Amarillo (utilizzato anche in dry hopping).

“Noi siamo Dada a modo nostro e non facciamo solo birra, facciamo Arte Birraria Moderna.”

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Simile alla Sciliporter è la Chester Brown, omaggio all’omonimo fumettista canadese. Lo stile di appartenenza è facilmente intuibile – Brown Ale – e privilegia le tostature e le rotondità dei malti (Chocolate e Crystal). Esula dai canoni stilistici il luppolo, che è americano (Cascade).

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Ispirata a uno dei fondatori dell’avanguardia – Samuel Rosenstock, in arte Tristan Tzara – Tzara è una bière Blanche non convenzionale: niente spezie – buccia d’arancia amara e coriandolo sono un classico di questo stile – in sostituzione delle quali il duro lavoro è lasciato al lievito. Gli danno una mano malto Pils, fiocchi di frumento e d’avena, luppoli Hallertauer Hersbrucker e Nelson Sauvin. Curioso l’abbinamento suggerito con paste integrali.

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Tzara ha una sorella, anzi una sorellona – visto quant’è muscolosa. Sai come si chiama? Double Tzara. Si tratta infatti di una versione rivista e corretta della ricetta originale, potenziata nella gradazione alcolica e nei caratteristici luppoli esotici. Nel frattempo al birrificio ci suggeriscono che “l’arte è morta”. Poveraccia!

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Chiudiamo in (femminile) bellezza con la Rrose SélavySaison brassata in onore di Marchel Duchamp – uno dei cui innumerevoli soprannomi fu proprio Rrose Sélavy. Il nome – tra le righe si legge “eros, c’est la vie” – nasce nel momento in cui il personaggio dadaista venne immortalato da uno scatto fotografico travestito da donna. La ricetta prevede frumento, malti Pils, Vienna e Cara Vienna, luppoli EKG e Styrian Golding.

Che te ne pare delle etichette del Birrificio Dada? La mia preferita è Roose Sélavy. Adesso manca solo l’assaggio. Speriamo che la distribuzione commerciale se la cavi meglio della comunicazione digitale.

Quale di queste è la tua etichetta preferita? hai già avuto modo di assaggiare le birre?

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