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Birrificio Artigianale Veneziano: la visita e gli assaggi

Birrificio Artigianale Veneziano e le birre che “sanno” di Venezia.

E’ tardo pomeriggio e il sole è calato da un pezzo sul Birrificio Artigianale Veneziano, anche noto come con l’acronimo BAV. A dare il benvenuto è Luigi, uno di quattro soci, mentre ad accompagnarmi nel birrificio è il birraio Dario Bona. Quella del Birrificio Artigianale Veneziano è una storia che nasce tempo addietro ma è solo nel 2013 che subentra l’attuale gestione.

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I primi due anni sono particolarmente difficili, a causa della difficoltà di ereditare il lascito della vecchia gestione e dare l’impronta della nuova. Dopodiché arriva il definitivo cambio di registro e infine, ancora più recentemente, il cambio di grafica, che segna il definitivo taglio col passato. L’unica traccia residua del passato è Furia (Scotch Ale), birra di bandiera della vecchia gestione di cui viene mantenuto il nome come simbolo della rinascita.

La partenza col premio giusto.

Il primo concorso (2013) non si scorda mai, soprattutto se coronato da ben due premi. Se poi si parla di un concorso come Birra dell’anno allora il godimento è doppio. A salire sul podio sono la Pilsner (Miss P) e la Bitter (Lump). Da quel giorno il Birrificio Artigianale Veneziano ne ha fatta di strada e la gamma birraria si è notevolmente ampliata, andando ben oltre le dichiarate predilezioni per le birre anglosassoni e belghe. Anche Slow Food ha dimostrato di apprezzare, premiando nella Guida alle Birre d’Italia la Dingo come Grande Birra e la Strike come Birra Quotidiana.

Dimmi che birraio sei e ti dirò che birre fai.

Conosco meglio il birraio. Dario ha studiato legge ma già ai tempi dell’università si dedicava alla birra fatta in casa insieme al padre. A un certo punto molla tutto: lascia gli studi e si concentra a tempo pieno sulla birra. Un po’ la dea bendata e un po’ la vicinanza, fatto sta chiede lavoro proprio al Birrificio Artigianale Veneziano. Tempismo perfetto, perché proprio in quel momento il birrificio stava ponendo le basi per il futuro.

Carta bianca e la responsabilità della produzione.

Dario viene inizialmente affiancato dagli altri soci, più esperti di lui, ma lentamente guadagna autonomia. E oggi, nonostante sia il più giovane, ha un ruolo determinante. L’ho trovato determinato e già dotato di una propria filosofia produttiva. Secondo lui per fare buona birra occorrono tre ingredienti: studio, gusto ed esperienza. Dario non sembra seguire la corrente e preferisce “bersi le proprie idee”. Ad aiutarlo ci pensa Luca, socio e biotecnologo, che lavora per un’azienda di produzione di lieviti. Grazie a lui è stato recuperato il lievito utilizzato per produrre la Scotch Ale.

Venezia. Romantica la città e anche il suo birrificio.

Mi sono emozionato osservando la parete gialla di fianco all’impianto, dedicata ai grandi maestri della birra artigianale. Dario ha affidato loro il compito di vegliare sul suo lavoro. Ci sono Jef Van Den Steen del birrificio belga De Glazen Toren, Mikkeller dell’omonimo birrificio e danese il suo “gemello malvagio” Evil Twin; ci sono i birrai di Tired Hands, To Øl e De Struise così come Sam Calagione di Dogfish Head; dulcis in fundo c’è Valter Loverier di Loverbeer, ritenuto il padre del sottostile Gentle Sour. Sono sicuro che con dei maestri così verranno fuori grandi lavori.

L’impianto e le birre.

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Il birrificio dispone di impianto da 6.5 HL a tre tini e opera su un regime di circa 3 giorni settimanali, sempre in doppia cotta. Sia l’impianto che i fermentatori sono a marchio BBC Inox. La gamma birraria è ampia e propone solo birre ad alta fermentazione. L’eccezione che conferma la regola è Miss P, Pilsner di ispirazione boema ma prodotta con acqua dura di Venezia.

Birre semplici e legate al territorio.

Nell’ambito della birra artigianale è difficile parlare di un prodotto made in Italy, figurarsi made in Veneto. Eppure nel Birrificio Artigianale Veneziano il legame col territorio è forte e si costruisce prima a livello grafico e poi nell’utilizzo degli ingredienti. Nel primo caso si tratta di etichette realizzate da artisti veneziani e dedicate agli antichi mestieri della città.  In quanto agli ingredienti l’esempio calzante è invece Pimpi, la Pumpkin Ale (Birra alla zucca) realizzata con zucca locale cucinata da un ristorante di Mestre.

A adesso, finalmente, gli assaggi.

Davide Gianese, Saison, 5.5% ABV: prodotta con bacche di rosa canina (aggiunte negli ultimi 20 minuti di bollitura e fatte precipitare tramite whirlpool) e fiori di ibisco, infusi a 78 gradi per 10 minuti nell’impianto casalingo dotato di letto filtrante. E’ una delle tre birre dedicate alla città di Venezia, alla sua arte e i suoi mestieri. In questo caso Davide Gianese è un visual designer apprezzato per il carattere psichedelico dei suoi lavori.


La ricetta prevede luppoli Cascade e Columbus mentre tra i cereali subentra l’avena. Di colore rosato carico sormontato da una sottile schiuma bianca e pannosa. L’aroma ha testa floreale, corpo agrumato e cuore di frumento, di distinta eleganza. Completano il profilo aromatico alcune note citriche (lime) e una punta di acido lattico (yogurt). In bocca la carbonazione vivace rafforza l’acidità e colpisce la lingua ai lati. Corpo medio/pieno e profilo floreale arricchito da frutti rossi, diverso dal solito prodotto edulcorato o gelatinoso. I due ingredienti caratterizzanti sono ben presenti, affiancati dalla fine pepatura che rende onore allo stile di riferimento. Amaro prolungato, tenue ma persistente.

Pimpi, Pumpkin Ale, 7% ABV: prodotta con zucca aggiunta a inizio fermentazione e fermentata con lievito da vino. Colore ambrato tendente al ramato, schiuma sottile e cremosa colore avorio. Il naso anticipa una certa dolcezza gustativa. C’è l’intenso vegetale della zucca ma spazio anche per le spezie. Carbonazione vivace, corpo medio e mouthfeel avvolgente. Sapore maltato (crosta di pane, biscotto) e divagazione acetica. Retrolfatto di pane fragrante e retrogusto pepato.

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Fattore M, Dubbel, 8.7% ABV: colore bruno, riflessi rubino e aspetto trasparente. Aromi di marzapane, caramello, nocciole, biscotto al cacao, zucchero candito. Ci sono anche leggera liquirizia, farina di castagne e miele di melata di bosco. Carbonazione sottile, corpo medio/pieno, mouthfeel morbido, quasi vellutato. Tendenza dolce equilibrata dall’alcol, abbastanza pronunciato, e dall’amaro dei malti scuri, soprattutto il cioccolato. Al gusto predominano cacao e polvere di caffè, seguite dal biscotto. Chiusura secca e calda, quasi balsamica, con punte resinose che ricordano un amaro alle erbe.

Miss P, Pilsner, 4.5% ABV: colore dorato con riflessi luminosi, aspetto limpido e pronunciata schiuma pannosa. Aromi di miele si uniscono a un importante erbaceo, al delicato speziato e soprattutto all’inconsueto citrico (buccia d’arancia), per un profilo ricco ma moderato nell’intensità. Carbonazione vivace, corpo pieno, mouthfeel avvolgente. Tendenza amara piuttosto evidente che occupa quasi l’intera escursione gustativa, dall’ingresso al retrogusto agrumato. Fa eccezione l’intermezzo dolce di malti chiari (miele, frollino). Retrolfatto erbaceo e speziato.


Furia, Scotch Ale, 7.7% ABV: colore scuro (tonaca di frate), riflessi cola, aspetto limpido e schiuma sottile. Aroma delicato di toffee, biscotto e butterscotch, che lentamente vira verso biscotto e frutta rossa (uvetta) concludendo con la melassa. Carbonazione sottile, corpo pieno e mouthfeel avvolgente. Sapore dolce che viene parzialmente equilibrato dal finale di caffè e cacao, presenti anche nel retrolfatto.


Strike, IPA, 5.8% ABV: colore dorato carico e aspetto limpido, riflessi oro. Profumi citrici di luppolo (arancia, pompelmo), pane nel corpo e cuore di crosta di pane fragrante. Carbonazione presente, corpo medio/pieno, mouthfeel leggero con accenti amari del luppolo intensificati dal carattere speziato. I malti si limitano a fare da supporto, favorendo la distribuzione dell’amaro lungo l’intero sorso. Retrogusto amaro persistente, agrumato e stavolta anche resinoso.

Lump, Bitter, 3.8% ABV: colore rame intenso. Profumi di caramello e nocciola, biscotto e crosta di pane. Carbonazione sottile, corpo leggero, mouthfeel morbido e avvolgente. Caramello in pompa magna arricchito da nocciola, pellicina di noce e chinotto. Amaro da agrumi con tostature a supporto.

Gli assaggi terminano con due chicche: sono due Brown Ale affinate in botti di Rum, una delle quali torbata. La prima ha carattere simile a uno spirito, con un’impronta netta di rum (legno, vaniglia). Morbida e liquorosa in bocca, resa intensa dalle note torrefatte. Personalmente ho gradito maggiormente la versione torbata, comunque equilibrata e con una marcia in più data da affumicato, caramello e tostato, che spostano l’accento dal mondo del rum a quello dei whisky. Non solo. L’affumicato chiama in causa anche l’erbaceo, acuendo la secchezza e dando vita a una birra di facile beva.

Il Birrificio Artigianale Veneziano è stato una rivelazione. Birre ben fatte, alcune eccellenti, ma soprattutto dalla forte identità. Non inganni la giovane età: sono sicuro che questo birrificio saprà farsi valere sul mercato italiano.

Conosci anche tu il Birrificio Artigianale Veneziano? Quali birre hai assaggiato?

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