I birrifici trappisti trappiste salgono a quota 8

Cari lettori, la notizia non è nuova nel mondo brassicolo, ma lo è tuttavia per me ed approfitto dell’occasione per portarla anche alla vostra conoscenza: ad oggi il numero delle birre riconosciute come Trappiste è incrementato arrivando ad 8, attraverso l’inclusione dell’ austriaca Engelszeller.

Il fregio del logo trappista è fonte di qualità ed orgoglio, ma quali sono le caratteristiche necessarie perchè la propria produzione possa essere indicata come Trappista?
Innanzitutto, è bene sottolineare che in questo ambito ci si riferirà ai soli prodotti brassicoli, tuttavia l’associazione trappista raccoglie una produzione ampia e variegata, in particolare i rinomati formaggi, ma anche i liquori e altre tipologie di derrate alimentari, perfino prodotti cosmetici e per la cura domestica.
é da definirsi trappista la produzione affidata agli omonimi monaci di origine cistercense, altresì conosciuti con il termine di appertenenti all’ordine della Stretta Osservanza, per via delle rigide regole che storicamente hanno contraddistinto questa specifica tipologia di monaci. L’ordine venne fondato in Belgio in Francia, presso l’abbazia di La Trappe. Nel 1664 un abate, reputando lo stile di vita dei monaci suoi compagni troppo liberale, decise di introdurre una serie di severe norme (da qui il termine della Stretta Osservanza), tra cui anche il divieto a bere qualsiasi bevanda al di fuori dell’acqua. Col tempo le nomre dell’ordine si sono andate ammorbidendo, e come diversi ordini religiosi, anche i trappisti iniziarolo la propria pratica di produzione e commercializzazione dei prodotti realizzati all’interno delle abbazie, tra cui la birra per l’appunto. I monasteri trappisti erano numerosissimi, ma purtroppo molti di questi andarono distrutti durante la Rivoluzione Francese, ed in particolare la Seconda Guerra Mondiale.
Le birre trappiste, grazie all’inclusione della Engelszeller, che praticava già la produzione di liquori e formaggi a marchio trappista (e che per questo motivo non ha dovuto attendere il controllo dell’associazione trappista per il riconoscimento dello stesso marchio sui propri prodotti brassicoli), sono ad oggi otto. Questo l’elenco:
Achel, Chimay, Engelszeller, La Trappe, Orval, Rochefort, Westvleteren eWestmalle. Ad esclusione de La Trappe e della neofita Engelszeller, che sono rispettivamente di origine Olandese e Austriaca, le altre sei hanno origine Belga.

Per poter fregiare il caratteristico logo esagonale, con l’indicazione di “Authentic Trappist Product“, i birrifici trappisti devono rispettare una serie di precise indicazioni, inerenti sia la produzione che la commercializzazione delle stesse:

– innanzitutto la produzione della birra deve avvenire all’interno delle mura del monastero, rigorosamente trappista, e la stessa produzione deve essere affidata ai monaci che ne fanno parte, o comunque deve essere prodotta sotto il loro stretto controllo;
– l’attività produttiva deve essere realizzata nel rispetto delle norme generali vigenti all’interno del monastero e quotidianamente perseguite dai monaci;
– la commercializzazione della birra esula dall’avere scopo di profitto, in quanto il ricavato deve essere destinato alla gestione e al mantenimento del monastero. Nell’eventualità di una parte residua, questa può essere destinata esclusivamente per opere di beneficienza e/o scopi caritatevoli (in passato, alcuni monasteri precedentemente facenti parte dell’associazione sono difatti stati esclusi a seguito dell’acquisizione da parte di multinazioni globali);
– l’attività produttiva accetta di essere sottoposta ad una ricorrente pratica di controllo della qualità, destinata a garantire l’elevato standing di immagine dell’associazione.Insomma, siamo di fronte ad una sorte di produzione destinata all’autosostentamento, se non alimentare, quantomeno economico. Un vero e proprio ritorno alle tradizioni commerciali pre progresso economico.
Purtroppo lo ammento, è un tipo di stile birrario che ancora non ho conosciuto, se non sommessamente, sicuramente lontano dalla possibilità di capirne le reali potenzialità. Conto al più presto di compensare, e ovviamente di commentare. Birre da meditazione, si dice, fonte di illuminazione nei momenti di preghiera, o semplicemente di uno spazio di riflessione. Vi lascio con una citazione direttamente dal sito dell’associazione internazionale trappista, a sottolineare l’importanza dell’attenzione che bisogna porre in un gesto semplice, ma profondo, come quello dell’assaporare una birra
“Una birra prodotta con amore si degusta con saggezza.”

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