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Birrifici italiani artigianali: tanti, tantissimi, forse troppi

Cosa si nasconde dietro il proliferare di birrifici italiani artigianali? Probabilmente che la birra ha fatto breccia nel cuore del Belpaese. E non solo.

Ritorna l’appuntamento con le news relative ai birrifici italiani artigianali. Dopo le ultime aperture di beer firm (birrifici senza impianti). Oggi è la volta dei birrifici italiani artigianali che, invece, gli impianti ce li hanno eccome. Sotto a chi tocca: Lemine, Birrificio dei Santi, Sagrin, Saragiolino.

Dalla terra degli Almenno, in provincia di Bergamo, nascono le birre Lemine.

birrifici-italiani-artigianali-lemineIn origine fu la Gastronomia Fumagalli, creatura ristorativa di Luca Fumagalli dal lontano 2003. Più recentemente, nel 2012, lo stesso Luca inizia a entrare nel tunnel della birrificazione casalinga coinvolgendo l’amico Giacomo Ravasio.

Un tunnel dal quale usciranno stravolti. Il Birrificio Lemine nasce nel 2015 ma si può dire che la sua storia inizia nel 2013, quando i due birrai – allora homebrewers – furono finalisti del concorso Hobby Birra a Valeggio sul Mincio. Vuoi sapere come si chiamava la birra finalista? Lemine. Ebbene, in onore di quell’esperienza, lo stesso nome è stato appioppato al birrificio. Che sia di buon auspicio, allora! Attualmente sono tre le birre prodotte:  Santomè, Larezia Simaer, rispettivamente la chiara, l’ambrata e la scura.

Birrifici italiani artigianali santi subito.

Stiamo per raggiungere Castelnuovo Don Bosco (AT). Qui, presso Colle Don Bosco – terra di Santi, dicono – tra le verdi colline del Monferrato, un birrifici-italiani-birrificio-dei-santiuomo “beato” ha deciso di rispondere alla chiamata della fede birraria. E’ così che, dove essersi spogliato della mondanità fatta di birra industriale e aver indossato il saio del birraio, Marco Agagliate ha dato vita al Birrificio dei Santi. Il progetto è semplice e richiama un minimo di tradizione monastica: ogni birra si ispira a una figura diversa, un santo oppure un particolare personaggio del mondo birrario. A oggi sono quattro i santi celebrati, a bassa e alta fermentazione: St.Louis, inspirata alle bavaresi Export Helles (7,2% abv); St.Joseph, Bohemian Pilsner dal distintivo colore ambrato; St.John, Dubbel (6,3% abv) dedicata a a San Giovanni Bosco nell’anno di commemorazione del bicentenario della sua nascita; St.Ralph, Robust Brown Porter (7,5% abv).

Dall’homebrewing nascono nuovi birrifici italiani artigianali.

birrifici-italiani-artigianali-birrificio-sagrinMatteo (Billy) Billia è un nome che mi è suonato familiare fin dall’inizioDove l’ho già sentito? Mumble mumble. Ma sì: è uno dei nomi di Hobby Birra! Ebbene, caro mio, qui abbiamo a che fare con un homebrewer di razza. Hai presente i birrai classe 1996, i cosiddetti pionieri della birra artigianale italiana? Bé, in qualche modo anche Matteo è un pioniere: ha iniziato a praticare l’homebrewing nel lontano 2000, se non prima. Le ricette attuali sono frutto di un lavoro di fino portato avanti negli anni su impianti pilota da 30 e da 50 litri. L’avvio nelle vesti di birrificio itinerante è stato però un buco nell’acqua: la birra di lancio, Moscatus, riscuote un discreto successo ma non decolla. Dalle ceneri di quella birra – e dall’esperienza produttiva maturata negli ultimi 4-5 anni – è nata Samos, la prima birra firmata Birra Sagrin. Ci troviamo a Calamandrana – Asti (AT). Ad affiancare Matteo c’è Giuseppe Luci. Tre le birre in produzione: la già menzionata Samos, una birra prodotta con mosto di vino (Moscato Bianco d’Asti DOCG);  Livertin, una Double IPA già apprezzata dal pubblico nel 2007 in occasione di un concorso per homebrewer – medaglia d’oro; infine BPR – BunPat Rossa, una “Session Beer di altri tempi” prodotta con malti inglesi e luppoli pacifici racchiusi in poco in meno di 4 gradi alcolemici.

Una birra da filiera corta.

Torrita di Siena nella provincia omonima. Ce n’è voluto di tempo, ma alla fine i fratelli Crociani (Lorenzo e Andrea) sono riusciti a dare un nuovo volto birrificio-saragiolinoall’azienda agricola di famiglia. Si è partiti nel 2012 con il rinnovamento delle macchine agricole, rincarando la dose nel 2013 con la realizzazione della cantina in puro stile toscanaccio – hai presente tutte quelle volte e volticine? Nel mezzo non si sono mai interrotte la produzione di olio di oliva extra vergine, cereali (frumento in particolare) e legumi. Dulcis in fundo arriva il Birrificio Saragiolino, 100 lt che diventano prestissimo 6 hl di coronamento di un sogno da lungo tempo – è proprio il caso di dirlo – coltivato. Pensa: è dal 2002 che i fratelli Crociani smanettano con le pentole di casa, sperimentando nuove ricette con utilizzo di cereali autoctoni fatti maltare – rullo di tamburi – nel forno a legna casalingo. Poi, nel 2010, la normativa italiana assegna alla birra artigianale il titolo di prodotto agricolo. Da lì l’illuminazione: perché non chiudere la filiera del cereale? Il Birrificio Saragioliano – il cui nome è quello dell’omonimo podere con annesso agriturismo – da buon birrificio agricolo impiega il 65% di malto d’orzo autoctono. Quattro le birre prodotte. Femminili di nome e di fatto, sicché ciascuna è dedicata alle donne di famiglia: Viola, Belgian Strong Ale da 6,5% abv con zucchero candito e buccia d’arancia; Vale, muscolosa Blonde da ben 8 gradi prodotta con infusione di buccia d’arancia amara e coriandolo; Chiara è una fresca APA da 5 gradi alcolemici; infine Giulia, A-IPA da 6% abv. Prima o poi ci andrò, promesso!

Si conclude qui la carrellata di nuovi birrifici italiani artigianali. Con la consapevolezza che la produzione birraria cresce, e con essa la qualità media. Chissà che un giorno la birra artigianale italiana diventi emblema del made in Italy nel mondo.

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