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Birre buone e dove trovarle: anche al supermercato

Incredibile ma vero, per bere birre buone a volte basta il supermercato. Ma attenzione: non è tutto oro quel che luccica!

Buone birre queste!” mi sento gridare nell’orecchio dal vicino di corsia del supermercato, euforico di aver visto chissà quali etichette di birra. Il suo entusiasmo mi catapulta indietro nel tempo di almeno 8 anni, al mio primo incontro con la birra artigianale. A quei tempi ero ancora un birrofilo di primo pelo e il supermercato era l’unico canale di acquisto di birre “esotiche”, diverse dal solito. Oggi le cose sono cambiate. Per me ma soprattutto per il mercato. Oggi la birra artigianale esiste, anche solo per sentito dire, nell’immaginario collettivo. Per molti rimane la cosiddetta birra “cruda”, per altri è un prodotto con una sua precisa identità, disciplinata da legge. Tra questi due estremi regna il caos e l’industria ne approfitta.

Tra craft e crafty c’è una bella differenza.

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Infografica eloquente che mette a confronto la birra craft e quella crafty
L’esempio calzante è quello della birra crafty venduta al supermercato. Crafty indica la pseudo birra artigianale, ovvero che l’industria crea a immagine e somiglianza della birra artigianale. Birre come la Poretti ai millemila luppoli, le Regionali della Moretti, le nuove Porter della Guinness ispirate ad antiche ricette, sono tutti tentativi – ben riusciti tra l’altro – di scimmiottare la birra artigianale. Per il consumatore medio ogni nuova bottiglia di birra sullo scaffale del supermercato fa gola, finisce nel carrello e arriva a casa come cimelio da presentare agli amici il sabato sera. Ma sia chiara una cosa: non è tutto oro quel che luccica. Tralasciando il gusto, più o meno soggettivo, vorrei soffermarmi su due fattori: qualità e prezzo. Per quanto concerne la qualità bisogna ammettere che di birre buone se ne trovano anche al supermercato, sebbene non sempre in perfette condizioni – la grande distribuzione organizzata non riserva una trattamento di favore ai prodotti che finiscono in scaffale. In quanto al prezzo, sebbene apparentemente più economiche dei negozi specializzati e talvolta persino della birra online, le birre al supermercato di fatto non sempre convengono. Ho visto bottiglie di presunta birra d’abbazia venduta a cifre importanti, oppure bottiglie da 75 cl della Moretti Grand Cru a peso d’oro. Ecco, in questi casi non è certo il miglior rapporto qualità/prezzo.

Nella giungla si nasconde l’El Dorado.

L’entusiasmo del vicino di corsia mi ha messo la pulce nell’orecchio. “Che birre avrà visto per sbraitare così tanto?” mi sono chiesto. Ho voluto dare un’occhiata. Niente di speciale. Ma… C’è sempre un ma. Di fronte a me c’era un arsenale degno di un piccolo beershop. Bisogna immettere che tutte quelle birre, pur di dubbia fattura, nell’insieme hanno il loro fascino.
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Credits: aleyeahbeer.com

Oggi la parola d’ordine in fatto di birra artigianale è stupire. Da una parte costanza qualitativa, attinenza stilistica, equilibrio, beverinità; dall’altra one shot, birre occasionali, serie sperimentali fini a sé stesse. La lotta tra le due fazioni è accesa. La costanza qualitativa rimane imprescindibile ai fini della conquista del pubblico, così come beverinità ed equilibrio sono fattori chiave nella vittoria dei concorsi birrari. Ma se si parla di grandi volumi, di consumi mondiali, di mode, il discorso cambia radicalmente. E l’industria, che da sempre batte la birra artigianale in quanto ad analisi di mercato, ne approfitta. La birra del supermercato dimostra che in qualche modo è riuscita nell’intento: convincere il consumatore di massa che quelle del supermercato sono birre buone. Come ha fatto? Comunicazione massiccia, falsi miti e stereotipi – ti hanno mai detto che la birra doppio malto non esiste?

Costo ridotto e facilità di reperimento meritano un’opportunità.

Nel mio carrello finiscono nomi eccellenti dell’ex birra artigianale. Ci sono Hoegaarden e Blanche de Namur, espressione storica dello stile Blanche; la Franziskaner in versione sia chiara (Hefeweizen) che scura (Dunkel); la Schneider Weisse e le sue molteplici espressioni di birre di frumento tedesche (Weizen, Weizenbock); per non parlare della sfilza di birre belghe che millantano tradizione monastica millenaria (Leffe, Grimbergen, Affligem, Benediktiner). C’è persino la birra delle birre, la Lager per antonomasia: la Pilsner Urquell. Perché poi non approfittare delle birre in stile Helles brassate dalle sette sorelle di Monaco (es. Paulaner)? Il fondo lo raggiungo acciuffando la Ichnusa non filtrata. “Amore, guarda cosa ti ho comprato!” dico con entusiasmo a mia moglie quando rientro  a casa, mostrandole l’esemplare della sua birra da supermercato preferita. E’ rimasta contenta e io, in cambio, non ho sentito storie. Missione compiuta, ancora una volta.

Ciascuno ha la sua ragione per acquistare (o non acquistare) birra al supermercato. Pregiudizi a parte rimane un ottimo posto per reperire birre buone con facilità e a prezzo modico.

Anche tu acquisti birra al supermercato? Pensi valga il prezzo? Morale della favola: ho acquistato 14 birre al prezzo di circa 22 euro, con una media di 1.60 euro a bottiglia. Niente male, nevvero? Credits copertina
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