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Birrario di bordo #4: Sheffield pubs tour

Sheffield pubs tour, il mio personale viaggio alla scoperta della birra locale. Cinque differenti pub e tante bevute. Come inizio non c’è male, che dici?

Il fine settimana appena trascorso la ridente cittadina di Sheffield ha ospitato il Tramlines, la tre giorni di musica che parte dai parchi e coinvolge tutta la città. E ovviamente la sua miriade di pub. Era da tempo che mi sconfifferava di lanciarmi nel mio Sheffield pubs tour. Non per dire ma Sheffield pare sia la seconda o la terza città del Regno Unito dove si beve meglio dopo Londra. Impossibile non lanciarsi alla scoperta della migliore pinta. Quale occasione migliore se non questa per godere della tipica atmosfera di un pub inglese? Mappa alla mano, itinerario deciso. Bene, si parte!

Prima tappa: The Red Deer.

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Il locale è piuttosto moderno, con ben 3 sale interne, classico bancone ad angolo e un piccolo biergarten con cucina. E’ qui che mi sono gustato la birra, approfittando della clemenza del tempo meteorologico.Nonostante ci si trovi nel bel mezzo di un festival cittadino il locale è piuttosto tranquillo, anche perché sono appena le 15. Meglio così, c’è tutto il tempo per godersi con calma la prima pinta della giornata. Mezza pinta, per essere la precisione. Ho optato per due diversi assaggi: una Harvest Pale di Castle Rock, leggerissima nei suoi 3,8 gradi alcolemici, e NZPA di Blue Bee, realtà locale che in questo esemplare ha privilegiato i luppoli neozelandesi. La prima ha corpo setoso, con il sapore dei malti in evidenza e discretamente fragranti. Il finale regala un amaro di frutta tropicale e agrumi, con leggero retrogusto di alcoli (alcol etilico). La seconda è molto dolce, praticamente abbonda di pane. Non c’è molto della Nuova Zelanda nel profilo olfattivo, mentre il corpo sconta un po’ di bollicine di troppo.

Seconda tappa: Kelham Island Tavern.

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Il locale è molto più caratteristico del precedente. Appena superato l’ingresso, piccolossimo, si ha di fronte il bancone ad angolo. La sala è piccolina ma c’è di fronte un’altra saletta all’interno della quale stanno suonando musica dal vivo. A dispetto del nome – che è quello del più antico birrificio della città – non c’è neppure traccia delle birre della Kelham Island. Mi lancio allora alla cieca, e opto per una Dougie’s Dark Mild della Foxfield Brewery e una Bradfield Farmers Blonde. L’assaggio della prima è soddisfacente: leggerezza senza acquosità. Il nero della birra ritorna nel gusto, con note tostate alquanto gentili: liquirizia, toffee, caffè, orzo e finale di uvetta e ciliegia. La Bradfield si supera. E’ qui che emerge il meglio dei pub all’inglese, famoso in tutto il mondo per la pulizia. L’assaggio della birra è quanto di più vicino a una bustina di patatine alla paprika, con sfumature di arachidi tostate e salate. Non mi resta che immaginare a una possibile contaminazione del bicchiere dovuta alla vicinanza con la cucina.

Terza tappa dello Sheffield pubs tour: The Fat Cat.

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Per raggiungerlo altro non bisogna fare che uscire dalla Kelham Island Tavern e entrare nella porta accanto. Pub ancora più tradizionale del precedente, con ingresso piccolissimo e un bancone modesto, sala interna e biergarten all’aperto. Nonostante il locale non abbia nulla di accattivante devo comunque ringraziarlo perché mi ha regalato l’assaggio più buono della giornata: la Big Brother Porter della Empire Brewing. 5% abv, corpo leggero ma non acquoso e tostature presenti quanto basta, in toni smussati piuttosto che duri e spigolosi, esaltati nel finale di cacao in polvere. A tenerle compagnia ci pensa la Fuel Festival della Pennine Brewing, assolutamente non memorabile.

Quarta tappa: Sheffield Tap.

Il locale ha la tipica impronta del pub rivisitato in chiave moderna: ampio biergarten in pieno centro città, posizione strategica rappresentata dalla stazione ferroviaria adiacente, interno che beneficia dei locali precedentemente destinati alla stazione stessa, con mosaico sul pavimento e lungo corridoio inframezzato da sale. Una di queste ospita un lungo bancone che affaccia su una vetrata luminosa, la quale a sua volta dà sui binari ferroviari. Qualche sala più in là ci sono addirittura degli impianti di produzione birraria. Il migliore dei locali visti in giornata, pur di chiara impronta moderna e modaiola. Mi sono concesso una American Wheat della Damn Good Threshing della quale avrei volentieri fatto a meno. Banana e chiodi di garofano? Forget it! Spazio piuttosto all stucchevole dolcezza del big babol, gestito con palese difficoltà dall’acidulità del frumento, troppo esile per tenergli testa. Il finale recupera un po’ grazie alla secchezza alcolica (acetone). Meglio la Summer Calypso della Chantry Brewing, comunque sottotono.

Penultimo pub: The Rutland Arms.


Qui mi sono concesso altri due assaggi birrari e un bel paninozzo. Andiamo per ordine. Il primo assaggio è una To Ol Weiss. Birra pagata molto al di sopra della media giornaliera – 3,25 contro 1,50 pounds per 20 cl – e non è neppure valsa la spesa. Meglio il secondo assaggio, una curiosa Chocolate Lime della Hellish Good Beer. La cioccolata c’è, c’è anche qualche altra nota oscura ma di certo non c’è il lime. C’è qualcosa in più ma direi piuttosto lattosio e baccelli di vaniglia. E il panino? Appagante. Hamburger di carne di maiale spessissimo e delicato con aggiunta di chorizo, fettina di cheddar e verdurine a foglie larghe. Il tutto accompagnato da enormi patatone fritte. Soddisfacente ma conferma che qui in Inghilterra sono meno particolarmente bravi a celebrare i sapori. A ogni modo, oltre a ricaricare le energie, mi ha consentito di nettare l’ebrezza etilica che aveva iniziato a farsi largo in me. Peccato che per oggi finisca qui.

Ma non ti preoccupare: lo Sheffield pubs tour continuerà. La wishlist dei locali da visitare è ancora fitta. Non mi resta che archiviare questa prima serie di assaggi e allenare il mio fegato in attesa della seconda carica. Curioso? Aspetta e vedrai!

Sei mai stato a Sheffield? conoscevi qualcuno dei locali menzionati? hai provato qualcuna delle birre assaggiate?

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