birraio dell'anno 2015

Birraio dell’anno: birre e calde impressioni

Ho partecipato all’edizione 2015 del Birraio dell’anno. Non solo fiumi di birra ma anche rumors, caciara, ricchi premi e cotillon. Ecco com’è andata!

Birraio dell’anno 2015, Teatro Obihall, Firenze, sabato 16 Gennaio. Il 2016 non poteva iniziare meglio: un viaggio e un evento dedicato alla birra artigianale italiana. Togo! Ho avuto il piacere di bere per 12 ore filate. Ovviamente a un evento del genere non si va solo per bere. C’era la crème-de-la-crème di settore e ho approfittato per carpire qualche anteprima sull’anno che verrà. I rumors lo confermano: il grande tema di quest’anno saranno le IGA (Italian Grape Ale) e le Sour Ale (acide). Ma devo dire che per fortuna anche le Session sono in grande spolvero. E non sottovaluterei il potere che deriva dal legame col territorio delle birre alla frutta.

Ma parliamo di cose serie: la birra.

Sono partito con Retorto, assaggiando la gustosa Tazmaniac, una sempreverde ed equilibrata Pacific Pale Ale, e la suprema Bloody Mario, base Blanche rifermentata in botte con ciliegie intere. Ho finalmente avuto il piacere di assaggiare Foglie d’Erba, mai visto se non col cannocchiale. Ho assaggiato la buona Green Witch (Saison), l’ottima Cherry Lady (Fruit Ale con ciliegie) e l’estasiante Songs from the wood, Imperial Stout con la “muscolatura da scoiattolo”: 10 gradi dichiarati, ne dimostra la metà ma al naso e in bocca è una bomba.

Allo stand Loverbier avrei voluto montare le tende.

Ho (ri)scoperto perché le acide vanno tanto di moda: perché so’ ‘bbone! In particolar modo di questo birrificio ho apprezzato la beva di una birra dal basso Ph (misura dell’acidità), priva di estremizzazioni e fedele all’identità della birra, bevanda nata per farsi bere senza troppi fronzoli. Non mi soffermo oltre se non per dirti che ho assaggiato la balsamica Serpilla, Saison con aggiunta di Timo Serpillo, e la vellutata For Fan, ispirazione Lambic ed esecuzione italiana con aggiunta di albicocche.

Mi ero promesso di passare dai birrifici emergenti. Così ho fatto.

Sono partito dai giovanissimi (26enni) di Hopskin. Ho assaggiato la loro Crazy Paul (Saison) ma non mi ha convinto. Mi ha invece lasciato di stucco – in senso positivo – la #13 Session IPA di Vento Forte, dimostrazione che utilizzare cofanate di luppolo non significa produrre cafonate. Ottima impressione anche da quel di Birra Elvo. Discreta la Pils e ottima la Schwarz. Focalizzarsi sulle basse fermentazioni è stata una scelta coraggiosa che ha riscontrato, a quel che ho sentito, pareri entusiasti. A proposito di basse fermentazioni: Jurij Ferri, birraio di Almond ’22, ha pubblicamente dichiarato che il 2016 punterà alle Lager. Sono molto curioso. Del birrificio avrei voluto assaggiare la Braveheart. Essendo finita ho ripiegato sulla Irie, originalissima Blond Ale, speziata e vivace.

Dopodiché è stato il delirio allo stato liquido.

Di Toccalmatto ho assaggiato la Okie Matilde. I più buoni la chiamano “la Orval italiana”, i più maliziosi “la Orval dei poveri”. Io mi colloco in mezzo e la definisco una Orval ammaestrata e ruffiana. Devastante la Galaxie Chardonnay Barrel di Brewfist: base Heimdall (Saison) maturata in botti di Chardonnay che l’hanno caratterizzata divinamente. Buona anche la Grapefruit Spaceman, American IPA con aggiunta di scorze di pompelmo rosa. Dell’intramontabile Birrificio Italiano ho finalmente avuto il piacere di assaggiare la Nigredo, bassa fermentazione scura prodotta con luppoli parzialmente tostati. Un rischio controllato magistralmente trasformato in bontà liquida. Scettico sulla Equilibrista di Birra del Borgo, pioniera delle IGA italiane ma apparentemente fiacca. Chiudo con un assaggio alla cieca di Birra del Carrobiolo, la Black Hallertau Lager. Da riprovare.

Finite le cose serie passiamo a quelle più serie.

L’immagine più divertente che mi porto dietro di questo Birraio dell’anno è l’arrivo del Monarca, frontman del Birrificio Lambrate, silenzioso come il barrito di un elefante. E giù di lì un fiume di baci e abbracci. Ovviamente è bello vedere che la voglia dell’incontro resiste. Ma anche lo scontro: non era palese ma nella sala è regnato un certo faziosismo. Ben venga un po’ di sana competizione. Pessimi invece tanti commenti uditi, privi di contenuto e carichi di sterile disappunto.

Concludo con un suggerimento all’organizzazione.

Per quanto Birraio dell’anno sia una manifestazione molto settoriale, devo dire che un po’ di musica non avrebbe guastato. Magari dopo la nomina dei vincitori, per consolidare lo spirito della festa e per incentivare la partecipazione dei curiosi. Non che i curiosi non ci fossero, sia chiaro, ma della buona musica secondo me aiuterebbe a estendere la portata dell’evento. A proposito di vincitori: un grande in bocca al lupo a Matteo Pomposini e Cecilia Scisciani di MC77 e Fabio Brocca del Birrificio Lambrate, vincitori del premio Birraio dell’anno 2015 rispettivamente nelle categorie”Emergenti” e “Senior”.

Torno a casa soddisfatto, nel corpo e nello spirito. Questi eventi sono sempre un’ottima occasione per ricordarsi che la birra artigianale rimane un lubrificante sociale miracoloso. Mi astengo volutamente da commenti sulla competizione. Mi porto invece indietro il piacere di tante persone ritrovate e tante nuove conosciute. Ci vediamo al prossimo evento!

C’eri anche tu a Birraio dell’anno? ti è piaciuto? quali birre hai provato? Raccontami com’è andata!

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