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Birraio dell’anno 2019: il giorno dopo

Concluso Birraio dell’anno 2019, festival dedicato alla birra artigianale italiana, è tempo di tirare le somme.

Sono rientrato ieri da Firenze dove si è svolto Birraio dell’anno 2019. Un festival di tre giorni, organizzato da Fermento Birra all’interno della Tuscany Hall, è ormai diventato uno degli eventi più rappresentativi del panorama birrario italiano, perlomeno di carattere commerciale.

Prima di entrare nel dettaglio, con la descrizione dell’evento e degli assaggi, iniziamo facendo i doverosi complimenti ai vincitori: Matteo Pomposini e Cecilia Scisciani del Birrificio MC-77 per la categoria senior, Vincenzo Follino di Bonavena Brewing per la categoria emergenti. Complimenti! Quella che segue è invece la classifica completa di entrambe le categorie.

Birraio dell’Anno 2019: i 20 senior.

1° Matteo Pomposini e Cecilia Scisciani del birrificio MC77 di Serrapetrona (MC)
2° Giovanni Faenza del birrificio Ritual Lab di Formello (RM)
3° Marco Raffaeli del birrificio Mukkeller di Porto Sant’Elpidio (FM)
4° Conor Gallagher Deeks del birrificio Hilltop di Bassano Romano (VT)
5° Marco Sabatti del birrificio Porta Bruciata di Rodengo Saiano (BS)
6° Samuele Cesaroni della Brasseria della Fonte di Pienza (SI)
7° Emanuele Longo del Birrificio Lariano di Dolzago (LC)
8° Josif Vezzoli del birrificio Birra Elvo di Graglia (BI)
9° Luigi D’Amelio del birrificio Extraomnes di Marnate (VA)
10° Luciano Landolfi del birrificio Eastside di Latina
11° Gino Perissutti del birrificio Foglie d’Erba di Forni di Sopra (UD)
12° Agostino Arioli del Birrificio Italiano di Limido Comasco (CO)
13° Alessio Selvaggio del birrificio Croce di Malto di Trecate (NO)
14° Fabio Brocca del Birrificio Lambrate di Milano
15° Luigi Recchiuti del birrificio Opperbacco di Notaresco (TE)
16° Mauro Salaorni del birrificio Birra Mastino di San Martino Buon Albergo (VR)
17° Marco Ruffa del birrificio CR/AK di Campodarsego (PD)
18° Alessio Gatti del birrificio Canediguerra di Alessandria
19° Luana Meola e Luca Maestrini del birrificio Birra Perugia di Perugia
20° Giorgio Masio del birrificio Altavia di Sassello (SV)

Birraio dell’anno 2019: i 5 emergenti.

1° Vincenzo Follino del birrificio Bonavena Brewing di Faicchio (BN)
2° Andrea Filippini del birrificio Siemàn di Villaga (VI)
3° Davide Galliussi del birrificio War di Cassina De’ Pecchi (MI)
4° Angelo Ruggiero del birrificio Lieviteria di Castellana Grotte (BA)
5° Mauro Bertoletti del birrificio Mister B di San Giorgio Bigarello (MN)

Ovviamente estendo i complimenti a tutti i partecipanti, dentro e fuori dal podio, che hanno l’onere e l’onore di essere la crème de la crème ed espressione del panorama brassicolo nazionale. Ovviamente nonostante l’indubbia qualità della selezione non sono mancate le critiche. Del resto è inevitabile: un concorso in cui partecipano “solo” 25 birrifici rispetto all’estensione del panorama nazionale deve per forza escludere anche qualche nome autorevole. Ecco perché esistono regole precise sulla partecipazione, che nel bene e nel male sentenziano i criteri di partecipazione. Indipendentemente dalla classifica, dunque, mi sembra doveroso sottolineare che il 21esimo birrificio artigianale italiano, chiunque, potrebbe essere di qualità mostruosa.

Un commento sui vincitori.

Lo ammetto: non avrei scommesso sulla vittoria dei giovani ragazzi Marchigiani. Sono rimasto a lungo fuori dal giro e non ho avuto modo di apprezzare la loro crescita nel tempo. Conosco però i loro prodotti e, ogni volta che li ho assaggiati, li ho sempre trovati impeccabili. Il loro primato è quindi il giusto premio a una carriera di cui hanno iniziato a raccogliere i meritati frutti.

E’ una vittoria di settore: a Birraio dell’anno 2019 ha vinto la cara vecchia “costanza qualitativa”. Distanti dalle mode e dal cosiddetto “hype” – che comunque ha inciso sull’andamento del festival, punto su cui tornerò a breve – temevo che il duo vincitore sarebbe stato penalizzato dalla loro filosofia più distante dalle luci della ribalta.

A quanto pare ho sottovalutato lo stato dell’arte: il pubblico italiano è diventato più maturo, assumendo quella sensibilità che giustamente premia fattori oggettivi quali costanza, qualità nel tempo, reperibilità dei prodotti e diversificazione della gamma. Bene così e ad maiora.

Non avevo invece assaggiato nulla di Bonavena ma ero quasi certo della loro vittoria. Ed effettivamente gli assaggi a Birraio dell’anno sono stati all’altezza delle aspettative, così come il loro seguito. Il supporto dei fan è espressione della volontà dei consumatori ed è a mio giudizio un fattore rilevante quando si parla di concorsi, proprio come in una competizione sportiva la squadra che gioca in casa beneficia del supporto dei tifosi.

Birraio dell’anno 2019: i 5 migliori pub.

Non sono stato l’unico a rimanere titubante dall’esito della premiazione del migliore pub italiano. Di fatto non c’è stato un vincitore: dei cinque candidati partecipanti, tutti sono stati premiati. Un ex equo “democratico” che rende giustizia al pregevole lavoro fatto dai relativi publican, figura chiave per il settore.

Abbazia di Sherwood – Caprino Bergamasco (BG)
Arrogant Pub – Reggio Emilia
Ma Che Siete Venuti A Fa’ – Roma
Scurreria Beer & Bagel – Genova
The Drunken Duck – Quinto Vicentino (VI)

Sarà che il regolamento era poco chiaro, si trattava di una partecipazione con le relative selezioni birrarie piuttosto che una vera competizione per il podio. Corretto. Però da un concorso ci si aspetta un vincitore. E per quanto sia bello e giusto premiare tutti, la scelta finale mi è sembrata politica, lasciando delusi molti.

Birraio dell’anno 2019: pro e contro.

E veniamo adesso al succo del discorso: Birraio dell’anno 2019 ha sbancato. La conferma è arrivata già il sabato sera, quando molte etichette erano già andate esaurite. Poi successivamente a pranzo della domenica, quando i birrifici più presi d’assalto hanno iniziato a chiudere bottega dichiarando il sold out. Ecco l’effetto hype di cui accennavo poc’anzi.

Affluenza da record? A detta di chi ha partecipato negli ultimi anni sembrerebbe di sì. Previsioni pessimistiche da parte dell’organizzazione e/o dai birrifici ospiti? Potrebbe essere. Certamente non è stato piacevole per l’avventore della domenica, che dopo aver pagato lo stesso biglietto d’ingresso di tutti gli altri si è trovato con un pugno di mosche e poco da bere.

Un deficit che rileva un difetto organizzativo, di cui non è mia intenzione additare un colpevole. I festival e gli eventi hanno una crescita fisiologica ed è normale fare errori, soprattutto di carattere previsionale. E’ importante però farne tesoro e correggerli nelle edizioni successive. Del resto se veramente quest’anno Birraio dell’Anno ha fatto il record di ingressi è la conferma che la crescita c’è stata ed è logico immaginare che anche questo handicap verrà risolto nell’edizione 2020.

Ciononostante rimane lo scotto dei visitatori. Non mi riferisco a quelli in cerca della “bomba” della serata, di quelle poche etichette che, complici il rapido passaparola, sono evaporate nel giro di poche ore. Mi riferisco alla necessità di garantire le medesime condizioni a tutti i visitatori, a parità di biglietto. Non è corretto che, chi partecipa solo la domenica, debba rinunciare alla metà delle referenze disponibili. La mia soluzione? Determinare un numero massimo di fusti di ogni referenza per ogni giorno. In questo modo si garantiscono le pari opportunità per tutti i giorni del festival e a quel punto la differenza la fa l’orario di ingresso, secondo la vecchia legge del “chi prima arriva meglio alloggia”.

Birraio dell’anno 2019: le birre e i birrifici presenti.

Era dall’edizione 2015 che non partecipavo alla manifestazione e devo ammettere che è cresciuta esponenzialmente. Per affluenza, certo, ma anche per qualità. Sotto tutti i punti di vista: dai birrifici alle birre agli stand gastronomici. Per non parlare degli eventi collaterali, i beer show e i beer match, assieme ai workshop gratuiti, decisamente ben organizzati e pubblicizzati. Una ghiotta occasione per tutti, appassionati e addetti al settore, di trasformare la festa in una giornata di studio.

La selezione dei partecipanti è diventata rigorosa, favorendo la qualità della proposta al pubblico. In particolare ho apprezzato la presenza di birrifici storici accanto alle nuove generazioni. Una presenza ossequiosa, forse. Tuttavia è un segnale che conferma l’importanza del valore della qualità nel tempo. Nomi autorevoli che hanno fatto e continuano a fare tanto per il movimento birrario italiano. Birrifici sempreverdi che è doveroso fare conoscere al grande pubblico, prima ancora delle nuove leve.

Birra dell’anno 2020: le birre presenti.

Sugli innumerevoli assaggi e relative impressioni scriverò un post a parte. In questa sede mi limito a dire che è stato un festival “all’italiana”, con la “semplicità” a fare da traino. Erano presenti ricette estrose, certo, ma la maggior parte dei birrifici hanno presentato un selezione fatta di criterio e pulizia.

Il pubblico ha potuto scegliere tra un ampio ventaglio di referenze disponibili e sono sicuro che, gusti personali a parte, è cascato sempre in piedi. Ho assaggiato veramente di tutto e sono state poche, pochissime le defezioni emerse.

Grande successo delle birre a bassa fermentazione, birre pulite e di facile approccio, specchio di un lavoro maniacale nella produzione. Tanta Germania, insomma, con numerose Keller, botticelle e perfino inusuali Zoigl. Birre che, anche se “strappate” via dal loro luogo di origine, raccontano storie fatte di amore per la birra tradizionale.

Per converso ho visto scarsa rappresentanza della compagine anglosassone, limitata a veramente poche referenze. Praticamente inesistenti poi le birre scure, salvo qualche eccezione solitamente declinata sotto forma di Imperial Stout.

Giusta la presenza di stili belgi, mentre al secondo posto si collocano certamente birre straluppolate e birre sour. Le prime sono oggi disponibili nella loro morbida versione New England IPA, le seconde soddisfano i bisogni dei palati più allenati e di quei consumatori che, anche solo per sentito dire, vogliono cimentarsi in un assaggio che sa molto di particolare. Ed ecco, ancora una volta una testimonianza della crescita del settore: sia in uno che nell’altro caso c’è stata persino la possibilità di scegliere il birrificio specializzato in una delle due famiglie stilistiche.

A Birraio dell’anno 2019 si è bevuto un gran bene. Il festival ha ormai raggiunto la maturità ed è forse il momento di farlo salire di livello. Un ulteriore tassello, anche per dare alla manifestazione un respiro più internazionale, potrebbe essere quello di estendere la partecipazione a poche referenze straniere. Lo scopriremo il prossimo anno.

Avete partecipato anche voi a Birraio dell’anno 2019? Com’è stata la vostra esperienza?

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