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Birra Westmalle: Dubbel, Tripel e progenie

Birra Westmalle è la birra trappista madre di tutte le Tripel.

Dopo aver menzionato la birra trappista più commercializzata al mondo (Chimay) è l’ora di aggiungere un altro tassello all’elenco dei birrifici trappisti: birra Westmalle. Ancora stavolta il nome della birra è più facile da imprimere nella mente rispetto a quello dell’abbazia, l’Abbazia di Onze-Lieve-Vrouw van het Helig Hart, per gli amici ‘Nostra Signora del Sacro Cuore’. L’abbazia si colloca nell’omonimo villaggio di Westmalle, ubicato a est di Anversa, nella campagna belga, nascosta da alti alberi che vigilano come gravi sentinelle sul monastero.

Anche questa Abbazia è chiusa al pubblico.

Come tutti i monasteri trappisti anche quello di Westmalle è chiuso nel suo religioso silenzio. E siccome il birrificio è custodito all’interno delle sue mura anche lui è interdetto al pubblico. Per assaggiare birra Westmalle bisogna ripiegare sull’assaggio delle birre nel bar di fronte.

Il bar risale al 1841 ma del vecchio edificio è ormai rimasto poco. L’unica traccia residua è l’arcata bianca posta all’ingresso che menziona “Café De Trappisten”. Per gli appassionati di birra è un luogo speciale: è l’unico luogo sulla faccia della terra dove è possibile consumare il cosiddetto “half-om-half” (metà bicchiere di Tripel riempito di Dubbel alla spina). Un servizio “eretico” che vale la pena provare. E’ possibile inoltre assistere alla proiezione del film di monastero, birrificio, fattoria e produzione casearia annesse all’abbazia. Ma la vera chicca è il gelato artigianale, ovviamente fatto con birra Westmalle.

L’Abbazia di Westmalle è piuttosto recente.

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Credits: trappist.be

Tutto comincia il 6 Giugno 1794 con l’arrivo di un minuto gruppo di 10 monaci francesi. Furono loro a stanziarsi in quest’area, a quei tempi aperta campagna, per costruire un’abbazia sul modello di quella francese di Notre Dame de La Grande Trappe.

I loro piani, purtroppo, dovranno presto ridimensionarsi. La Rivoluzione Francese li costringe all’esilio in Germania. Questo tuttavia non li scoraggerà, li rallenterà e basta. Ma nel 1802 i monaci sono nuovamente all’opera e in quarant’anni (1842) portano a termine l’abbazia.

Birra Westmalle ma non solo.

I monaci di Westmalle sono dei veri stacanovisti. Oltre al birrificio gestiscono un’azienda agricola moderna: 300 ettari di terreni coltivabili e una mandria di mucche da pascolare. Per non parlare del formaggio, altro prodotto di punta dell’Abbazia.

Eppure sono solo 20 i monaci a risiedere entro le mura, sebbene aiutati da 40 persone del luogo. Stai pensando di farti assumere? Bé, preparati perché non sarà facile: occorre superare una sorta di colloquio “spirituale”.

Gira che ti gira sempre di birra si parla.

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Credits: trappist.be

Nel 1830 Padre Bonaventura Hermans viene nominato primo mastro birraio. Farmacista e guaritore, erudito maestro delle erbe, viene giudicato la persona più adatta a produrre birra. Ma fare la birra è un mestiere e richiede esperienza. Per sua fortuna nel 1848 arriva Ignatius van Ham, vero e proprio birraio. E la differenza di qualità si sente.

La prima birra Westmalle viene prodotta nel 1856.

A quei tempi non esisteva ancora birra Westmalle per come la conosciamo oggi. La birra era conservata in botti e stipata nelle celle di raffreddamento. Al momento del servizio veniva prima versata all’interno di giare e poi distribuita nel refettorio. Nessuna bottiglia insomma. Ma i monaci di Westmalle erano scaltri come volpi. Alcuni di loro, fiutato l’affare, iniziarono a piazzarne di sotterfugio piccole quantità ai cancelli dell’Abbazia. Un brutto vizio che si è poi diffuso in tutti i birrifici trappisti.

Nel XX secolo arriva la svolta.

Nel 1922 la produzione di birra Westmalle raggiunge il suo acme. Erano già due gli esemplari esistenti: “extra gersten” (extra barley) e “dubbel bruin” (double brown). E gli stessi sono ancora in vita. La prima è una Belgian Ale da 4.8% ABV prodotta solo due volte l’anno e riservata al consumo esclusivo dei monaci. La seconda è una Dubbel (7% ABV) la cui ricetta è stata leggermente ritoccata nel 1926.

Nonostante entrambe fossero già ottime sarà solo la terza birra a consentire a Westmalle l’ingresso negli annali birrari. Si tratta di una Tripel (9.5% ABV), la prima e madre di tutte le Tripel.

Il birrificio è un miracolo della tecnologia moderna.

Nel 1992 è stata introdotta una sala di produzione computerizzata. Già a quei tempi la produzione birraria raggiungeva i 120 mila HL l’anno ma recentemente (2015) è stata aggiunta una nuova sala produzione, incrementando la capacità produttiva del 25%. Sono inoltre in cantiere la creazione di un laboratorio per la coltivazione di lieviti e l’espansione della sala di maturazione sotterranea da 3.000 a 4.800 mq.

Birra Westmalle è un segreto gelosamente custodito.

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Credits: Bernard Dewulf per trappistwestmalle.be

Sono pochi i dettagli della ricetta trapelati all’esterno dell’Abbazia. Sappiamo che i monaci Westmalle utilizzano acqua di fonte ricca di calcio proveniente da una sorgente situata a 60 metri di profondità. In ricetta finiscono poi malto d’orzo estivo (varietà Pale e Cara), assieme a zucchero bianco per la Tripel e candito per la Dubbel. I luppoli sono in fiore e distribuiti in tre gittate. Il lievito impiegato è autoctono e la birra è sottoposta a lagerizzazione: la Dubbel riposa due settimane mentre la Tripel più a lungo (tre settimane).

Come tutte le muscolose Belgian Ale anche le due sorelle di birra Westmalle si prestano bene alla maturazione in cantina. I monaci consigliano di consumarle tra i 2 e i 6 mesi ma se riuscite a resistere pare che il top sia a distanza di un anno. Dopodiché l’ossidazione inizia a fare danni.

E’ triste ma oggi nessuno dei monaci lavora più nel birrificio.

Gli ultimi frati impiegati nella produzione furono Padre Thomas (birraio), Padre Amandus (Direttore Vendite) e Padre Lode (General Manager). I tre sono andati in pensione nel 1990 e non sono mai stati sostituiti. Oggi la produzione è affidata a Jan Adriaensen, birraio di casa Westmalle dal 1982.

I monaci continuano a vigilare sulle attività del birrificio in qualità di membri del Comitato di Direzione Westmalle. Sono loro ad assicurarsi che la birra trappista non finisca come la fantomatica birra d’abbazia, niente più che un prodotto commerciale privo di sostanza.

Birra Westmalle ha fatto storia, dando vita all’archetipo di tutte le Tripel. Fortunatamente, nonostante il riserbo religioso, delle sue birre possiamo prenderne e berne tutti.

PS. Il motto di birra Westmalle è: due bicchieri di birra trappista al giorno riducono lo stress del 50%. Parole sagge. E noi, in ossequio a questo precetto, beviamo!

 
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