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Birra trappista: Westvleteren, la migliore birra del mondo

E’ molto di più di una birra trappista: Westvleteren è considerata la migliore birra del mondo.

Ci sono le birre trappiste e c’è LA birra trappista. Che si abbia un minimo di background birrario oppure semplice curiosità verso il mondo della birra artigianale, Westvleteren è un nome famoso. Del resto stiamo parlando della birra migliore del mondo!

E’ vero, l’ho sparata grossa. La verità è che non esiste non esiste la birra migliore del mondo. Certamente Westvleteren, è una birra importante e la qualità del prodotto è stata confermata dal titolo di migliore birra su Ratebeer per diversi anni di fila (dal 2000 in poi). Inoltre la birra beneficia di una politica commerciale molto restrittiva, che ha contribuito a creare un’aura di mito forse un po’ eccessiva.

Westvleteren ha così smesso di dormire sonni tranquilli: da Abbazia sconosciuta è diventata birra idolatrata e meta ambita da ogni appassionato birrario che si rispetti. Lo sanno bene i monaci, costretti a fronteggiare quotidiane incursioni da parte dei più coraggiosi.

La birra trappista e la sua abbazia.

Come sempre quando si tratta di birra trappista, prima della birra venne l’Abbazia. Fu Jean Baptist Victoor a fondarla nel 1814, su un terreno di 12 ettari attorno al villaggio di Westvleteren, nei pressi della città di Poperinge dove si coltiva il luppolo belga.

Su quel terreno avrebbe dovuto sorgere un monastero in onore della Vergine Maria. Jean fu aiutato da Padre Dom Germain, figura apicale presso l’Abbazia di Catsberg nella città di Amiens (Francia), poco oltre il confine – si tratta dell’ex birrificio trappista Mont Des Cats. Assieme a un minuto gruppo di monaci organizzò una spedizione per aiutare il monaco belga. Fu così che, 17 anni dopo (1831), fu posata la prima pietra di quella che sarebbe diventata l’Abbazia di Sint-Sixtus. Peccato che Jean Baptist morì prima del completamento dei lavori, pertanto non ebbe modo di vedere il suo sogno realizzato.

In una grande abbazia vivono pochi monaci.

L’Abbazia vantava la presenza di ben 23 monaci. Bisognerà attendere il 1836 perché se ne aggiunga qualcun altro, giunto dall’Abbazia di Westmalle. Uno di questi monaci, Dosithée Kempeneers, nel 1838 ebbe il merito di costruire il birrificio. Leggenda narra che l’impianto venne acquistato alla cifra irrisoria di 919 franchi belgi (appena 23 euro). La prima birra verrà prodotta l’anno seguente ma bisognerà aspettare il 1931 per iniziare a vedere qualche bottiglia fuori dalle mura dell’abbazia.

Monaco che va, monaco che viene.

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Credits: toerismevleteren.be

Nel corso della storia dell’Abbazia di Sint-Sixtus il numero dei monaci è sempre variato ma si è costantemente mantenuto nella forbice tra 20 e 35. Nel 1850 una costola di Westvletern (16 monaci) si stacca e fonda l’ordine di Scourmont (birra Chimay). La stessa cosa accadde una decina di anni dopo, quando 20 monaci espatriarono in Nord America e fondarono Spencer, attualmente unico birrificio trappista fuori dall’Europa. Insomma, bisogna ammettere che Westvleteren ha avuto il merito di disseminare il mondo di birra trappista.

Pochi monaci ma buoni.

La produzione birraria è oggi nelle mani di 5 monaci, aiutati da altri 5 nei giorni di imbottigliamento. Westvleteren è un’autentica birra trappista, l’unica in cui sono ancora i monaci a mettere le mani sulla birra – solitamente i monaci si limitano alla gestione. Un merito giustificato dal minuto volume produttivo, tra i 3.500 e i 5.000 HL l’anno. Un numero davvero modesto che conferisce a Westvleteren l’insolito titolo di birra trappista meno diffusa al mondo.

I benefici di essere una rarità.

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Reperire una bottiglia di Westvleteren è difficile, quasi impossibile. E’ una tra le birre più esclusive al mondo ed è proprio questa la ragione del mito che si è creato attorno. Per acquistarla bisogna personalmente bussare alle porte dell’abbazia.

Tuttavia oggi le cose sono molto più semplici di quanto non lo fossero in passato. Dal 2006 è possibile pre-ordinarla telefonicamente, con 60 giorni di anticipo e solo in determinate finestre temporali. Vi interessa ancora? Allora state a sentire questa: esiste un solo telefono in tutta l’abbazia e nei momenti di punta riceve qualcosa come 85 mila chiamate in un’ora.

Una birra trappista vale tutto questo casino?

Chi è disposto ad affrontare tali fatiche d’Ercole meriterebbe birra trappista a fiumi. E invece no: ogni acquirente ha diritto a una sola cassa da 24 bottiglie da 33 cl per macchina – l’ordine telefonico segue la tarda dell’autoveicolo.

E’ per questo motivo che si è venuto a creare un vero e proprio mercato nero di rare Westvleteren. I monaci raccomanderebbero di non rivenderla. La verità è che una tale rarità è una “vacca da mungere” e fa gola rivenderla a cifre esorbitanti – la singola bottiglia costa talvolta quanto l’intera cassa. Se però siete puristi e non vi va di alimentare il mercato nero esiste l’alternativa. Si chiama “In De Vrede” (‘in paradiso’) ed è il bar prossimo all’abbazia dove, oltre a poter bere le prelibatezze della casa, potete ordinare ben due six pack a testa.

La gamma Westvleteren: Blond, 8 e XII.

Westvleteren produce solo tre etichette. In realtà queste bottiglie sono prive di etichetta, pertanto distinguerle sarà difficile – la situazione è destinata a cambiare a seguito delle nuove  regole UE. L’unica discriminante è il colore della scritta sul tappo: verde per la Blond (Belgian Ale da 5.8% abv), blu per la Numero 8 (Belgian Dark Strong Ale da 8% abv), oro per la Numero 12 (XII) (Quadrupel da 10.2% ABV). E’ lei la vera leggenda del birrificio.

Westvleteren XII, l’emblema della birra trappista.

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Oggi Westvleteren XII ha muscoli da vendere ma non è sempre stato così. Nel 1831 aveva una costituzione gracile che la categorizzava tra le table beer, birre di bassissima gradazione alcolica (appena 2% abv) utilizzata per accompagnare il pasteggio come il pane per fare la scarpetta. L’ipertrofia muscolare l’ha resa un colosso alcolico e oggi Westvleteren non è solo la birra di bandiera dell’Abbazia di Sint-Sixtus ma è anche la birra trappista più famosa al mondo.

Per essere semplicemente una birra è capace di tutto.

Westvleteren XII si esalta in abbinamento al cibo ma è buona anche da sola con sé stessa. Molti consigliano di conservarla in cantina e dimenticarsene: c’è chi giura di aver assistito a verticali da paura!

Non esiste una regola, solo giudizio personale: da giovane è vivace e leggermente amara mentre con l’età tende ad ammorbidirsi e a diventare piacevolmente ossidata. Il suo profilo è in continua evoluzione sotto i 5 anni ma c’è chi promette miracoli dopo i 10 anni di invecchiamento.

C’è chi ritiene che il mito di Westvleteren non sia giustificato e che l’assaggio è più suggestione che resto. Certamente è un pezzo di storia della birra trappista e del Belgio e uno di quegli assaggi da fare almeno una volta nella vita.

E tu sei riuscito a mettere le mani sulla leggendaria Westvleteren XII?

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