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Birra Rochefort: l’abbazia, il re dei formaggi e la preghiera

Birra Rochefort è una birra trappista ma prima ancora è un’abbazia di clamorosa bellezza.

Si torna – almeno virtualmente – in Belgio per visitare un nuovo birrificio trappista: birra Rochefort, prodotta dall’Abbazia di Notre Dame di Saint-Remy di Rochefort. Siamo nella regione delle Famenne, area ricca di storia. Del resto pare che la stessa Rochefort sia stata fortificata ai tempi dell’Impero Romano. Oggi del suo glorioso passano rimangono solo le rovine del vecchio castello.

La storia di Rochefort inizia tanto tempo fa.

Correva l’anno 1230. Gilles de Walcourt e moglie fondano il convento di Notre Dame di Saint-Remy a solo un chilometro e mezzo dalla cittadina di Rochefort. A quei tempi non era ancora un’abbazia trappista. Per l’adesione all’ordine cistercense bisognerà aspettare l’arrivo dei monaci nel 1464.

Da allora l’abbazia ne ha viste di tutte i colori, venendo più volte distrutte. Prima nel 1568 dall’esercito Protestante; poi durante la Rivoluzione Francese, la stessa che aveva già distrutto l’Abbazia di Orval. Ma i monaci non hanno mai desistito e fedeli al motto di Dom Philippe Lefèvre “Curvata, resurgo” (‘piegata, risorgo’), l’hanno sempre rimessa in piedi.

Non è un’abbazia, è la ”Cattedrale della birra”.

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Credits: belgium-beertourism.com

Birra Rochefort può fregiarsi del titolo di sala cotte più bella del Belgio. A renderla tale sono le enormi vetrate (30×8 metri) che sono valsi all’edificio il titolo di “Cattedrale”. Al suo interno si trovano ancora i vecchi impianti del 1960: solitamente i birrifici possiedono tini di acciaio rivestiti di rame, qui sono interamente in rame.

A Rochefort la birra non ha mai smesso di scorrere.

Secondo documenti ufficiali birra Rochefort è prodotta dal lontano 1595. Come tutte le birre trappiste era destinata all’uso esclusivo dei monaci, per accompagnare il pasteggio o per fornire nutrimento durante i periodi di digiuno. Oggi i numeri sono molto diversi e parlano di 35 milioni di HL l’anno. Una cifra non indifferente per un’abbazia trappista che dichiara di rifuggire dallo stress della competizione. A ogni modo ci deve essere qualcosa di vero in tale affermazione visto che l’imbottigliatrice non viene mai portata a pieno regime: pare che il suo rumore disturbi la preghiera.

Nel 1918, prima della fine della Prima Guerra Mondiale, le truppe tedesche invasero il birrificio e ne saccheggiarono i tini, causando il blocco forzato della produzione. E’ per merito del monastero di Chimay se birra Rochefort esiste ancora oggi. Sovvenzionerà i corsi tenuti dal professore dell’Università di Lovanio, Jean Declerck, già autore delle ricette utilizzate da Chimay. Fu lui a consigliare i monaci a impiegare l’acqua della sorgente di Tridaine, ricca di calcio. Un’acqua talmente caratterizzante da orientare addirittura la scelta degli stili di birra Rochefort, che produce esclusivamente birre scure.

Il nuovo impianto diventa operativo nel 1952. Da allora le ricette si sono certamente andate modificando ma l’essenza è rimasta la stessa: acqua sorgiva, lievito autoctono, malti Pale e Caramello, luppoli Hallertau e Styrian Golding, zucchero bianco e di canna. E per alimentare il mistero viene aggiunta una “erba segreta”.

Birra Rochefort è una e trina.

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Credits: spiritodibirra.it

Birra Rochefort esiste in tre versioni, chiamate semplicemente 6, 8 e 10. I numeri si riferiscono alla scala Baumè (misura della densità di una soluzione acquosa) e ne indicano vagamente la gradazione alcolica (rispettivamente 7.5, 9.2 e 11.3% abv) – alcuni ritengono che siano anche il numero di settimane necessarie alla maturazione in bottiglia.

Si tratta di tre massicce birre belghe scure. La prima è una Abbey Dubbel, al limite alcolico superiore per diventare, esattamente come le sorelle maggiori, una Belgian Dark Strong Ale. Tutte sono prodotte secondo la “regola del due” (due malti, due luppoli, due zuccheri, due ceppi di lievito). L’unica differenza sta nella percentuale con cui questi ingredienti sono impiegati.

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Come al solito l’abbazia è chiusa al pubblico. Pertanto per poter assaggiare le birre bisogna ripiegare sul bar più prossimo all’abbazia. Impossibile non farsi tentare dal fascino di una di queste prelibatezze assieme all’omonimo formaggio erborinato DOP e prodotto con latte di pecora, orgoglio francese e “Re dei formaggi”. Dopodiché il formaggio rimane infuso nella birra per sette giorni, infine ricoperto di sale e batteri lattici per un periodo variabile da una a tre settimane.

C’è qualcosa di mistico in una bottiglia di birra Rochefort, qualcosa che va oltre la birra stessa. Probabilmente è la magia dell’abbazia, un paradiso terrestre fuori dal tempo, oasi di pace e serenità.

A te piace Rochefort? Quale delle tre etichette è la tua preferita?

Crediti copertina: Georges Gobet

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