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Birra La Trappe: il birrificio trappista scomunicato

Oggi è ligia alla preghiera ma c’è stato un tempo in cui Birra La Trappe era una vera birichina.

Birra La Trappe è l’orgoglio dell’Abbazia di Koningshoeven, Abbazia trappista sita a Berkel-Enschot, nella provincia del Brabante di parte olandese. Dopo il dominio belga della birra trappista tocca ordunque a un birrificio olandese. Un nome importante, quello di birra La Trappe, che più di tutti ha ispirato l’Ordine Trappista. L’assonanza è presto spiegata: prima ancora di essere un birrificio trappista, La Trappe era un monastero cistercense fondato nel 1664 in Normandia (Francia).

Birra La Trappe ha la fedina penale sporca.

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E’ sempre scandaloso essere buttati fuori dall’Ordine. A Birra La Trappe è accaduto: nel 1999 è stato giustificatamente espulso dall’Associazione per aver perso in un sol colpo due requisiti: la sovrintendenza dei monaci e il reinvestimento dei profitti. Colpa della temporanea acquisizione da parte del gigante Bavaria – secondo birrificio olandese per dimensioni – nel cui portfolio c’erano già numerose birre d’abbazia. Lo scandalo fece inalberare Padre Bernardus, il quale si scuserà a nome di tutta La Trappe, prima di ristabilire l’ordine. Ci sono voluti sei mesi prima di tornare a essere un birrificio trappista riconosciuta e da allora non ha più perso il titolo.

Nella “la fattoria del re”.

Se La Trappe è un nome importante, lo è anche Koningshoeven, il cui significato è “fattorie del re”. Un nome che rende l’idea sullo stato dell’Abbazia nel lontano 1881, poco più di casolare per il riparo delle pecore immerso in una cornice bucolica. Questi terreni apparentemente poco fertili furono donati dal re olandese Guglielmo II a un gruppo di monaci francesi provenienti dall’omonimo monastero in Normandia e in fuga dalla Rivoluzione Francese. Purtroppo la terra si rivela povera e la resa scarsa, insufficiente a pagare le spese dell’Abbazia. Alla ricerca di una fonte di reddito diversa nel 1884 nasce il birrificio.

La Trappe, una birra da grandi numeri.

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Nel 1936 viene installata un’imbottigliatrice all’avanguardia in grado di tappare al ritmo di 6.000 bottiglie l’ora. Un investimento importante, giustificato dalla domanda crescente. Peccato che nel 1949 accade il misfatto: la Seconda Guerra Mondiale ha lasciato ferite più profonde del previsto e le materie prime scarseggiano. Non solo la domanda crolla, addirittura la stessa produzione si trova a rischio. Birra La Trappe è prossima alla chiusura quando i monaci hanno un guizzo di genio: riadattano gli impianti e iniziano a produrre limonata (marchi Ariston e Whist).

Nel 1969 vendono l’anima al diavolo.

Birra La Trappe è in verità il frutto del peccato… ehm della collaborazione con la multinazionale Stella Artois. Dall’accordo nascono due birre (Dubbel e Tripel) e saranno loro a sondare il terreno. In realtà la primogenita si chiama Blond (6.5% abv), la sua ricetta risale al 1928 ed è ancora oggi l’unica birra La Trappe rifermentata in bottiglia. Dopodiché, una volta consolidato il mercato, il birrificio non smetterà più di sfornare birre.

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Si inizia con la doppia cifra alcolemica. Quadrupel (10% abv) nasce come birra stagionale prodotta solo in inverno ma è così buona che entra subito in produzione costante. Della stessa birra esiste una versione barricata (Quadrupel Oak aged, barricata in botti ex vino bianco, Porto e Whisky). Le più recenti creazioni si chiamano Witte (5.5% abv, prima e unica Blanche trappista), Bock (7% abv, stagionale basata su una ricetta del 1950) e PUUR (leggiadra birra da 4.7% abv interamente biologica). L’ultima nata si chiama Jubilaris (Belgian Ale, 6% abv) ed è stata prodotta per festeggiare il 25esimo anniversario dall’assunzione dei voti di Padre Dom Bernardus (1988). Fuori dal marchio La Trappe viene prodotta e commercializzata (soprattutto per l’export) la Tilburg’s Dutch Brown (Belgian Dark Ale, 5% abv).In successione nascono Quadrupel (1991), Witte (2003), Bock (2004), Isid’or e Quadrupel Oak aged (2009), PUUR (2010), Jubilaris (2013) e chissà cosa ci riserva il futuro.

Nel 1986 arrivano un nuovo impianto e un nuovo direttore commerciale. La Trappe diventa uno dei primi birrifici trappisti a farsi produrre birra sotto licenza da terzi. Nel frattempo i monaci puntano tutto sulla commessa da parte dei supermercati anglosassoni Sainsbury’s – un accordo per il quale si è dovuto scomodare addirittura il Vaticano. Forse è stata proprio questa attitudine da grandi numeri ad attirare poco dopo le mire del gigante birrario Bavaria.

E’ curioso scoprire che anche ai monaci piace fare i mercanti. La storia del birrificio La Trappe ci insegna che anche la fede ha i suoi punti deboli.

Conoscevate il birrificio La Trappe? quali delle sue birre avete assaggiato?

Crediti copertina

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