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Birra in lattina, non più simbolo di scarsa qualità

La lattina era associata a un prodotto scadente ma oggi non è più così. Lo dice l’America, dove la birra in lattina è diventata la principale alleata dei microbirrifici.

Ti trovi al supermercato, di fronte agli scaffali di birra in lattina. Vorresti portarle via tutte ma poi pensi che non ne valga la pena. Da che mondo è mondo la lattina è considerata simbolo di un prodotto di scarsa qualità. Vantaggioso certamente il prezzo, ma a che pro risparmiare a scapito del piacere?

E’ accaduto anche a me. Più volte ho pensato di dover cadere veramente cadere in basso per bere quella “robaccia”. Ti confesso un segreto: purtroppo entrambi siamo colpevoli di nutrire nei confronti della lattina un pregiudizio infondato. Quel che ieri era verità oggi può essere messo in discussione, anche nel mondo della birra.

Per fortuna la “rivoluzione” della birra artigianale si chiama così perché, insieme ai gusti, rivoluziona anche le abitudini di consumo. Orsù, è giunto il momento di ridare dignità alla sua immagine pubblica e dare alla birra in lattina il posto che le spetta. Sugli scaffali del supermercato? No, a tavola.

Tutta colpa dell’alluminio.

La prima lattina era in alluminio, materiale inadatto alla conservazione poiché il contatto diretto con il metallo alterava il profilo organolettico del contenuto. Basti pensare alle vecchie scatolette di tonno, che contribuivano ad abbassare ulteriormente la qualità del pesce conferendo allo stesso alcune sgradevoli note metalliche.

Oggi non è più così. Il confezionamento si è evoluto e, soprattutto quando applicato alla lattina di birra, l’approccio è diventato scientifico. Lo scopo non è semplicemente fornire un contenitore alla birra. L’obiettivo è di ben più alto scopo, ovvero proteggere il contenuto dall’ossidazione, allungarne la shelf life e preservare il più possibile la qualità organolettica originaria.

Non esiste più la birra in lattina di una volta.

Oggi la lattina è diversa. Il suo interno è rivestito da un materiale inodore e insapore, che protegge la birra dal contatto diretto con l’alluminio. Di fatto il confezionamento in lattina è diventato di qualità pari alla bottiglia di vetro, contenitore della birra per antonomasia.

Non solo, la lattina birra è anche meglio. La bottiglia di vetro consente il passaggio di una percentuale di luce, pur minima, col rischio di provocare il cosiddetto “colpo di luce“. Può anche capitare che una bottiglia tappata male consenta l’ingresso di ossigeno. La lattina risolve entrambi i problemi, schermando completamente la birra e proteggendola dai suoi nemici giurati: luce e aria.

La prima birra in lattina non si scorda mai.

La prima lattina di birra era ben diversa da come la immaginiamo. Per aprirla era necessario creare un foro con un punteruolo sulla superficie. Del resto stiamo parlando di un prodotto del lontano 1935, creato da Gottfried Krueger Brewery a Richmond, Virginia. Da allore ne è passato di tempo.

In realtà, la primissima lattina di birra risale ancora prima al 1909. Se non fosse che, più che una lattina, era un ordigno esplosivo. La lega metallica di dubbia qualità rilasciava ioni metallici i quali, a contatto con la birra, generavano un eccesso di anidride carbonica che faceva letteralmente detonare la lattina.

Col tempo altre menti geniali contribuiscono a forgiare la lattina birra per come la conosciamo oggi. Grande merito ha avuto Ermal Fraze, che negli anni ’60 introduce l’iconica linguetta. La prima versione ha l’apertura verso l’esterno ma viene sostituita poco dopo, negli anni ’70, dalla più sicura (seppur meno igienica) linguetta con apertura verso l’interno, brevettata da Pepsi. Sono passati oltre 50 anni da allora e ancora pochi sanno a cosa serve il foro presente nella linguetta…

Quale futuro per la birra in lattina?

C’è chi considera la lattina come il futuro della birra artigianale. Merito della sua “leggerezza”, che la rende pressoché perfetta a tutti gli scopi. Può essere facilmente portata al picnic della domenica, può essere introdotta nei locali dove il vetro è proibito (feste, concerti, locali pubblici) e soprattutto rende molto più conveniente il trasporto – a parità di contenuto occupa meno volume e molto meno peso.

Senza contare che la lattina strizza l’occhio agli amanti del green, essendo un prodotto completamente riciclabile e con un impatto ambientale ridotto. E poi vuoi mettere la possibilità di personalizzare la lattina, trasformandola in un’opera d’arte?

Gli ambasciatori della lattina nel mondo.

Gli Stati Uniti sono i primi a sostenere la causa della birra in lattina e i birrifici che la utilizzano sono già una caterva. Il pubblico ha dimostrato subito di apprezzare e i supermercati ne sono pieni. Anche in Europa, leggermente meno all’avanguardia, sono arrivati i primi esempi. Ancora una volta a prendere il testimone sono gli scozzesi BrewDog, seguiti dai birrifici della new wave inglese.

E in Italia? Lattina birra, questa sconosciuta. L’unica eccezione è Bad Attitude, che di fatto è svizzero, il quale lotta da solo contro un secolo di pregiudizi e fatica a convincere i consumatori del contrario.

Allo stato attuale è difficile immaginare un futuro della birra italiana dominato dalla birra in lattina. E’ però legittimo sostenere che la lattina avrà un suo ruolo. Quanto importante sarà il consumatore a dirlo.

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