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Birra in Irlanda e cazzi e mazzi. Postumi del viaggio

Otto giorni on the road in giro per l’Irlanda. Ne ho assaporate le bellezze, brassicole e non. La birra in Irlanda merita di essere vista, bevuta, e perché no, anche raccontata. Ecco i postumi di un lungo e corroborante viaggio.

Ho il fegato verde – e no, non si tratta di invidia. E’ “colpa” di tutto quel popò di roba che ho mandato giù, allo stato solido e soprattutto in quello liquido. La birra in Irlanda è cosa che non si trova facilmente alle nostre latitudini. Ho pensato bene di approfittare del mio viaggio di piacere in giro per  l’isola smeraldo per farne grassa incetta prima di andare in letargo – figurato, ovviamente – per il freddo inverno. Il mio taccuino per gli appunti sarà fedele compagno laddove la memoria inizierà a vacillare. Ecco quello che è successo, punto per punto. Sei pronto? Andiamo!

Ho bevuto di tutto e di più. Ma ho anche mangiato, scritto e metabolizzato.

Ho trascorso ben otto – dico otto – giorni in Irlanda, eppure non mi sembrano abbastanza. E’ stato un viaggio intenso, pieno e stancante, ma stai pur certo che n’è valsa la pena.

Quelli che ho vissuto sono stati giorni di pura follia!

Ebbene sì. Provo a enfatizzare il concetto, sperando di riuscire a trasmetterti testé la magia di un trip on the road all’insegna dell’avventura e della scoperta.birra-in-irlanda-postumi-brewdock

Innanzitutto l’itinerario. Siamo – eravamo in tre – partiti da Dublino e abbiamo percorso l’intera area meridionale, risalendo lungo la costa ovest sino al Connemara. Kilkenny, Cashel, Cahir, Cork, Killarney, Kerry, Clare, Limerick, Galway, Letterfrack, Moate, infine nuovamente la capitale irlandese, dove abbiamo consegnato all’autonoleggio un’esausta vettura con 1500 km in più sul cruscotto. Non ti sto a raccontare lo splendore della miriade di villaggi di cui è costellata l’isola, né del cangiante splendore del Ring of Kerry, e neppure della sensazione di splendida libertà che si percepisce dall’alto delle Cliffs of Moher. Ma fatti almeno raccontare quant’è buona la birra in Irlanda, e di tutte le altre bontà che ho avuto modo di bere e mangiare. Doveroso il ringraziamento a Simon Broderick, blogger e appassionato di birra artigianale – nonché mio antipodo irlandese: tutti i luoghi visitati mi sono stati da lui gentilmente consigliati.

Oggi è il momento di fare il resoconto della situazione.

Prima di scendere nel dettaglio ti racconto la mia impressione generale. E’ bene chiarire che stiamo parlando di una terra ospitale come poche: accogliente, aperta al turismo e, col giusto livello di timore e attenzione, alle contaminazioni straniere. Dal punto di vista birrario la Dry Stout, stile irlandese per antonomasia – per colpa o per fortuna dell’arcifamosa Guinness –  è solo una delle numerose specie brassicole attualmente presenti sull’isola.

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Allo storico P. Egan con il simpaticissimo Paul.

Gente fantasticamente calorosa che non sa neppure cosa siano l’inganno e la menzogna, ma soprattutto che beve, assai. Gente che quando si siede al bancone abbandona qualsivoglia problema per lasciarsi andare a un piacere lungo una – una? – pinta, session musicali improvvisate e tanto, tanto chiacchiericcio. Basta spiccicare un po’ di inglese per riuscire a fare subito conoscenza. Ovunque andrai avrai sempre un grande amico pronto ad accoglierti: il caro, infallibile bancone.

Per quanto concerne il mangiare si tratta di una cucina ricca di sapori.

Lontana dagli eccessi del mondo occidentale – no fritti o grassi, colazione tradizionale irlandese a parte 😉 – fa della carne il suo punto di forza. Non avevo idea di quale bestiame si allevasse in Irlanda – eccezion fatta per l’Angus – e ti dirò la verità: continuo a non saperlo tuttora. A ogni modo lungo il viaggio – e nel corso di terrificanti incontri notturni – mi sono imbattuto in greggi di pecore al pascolo, per cui posso immaginare che vi sia abbondanza di carne ovina e formaggi pecorini.

In generale è una cucina semplice, ma vale lo stesso discorso per le session beer: semplici sì, ma non banali. Anche la verdura regna sovrana, con grande predilezione per quella di stagione.

Bando alle ciance. Come sta messa la birra artigianale?

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Sta esplodendo. E no, non è un’esplosione pericolosa, anzi! Il movimento brassicolo irlandese, praticamente coetaneo di quello italiano, è rimasto ingessato attorno a una manciata (6) di birrifici artigianali fino al 2006, per poi vedere nel corso degli ultimi anni un importante exploit che ha portato il numero a circa una 40ina. Numeri molto distanti dai nostri, ma la miccia è stata inesorabilmente accesa e non resta che prepararsi al botto.

Bene sulle alte fermentazioni, meno buone le basse.

Il livello medio della birra in Irlanda è buono, ma manca quella scintilla che faccia gridare al miracolo. L’irlandese tipo è un personaggio estroverso, pur tuttavia a giudicare dalla selezione birraria presente nei locali tende ad adottare un atteggiamento nazionalistico sotto il fronte brassicolo: ampia disponibilità per la birra artigianale locale, che trova enorme spazio tra le vie alla spina. Meno andante con brio la bottiglia, spesso servita a temperatura ambiente – e in un pub non si muore certo di freddo. Le carte delle birre non sono particolarmente accurate: un occhio di riguardo all’America e un pizzico di Belgio, prevalentemente convenzionale. Ma non basta. Mancano la Germania, patria delle basse fermentazioni – per tornare al punto di prima – le ceche/polacche, le inglesi, e ovviamente le italiane – per le quali ho tuttavia intravisto un discreto apprezzamento.

Insomma, c’è bisogno di uno sforzo in più.

Maggiore apertura anche per la gamma stilistica. Certo, una Black Berliner Weisse non è cosa che si beve tutti i giorni. Tuttavia forse c’è eccessivo appiattimento verso i grandi classici. Per non parlare delle immancabili straluppolate, che anche sull’isola hanno fatto strage di ugole. Quando invece si inizia a osare – ginger/oyster stout, barricate – l’impressione è quella di birre che puntano a farsi apprezzare dal pubblico più ampio possibile. Che sia il modo per sottrarre un altro piccolo, prezioso pezzetto al saldo dominio delle industriali, che in Irlanda sono comuni come il prezzemolo in cucina?

Che altro? Al momento nulla, ma sono sicuro i dettagli emergeranno meglio nei prossimi giorni. Ah, ecco: ho bevuto un cicchetto di Guinness. Gambrinus e Cerere, perdonatemi…

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