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Birra fatta in casa: la mia prima cotta Partial Mash

Birra fatta in casa: la mia prima birra estratto più grani è una birra alle castagne.

Birra fatta in casa, livello due. Dopo alcuni esperimenti di birra con estratto la mia indole di homebrewer mi porta a sperimentare nuove soluzioni. Oggi brasso la mia prima cotta partial mash (o metodo e+g, estratto più grani). La birrificazione, quella vera, inizia a lasciar intravedere le sue reali potenzialità, e il sudore che comporta. Ma ne vale sicuramente la pena.

A conti fatti, la procedura non è tanto più complessa rispetto al metodo del kit. L’unica variazione sensibile riguarda l’attrezzatura necessaria (occorre aggiungere una pentola da bollitura capiente, un termometro, uno strumento di filtraggio a trama fitta e, all’occorrenza, una bilancia elettronica), mentre si sono notevolmente dilatati i tempi di cottura, durata complessivamente 5 ore (rallentamenti della prima volta inclusi). Ecco com’è andata.

Ho optato per una Birra alle castagne che, visto il periodo a loro particolarmente favorevole, è degna celebrazione di questo particolare frutto, il cui impiego in campo brassicolo ha originato un vero e proprio stile “made in Italy”. Si inizia con una grossa facilitazione, dovuta all’impiego di un kit preimpostato offerto da Birramia, che preveda ricetta e relative quantità, già bell’e pronte. In ogni caso, è un ottimo modo per prendere confidenza col metodo.

Fase 1: ammostamento.

Si procede al riscaldamento dell’acqua (4 litri) necessaria all’ammostamento. Una volta raggiunta la temperatura di 68 gradi si procede a versare a versare i malti macinati e le castagne essiccate, che verranno lasciate in ammostamento a fiamma spenta per almeno un’ora. Nel frattempo è possibile portare ad ebollizione altra acqua (8 litri) con l’intero estratto di malto, ad eccezione di 600 gr destinati all’impiego in fase di bollitura. A ebollizione sopraggiunta, si lascia proseguire per 10 minuti per poi mettere a raffreddare il mosto e, raggiunta la temperatura di circa 20 gradi, si versa nel fermentatore.

Fase 2: sparging.

Ben più complessa è stata la fase di sparging (risciacquo e filtraggio delle trebbie), che in assenza della strumentazione adeguata mi ha dato non pochi problemi, diciamo così…logistici! Speriamo di non aver causato problemi di ossidazione del mosto. Ad ogni modo, ho sfruttato 6 litri di acqua bollente (versandola più volte) per recuperare gli zuccheri residui delle trebbie (malto e castagne usate).

Fase 3: bollitura.

A questo punto la fase di bollitura, come da manuale: ad ebollizione del mosto sopraggiunta, si procede col primo luppolo da amaro, quindi a distanza di 30 e 50 minuti rispettivamente i luppoli da amaro/aroma e da aroma. Vi lascio immaginare il fantastico odore che ha pervaso la cucina in quel momento. La bollitura dura complessivamente un’ora, e alla fine ha prodotto 5 litri di mosto luppolato (rispetto ai 10 iniziali).

Fase 4: inoculo.

Nuovo raffreddamento del mosto luppolato, versamento nel fermentatore e misurazione della densità iniziale. Qui la sorpresa: rispetto ad una OG prevista di 1051 ne ho misurata una di 1076. Si prevede una birra molto zuccherina e, quindi, alcolica. La domanda è, avrò compiuto qualche errore? A 26 gradi ho provveduto ad inoculare il lievito precedentemente lasciato ossigenare in acqua tiepida per 15 minuti e, dopo circa un’ora, è partita una fermentazione vigorosissima. Oggi, a 3 giorni di distanza, la temperatura è scesa a 22 gradi, la fermentazione è quasi del tutto silenziosa e la densità è scesa a 1020. Devo dire che i lieviti non avevano affatto fame!

La birra fatta in casa è anche la tua passione?

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