birra del belgio bevute

Birra del Belgio: appunti di bevute

Continua il resoconto sulla birra del Belgio bevuta durante l’ultimo mio viaggio.

Continua il vorticoso giro di assaggi di birra del Belgio durante il mio recente viaggio in Belgio. In questa seconda giornata ci ho dato dentro con tutto me stesso. Ormai avevo preso il ritmo. A quel punto niente e nessuno mi poteva potuto fermare. Solo l’alcol avrebbe potuto. Ed effettivamente ci è quasi riuscito.

Struise mi ha rubato il fegato.

Appena entrato nella tap room mi sono trovato di fronte un arsenale: nientepopodimeno che 30 vie armate a birre (praticamente tutte) barricate. Trovare una birra sotto i 10 gradi è stata un’impresa. Ho assaggiato qualcosa al volo. Sono partito con un grande classico: la Pannepot Reserva invecchiata in botti di vino rosso.

Aroma deciso, tannico. Componente alcolica rilegata in un angolo e abbondante spazio alla zuccherosità dell’uva. In bocca è più sfuggente di quanto i suoi gradi (10% abv) avrebbero fatto immaginare. Intensità gustativa da paura e delirio di cioccolato-liquore-frutta rossa sotto spirito, facilmente riconoscibile come mon sheri.

Altri rovinosi assaggi a prova di estasi.

Bisso con la Sweet Sour. La nota acida abbraccia una leggera affumicatura e la accompagna all’altare legnoso. Gusto dolce, fruttato (bevanda zuccherata alla frutta). L’acido rimane attore non protagonista. Retrogusto stranamente zesty (lime). Ma non c’è due senza tre. Visto che c’ero ho bevuto anche la Honey Stout chiamata Zombination. Ha “soli” 17 gradi ed è una collabrewation – udite, udite! – a 16 mani. Ebbene sì: questa party-beer ha visto la collaborazione di ben 8 birrifici. E delle botti impiegate per la maturazione ne vogliamo parlare? Praticamente impossibili da elencare. Questa era rotonda, morbida e piaciona. Non nasconde la presenza alcolica ma rimane di facile beva.

La birra del Belgio: Delirium.

Qui mi sono unito a un gruppo di visitatori del birrificio trappista La Trappe. Delirium mi ha fatto molto riflettere. Ci spenderò qualche parola in seguito. Ho assaggiato quasi tutto quello che ci stava in line-up. Parto con una Pilsner. Campus Premium non è ancora ai livelli di una industriale ma è già priva di anima.

Per non parlare della fragranza maltosa, completamente assente. Se la cava meglio la birra di bandiera, la Delirium Tremens. Ben fatta. La mescita la rende eccessivamente fredda e carbonata, ottenebrando le altre componenti. C’è un tocco di lievito belga (banana, coriandolo) su base di scorza d’arancia. Tendenzialmente dolce, dal bel tappeto maltoso (fieno biscotto, miele) e un leggero fruttato. Birra ben attenuata e dal finale secco. Magistrale esecuzione di una Belgian Strong Ale.

Fa parte del gruppo la Sint-Idesbald Abdij Ten Duinen.

Aroma meno intenso della Tremens, più sbilanciato verso i malti e con un bel finale di buccia d’arancia. Più una suggestione di frutti rossi. In bocca è ovviamente carbonata. Anche qui dolce ma con un maggiore contributo della frutta a pasta arancio. E un tocco di melone retato. Retrogusto dolce e finale abboccato, ricco di crosta di pane e cracker.

Ho trovato persino una dry hopped. E’ la Blonde Ale prodotta dalla Averbode Abdij. L’aroma risulta veramente più erbaceo delle altre ma manca completamente di freschezza. Ci sono buccia d’arancia amara e un po’ di resina. In bocca è secca fin da subito, erbacea. Prosegue e termina amara, leggermente aspra di scorza d’arancia. Retrogusto di mandorla amara/amaretto.

L’ultimo assaggio è la Delirium Argentum, prodotta per celebrare il venticinquesimo del birrificio. Aroma dall’incipit fruttato (sciroppo anziché frutta fresca), con quel chiaro sentore di tè alla pesca commerciale. Gusto che rimette tutto in gioco. Secca, aspra e vivace. Il cuore è dolce di pane e caramello tendente all’amaretto. Più un tocco di bubblegum. Finale asciutto e ripulente. Una birra pericolosamente beverina.

De Glazen Toren da lacrime.

Anche di questo birrificio ne parlerò meglio più in là. Qui ho provato quella che ho eletto la migliore birra del viaggio. Un grande classico, per fortuna presente anche in Italia: la Saison d’Erpe Mere. Carbonata al punto giusto, acidula di frumento e zeppa di gusto. Con una speziatura da dio. E il bello sai qual è? Che non c’è nessuna spezia. Se la gioca alla grande con la prima di De Plukker. Ho provato anche la birra natalizia, la Canister, una Scotch Ale fresca di batch (21 Novembre 2015). Aveva ancora bisogno di qualche giorno di maturazione per assaggiarla in pienezza. Ma vuoi mettere il piacere di provarla in birrificio, seduto a tavola coi birrai?

Quando si beve birra del Belgio fa sempre alla grande, o quasi. Un microcosmo, attraverso il quale raggiungere una nuova dimensione del gusto. Attenzione o non farti catturare o potresti mettere a rischio il fegato. Io gli ho detto addio ormai da tempo. E ti dirò: non è ancora finita.

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