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Birra Centoventi. Ma anche 007, Pellerossa e Punk 77

La voglia di fare birra in Italia non finisce mai! Nuove realtà vengono su come funghi. E allora conosciamoli, i nuovi volti di questo settore. Oggi ve ne presento non uno, non due, bensì tanti quanto quelli di Birra Centoventi!

Birra Centoventi (o 100Venti) è una beer firm di Borgomanero (NO). La sua storia nasce nel 2010, quando quattro ragazzi con una comune passione per l’homebrewing iniziano a darci dentro con pentole e mestoli, mettendo a soqquadro la cucina e divertendosi a condividere le loro prime cotte sull’omonimo blog. Da allora ne passa di birra sotto i ponti. Tanta. Ma il giro di boa avviene solo all’inizio di quest’anno, quando Birra Centoventi diviene una beer firm a tutti gli effetti. E’ adesso che si inizia a fare sul serio!

“Professioni diverse, esperienze diverse, una passione comune: la birra.”

Quella del birrificio girovago non è solo moda – come l’attuale fermento lascia pensare. Spesso è piuttosto un “espediente” al quale molti birrai ricorrono per non cadere nel lento ingranaggio della burocrazia italiana. Un compromesso sofferto, quello del gipsy brewer, che deve rinunciare a lavorare in piena autonomia. Tuttavia necessario, soprattutto quando non si hanno le forze per sostenere un investimento economico importante come quello dell’acquisto di un impianto. Nel frattempo la birra c’è, ma il sogno rimane. Chissà: magari un giorno anche i ragazzi di Birra Centoventi potranno dire ad amici e clienti, con il petto gonfio d’orgoglio, che sì, quella è la loro creatura. Da parte mia, un grande in bocca al luppolo!

Chi ha tempo non aspetti tempo.

La voglia di fare birra è tanta, troppa. Non potendo attendere oltre si decide di compiere quel (mezzo) salto che li porta nel mondo della birra artigianale a tutti gli effetti. Ispirazione di stampo anglosassone, birre che strizzano l’occhio alla facilità di beva, all’atmosfera del pub e al rito della birra tra amici – quella che continua a oltranza, fino a quando ci si regge in piedi.

Le nostre ricette fanno riferimento a quel mondo, cercando sempre la bevibilità e l’equilibrio, con una gamma aromatica che sappia incuriosire chi la beve, e invogliarne un secondo sorso.

Le etichette birra le hai viste? Guarda quanto sono belle!

Con piacere scopro che Birra Centoventi ci sa fare anche con la comunicazione visiva. Ne sono dimostrazione le etichette, che incarnano il fascino tipicamente London Calling e molti aspetti tipici della cultura inglese.

Se parli di Inghilterra non puoi non pensare a James Bond, il fascinoso agente 007 tanto amato dalle donne.

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In omaggio al celebre personaggio – ma in chiave femminile – nasce la primogenita James Blonde. Una Blonde Ale americana, 5% abv e 20 IBU (teorici). Pilsner, Carapils, Carahell la batteria dei malti, Magnum, Cascade, Saaz, Simcoe, Wakatu, Wai-iti quella dei luppoli, utilizzati anche in late e dry hoppingDulcis in fundo: pare sia stata aggiunta della polvere da sparo, per rendere il tutto più “esplosivo”!

Alla conquista dell’America!

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Ma se le Blonde Ale sono un classico, negli ultimi anni abbiamo imparato che lo stile anglosassone più diffuso – volente o nolente – è quello delle India Pale Ale. La storia che ci hanno insegnato da bambini – da qualcuno più recentemente messa in discussione – le vede protagoniste delle spedizioni inglesi in India e oltreoceano. E’ per questo che si incrociano coi pellerossa d’America. Nasce così Apache, un’American Pale Ale da 6,5% abv e ben 50 IBU (sempre teorici). Corpo in equilibrio tra note caramellate e tostate, date da malti Pale, Maris Otter, Munich, Crystal, mentre i luppoli sono Amarillo, Cascade, Pacific Jade e tanto Simcoe. Attenzione alla gola: sono presenti anche piume di Aquila Reale.

Labbra carnose e sensuali. Riuscirai a resistervi?

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La sorella minore si chiama Sex Porter. 5% abv, è ispirata alle Brown Porter, ma tende verso derive fruttate che la rendono un po’ sui generis. Malti Maris Otter, Brown, Crystal, Chocolate, unico luppolo East Kent Golding. Sensuale in un modo tutto suo, come lo furono al tempo i Sex Pistols, avanguardia del celebre movimento chiamato Punk ’77. E l’ingrediente segreto? C’è: si tratta di trucioli di frusta tostata!

Per adesso è tutto. Ma non ti preoccupare: Birra Centoventi non sta certo con le mani in tasca, e sono sicuro che presto ne vedremo (e berremo) di nuove!

Che te ne pare di questa beer firm? La mia etichetta preferita è la Apache. La tua invece? e le birre?

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