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Birra, bottiglie e battaglie. Prima parte

Ho partecipato al Battle of the Brewers: tre birrifici, birra a non finire, un solo vincitore.

Da quando mi trovo in Inghilterra ho perso il conto della birra bevuta: da queste parti le occasioni per bere non mancano. I pub, veri templi della birra, prolificano. Il crescente fermento attorno alla birra artigianale, poi, ne aumenta esponenzialmente gli eventi a essa dedicati. Uno di questi è stato il Battle of the Brewers presso la St Aldates Tavern. L’idea è semplice: un match tra birrai che se le danno di santa ragione a suon di birra. Il fortunato spettatore dovrà assaggiare e dare un giudizio a tutte le birre bevute.

Alla fine la somma dei voti decreta il birraio vincitore.

Tre i birrifici coinvolti: Prescott, Shotover e XT. Partiamo da Prescott. Il primo assaggio si chiama Grand Prix ed è una Strong Bitter (5.2% abv). In ricetta malti Maris Otter Pale e tostati, luppoli Fuggle, Goldings e Northdown. Il naso profuma di malti speciali, in particolare caramellati, con suggestioni da tostati che richiamano vaniglia, cacao e cioccolato al latte. Corpo floreale e cuore “ubriaco” di ciliegia sciroppata. In bocca è piatta, priva di bollicine, di corpo medio e mouthfeel da vero pane liquido. La sensazione prevalente è il dolce del pane e del caramello, entrambi presenti con buona fragranza. A fare da contorno c’è la frutta a pasta gialla e arancio. Un’inaspettata ciliegia chiude il cerchio.

La birra continua: American Brown chiamata Super 6 (5.5% abv).

Birra abbondantemente farcita con luppoli del nuovo mondo (Columbus, CascadeChinook). L’impatto olfattivo è suggestivo, sapiente miscela di profumi maltosi e tropicali. Il primo sorso è appagante: buccia d’arancia amara, pompelmo e chinotto sono un dream team che esalta le papille. L’amaro intenso è bilanciato da un tappeto maltoso che parte dai campi di cereale e raggiunge le suggestive vette sensoriali dello Sherry. Alcol magistralmente nascosto.

Il conto sale a tre: Chequered Flag, Amber Ale (4.1% abv).

In ricetta luppoli americani Willamette, Chinook e Cascade, mentre la miscela di malti è composta da Pale e Crystal. Colore ramato limpido con riflessi ambrati. Al naso ci si aspetterebbe l’irruenza dei luppoli americani e invece risultano mansueti. I malti stanno nella retroguardia. Bel bouquet fruttato, dove si trova di tutto e di più. Manca solo un peletto di intensità. Carbonazione scarsa o nulla, corpo medio. In bocca la parte maltosa è ricca, tonda e fragrante, mentre quella fruttata è più sbarazzina.

Il testimone passa alla XT Brewing Company.

La prima birra fatta fuori è la XT 13, Pacific Red Ale (4.5% abv). Lo stile dichiarato è eloquente: in ricetta luppoli raccolti in giro per il Pacifico (Galaxy, Riwaka, Columbus e Pacific Gem Hops). Colore aranciato completamente limpido e riflessi ambrati. Al naso si esalta la parte zuccherina e dolce dei malti. In bocca è ancora la componente maltosa ad aprire le danze, questa volta raggiungendo attimi di croccantezza. Un velo di miele di arancio anticipa il seguito fruttato di buccia d’arancia amara e mandarino. Carbonazione sottile, corpo leggero e mouthfeel al limite dell’acquosità. Delizioso retrolfatto caramellato e nutty.

La battaglia è appena iniziata ma la birra bevuta ha iniziato a dare i suoi effetti. Per fortuna, dove la memoria ha iniziato a vacillare, sono venuti in soccorso gli appunti.

Conosci qualcuno dei birrifici menzionati? c’è una birra che hai provato?

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