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Birra artigianale Firenze: appunti da Birraio dell’anno

Archiviata l’edizione 2019 di Birraio dell’anno, ecco i miei assaggi di birra artigianale Firenze.

Birra artigianale Firenze e Birraio dell’anno 2019 sono stati un grande evento. Torno sul pezzo, stavolta per sciorinare le birre bevute, che sono state davvero tante. Evito di realizzare un noioso elenco delle birre e provo invece a dare all’articolo un piglio più accattivante, esprimendo un giudizio più ampio sui birrifici che ne sono stati artefici.

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Come anticipavo nell’articolo precedente l’edizione annuale ha visto il successo delle birre a bassa fermentazione, molte delle quali Keller. Un segnale che l’opera di evangelizzazione francofona promossa da Manuele Colonna ha attecchito nel cuore dei consumatori. Sono invece – ahimè – calate a picco le referenze d’impostazione anglosassone. Crescono invece, sul volano degli Stati Uniti, birre straluppolate e sour.

Le birre rivelazione.

Inizio facendo i complimenti ai due birrifici che per me sono stati un’autentica rivelazione: Altavia e Mukkeller. Entrambi focalizzati sulle birre a bassa fermentazione, entrambi già piuttosto blasonati nell’ambiente a giudicare dal clamore che hanno scatenato i birrai al momento in cui sono saliti sul palco della Tuscany Hall. Sono proprio in ritardo sulla scena italiana se fino a ieri di questi birrifici conoscevo solo il nome. Di birre neanche una goccia. Ma ieri… Che illuminazione!

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Scau, Rauchbier del Birrificio Agricolo Altavia: non solo fumo ma anche arrosto

Altavia è un birrificio decisamente giovane. Pils, Rauchbier, Keller, American IPA e Bock le referenze presenti. Birre precise, pulizia esemplare, componente maltata a tuttotondo con la piacevolissima consistenza fragrante, quasi masticabile nel caso della Bock, che le rende pari alle migliori espressioni tedesche.

Il birrificio si fregia della produzione di malto autoctono, prodotto nel castagneto e nei terreni abbandonati da loro recuperati, e fatto maltare a Monferrato. Nel caso del malto affumicato l’affumicatura avviene tramite combustione di legno di castagno in vecchi affumicatori chiamati tecci (“Scau” nel dialetto locale) utilizzati originariamente per seccare le castagne. Ne risulta una birra che ricorda la Castagne del Prete al naso, la scamorza al naso e il cotto affumicato in bocca. Astringenza neanche l’ombra, piuttosto i fumi sono un morbido abbraccio. Ho assistito inoltre alla loro presentazione durante i workshop e tra le novità 2020 ci sarà il luppolo, pertanto il birrificio vuole diversificare spingendosi oltre i primi tentativi di Harvest Ale.

In quanto a Mukkeller, bé… Il fatto che sia arrivato terzo nella competizione la dice lunga sulla bontà dei suoi prodotti. Gli assaggi di birra artigianale Firenze sono stati la conferma. Haus Bier, una Helles con un aroma moderato e un gusto straordinario, arricchito da una sfumatura di miele che ne eleva il profilo rispetto alle classiche chiare di Monaco. Mukka e Via, servita direttamente dalla botticella, è stata la Altbier più buona dell’evento. Al naso il panificato parzialmente crudo, come ancora in fase di cottura, con conseguente infiltrazione di note del lievito. Spiccano l’elemento nutty, distintivo dello stile, e leggerissima frutta a margine, memoria di susine e ciliegie. Amaro finale moderato, nessuna traccia di zolfo e un filo di astringenza che l’avvicina ancora di più agli esemplari autentici di Dusseldorf.

Per cambiare regime ho assaggiato Tulio, una Rye IPA. Ingrediente interessante la segale che nasconde molte insidie. Qui l’apporto speziato/rustico contribuisce alla secchezza ma non ne adultera il carattere di base, lasciando che il profilo luppolato di una classica IPA venga solo incrementato di un ulteriore livello gustolfattivo.

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Abruxensis Mandarini Farmhouse Ale del Birrificio Opperbacco: Abruzzo allo stato liquido

Doveroso poi menzionare Opperbacco, creatura di Luigi Recchiuti, aitante birraio che ho visto salire sul palco mostrando energia da vendere. Un birrificio che dopo qualche anno di stasi sta vivendo una nuova primavera.

La conferma arriva da birre classiche come Rusthell Munich Helles ma soprattutto da due assaggi che sono stati tra i più entusiasmanti del festival:Nature, una Wild Beer maturata in botti ex vino, declinazione liquida delle beltà di Madre Natura, e Abruxensis, una Saison che parla d’Abruzzo in molteplici forme, qui quella dei mandarini locali.

Carattere audace, probabilmente più sour che Saison, ma ancora attinente allo stile nella sua capacità unica di raccontare il territorio abruzzese attraverso processo e ingredienti utilizzati: maturazione in botti ex Montepulciano d’Abruzzo, fermentazione con lieviti isolati da frutta e uve abruzzesi, grano antico autoctono (Rosciola) e luppoli coltivati ad Atri (TE) dai ragazzi di Babilhop.

Birra artigianale Firenze: vecchie conferme.

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Monaco, Amber Lager di Birra Mastino: la mia birra preferita di Birraio dell’anno 2019

Assolutamente l’intera gamma Birra Mastino. Un birrificio che ha fatto della costanza qualitativa la propria crociata e il risultato è tutto da bere. Persino la Hope.E, una American IPA, ha mostrato che il birrificio se la cava bene anche fuori dalle Lager. Carattere profumato e inebriante dei luppoli agrumati di scuola statunitense, amaro affilato e tagliente ma senza infelici sbavature astringenti.

Ho assaggiato a distanza di tempo Altaluna, la Blanche della casa, l’ho trovata fresca e gradevole, con il coriandolo profumato esente da difetti. Ma ovviamente hanno conquistato il mio cuore la Pils 1291 e soprattutto la Amber Lager Monaco che con la sua nota di crosta di pane è diventata la mia migliore birra dell’evento.

A seguire altri due birrifici giovani: MC-77 e Fabbrica della Birra Perugia. MC-77 è stato il birrificio che ha vinto il premio, pertanto c’è poco da obiettare. Le birre sono andate via velocemente e già domenica erano rimasti con le spine tagliate. Ha fatto parlare di sé la Glu Glu Kölsch, da me assaggiata in altre occasioni. Stavolta ho provato la New England IPA chiamata Bowtie, una spremuta di luppolo ed elogio della morbidezza, e la American IPA Yakima Trip, straordinaria espressione delle potenzialità del luppolo: complessa, audace ed elegante al tempo stesso.

Birra Perugia è un’altra vecchia conoscenza. A un certo punto avrei voluto assaggiare il famoso Sidro ma ho preferito rimanere sullo scibile birrario. In compenso ho assaggiato l’interessante Buffalo Circus, una IPA californiana presente all’evento in anteprima. Ma la vera conferma è arrivata dalla Febbre a 90 gradi, una delle poche birre inglesi dell’evento. Una Bitter che mi ha riportato in Inghilterra, nei suoi pub romanticamente fatiscenti, dove queste birre piatte, calde, croccanti di biscotto e piacevolissime nella loro bassa gradazione alcolica rappresentano l’intercalare sociale più diffuso.

Passo alle novità menzionando la American IPA Ring di Bonavena. Assaggio che ha confermato la bravura del birraio emergente dell’anno, capace di infondere nelle sue creature un’aggressività che fa quasi paura sotto un amaro pulito, vibrante e privo di sbavature. Ho poi acciuffato la Imperial Stout Barrel Aged presentata in anteprima, chiamata The Rumble in the Jungle, massiccia birra bipolare che contiene sia la il rombo del tuono che la quiete dopo la tempesta.

Mentre la si sorseggia scorre giù che è una bellezza e ci si accorge troppo tardi che in realtà contiene qualcosa come 11.5 gradi alcolemici. Il birrificio ha costruito la propria immagine attorno allo sport della boxe e questa è una birra che assesta pugni poderosi. Ma per questa volta è stato bellissimo prenderle di santa ragione.

Altra eccellente conferma di un percorso finora esemplare è Hilltop Brewery. E’ stato bello vedere come Conor, il birraio, sia riuscito a portare dietro il banco l’intera famiglia, sottolineando il carattere famigliare del birrificio.

Assaggiate in ordine sparso la Winter Morning Mild a pompa e sempre a pompa la gradevole Un Americano, Sweet Stout. Leggermente fuori fase mi è invece sembrata la Smoked Hops, dove il combinato di luppoli e fumo si è spento in un inappropriato vegetale.

Altra grande conferma le birre di Foglie D’Erba, la cui condotta esemplare avviene dentro e fuori il birrificio. Le birre sono andate esaurite velocemente ma per fortuna ho portato a casa un assaggio di Great Gatsby, la piccola Session IPA da 3.5% ABV. Birra che, in quanto a forza interiore impressa dai luppoli, sia in aroma che in amaro, non ha nulla da invidiare alle sorelle più grandi.

E della Vienna Lager di Canediguerra ne vogliamo parlare? Ancora mi mancano le birre della sua linea innovativa, però quando si tratta di birre tradizionali il lavoro di Alessio “Allo” Gatti è una garanzia. Questa birra in particolare, ultimo baluardo di uno stile oggi desueto, è qualcosa che vale sempre la pena assaggiare di nuovo.

Birra artigianale Firenze:

nuove sorprese.

Parto da uno dei birrifici emergenti, classificatosi al secondo posto: Siemàn, ovvero “sei mani”, quelle dei fratelli Filippini. Un birrificio con la vocazione per le birre Sour che ha fatto della maturazione in botti il proprio modus hoperandi.

Tutte le birre che ho assaggiato si sono rivelate estremamente complesse e di non facile degustazione in un contesto caotico come quello di un festival. Però di tutte ne ho apprezzata la morbidezza, quel livello di pulizia che stupisce in una sour e che le rende fruibili.

In ordine sparso: Funky Rose, Berliner Weisse barricata con uva Tai Rosso. Di lei diresti tutto tranne che ha solo 3.8 gradi. Istà, Saison che trascende lo stile ed entra nel mondo delle audaci sour, con un carattere acido molto più marcato rispetto ai classici dello stile.

Incrocio, Sour barricata con uva Incrocio Manzoni e Negà che invece impiega uve Garganega. Per poter esprimere un giudizio calzante su queste birre bisognerebbe conoscere il profilo gustolfattivo delle uve impiegate, ma ahimè non rientrano nel mio background gustativo.

Il birrificio Eastside ha presentato in anteprima la Nano Challa, una Stout con caffè etiope. E’ stato lo stesso birraio Luciano Landolfi a descriverla durante uno dei workshop, sottolineandone il contributo della una varietà mono origine di specialty coffee.

Il caffè c’è ma non è la solita birra monocorde. Anzi, l’apporto della speciale varietà spazia dal caramello al cioccolato per poi arrivare al caffè solo in ultima battuta. La birra possiede anche un connotato rustico, erbaceo, che Luciano ha associato al luppolo tradizionale americano Northern Brewer. A me in realtà ha ricordato la salamoia, che dall’esame BJCP ricorderò per sempre come un difetto delle birre scure spesso imputabile all’ossidazione.

Dello stesso birrificio avrei voluto assaggiare la Baciami Ancora, altra Imperial Stout modello “pastry” realizzata con aggiunta di Baci d’Alassio. Purtroppo è andata via prima che potessi tornare allo stand pronto a fronteggiare una belva da 10 gradi. Ho ripiegato sulla Tripla Doppia, una Tripel con muscoli ben oltre il limite alcolico superiore per lo stile, ma che maschera bene sotto l’opulenza dei malti, la frutta matura di cromatura arancio e il connotato di spezie.

Altra piacevole sorpresa è stata Brasseria della Fonte, che ha presentato tre birre piuttosto insolite. Le Imperial Stout sono state prese d’assalto e mi è stato impossibile assaggiarle. Sono invece riuscito a provare la Farm Flower Farmhouse, una Sour Ale. La birra è un viaggio liquido in campagna: dopo una giornata tra i campi si torna a casa e ci si rinfranca con una bella camomilla rilassante.

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Bu Keller Pils di Mister B Brewery: etichetta sbarazzina ma birra solida e di sostanza

Infine l’emergente Mister B Brewery, che risponde al nome di Mauro Bertoletti. Birrificio che ha votato fin da subito la propria produzione alla lattina e che gioca su una immagine sbarazzina. Identità camaleontica, che spazia dall’eccellente Bahia Gose con Guava alla Bu Keller Pils di sostanza, dalla ruffiana Tafat American IPA all’ottima Bolombo Stout. Birrificio emergente ma già ottimo livello qualitativo su tutta la gamma.

Birra artigianale Firenze: birre da amare.

Il buon vecchio Birra Elvo, che con le sue basse fermentazioni, ha fatto innamorare stuoli di appassionati birrari, della vecchia guardia così come della nuova generazione. Una conferma di come le birre pulite, apparentemente semplici ma di grande carattere, non abbiano bisogno di ricorrere a schiamazzi ma basta loro un sussurro romantico per raggiungere il cuore del consumatore. E per me ogni birra è stato amore.

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Yosemite Golden Ale di Lieviteria in cask: straordinaria birra che vale un viaggio di qualche minuto in Inghilterra

Menziono qui anche Lieviteria, creatura di Angelo Ruggiero, mio collega autore del blog berebirra, recentemente lanciatosi nell’avventura produttiva. A quanto pare ha iniziato col piede giusto, arrivando subito a una vetrina così importante. Difficile confrontarsi subito con nomi consolidati del panorama birrario ma devo ammettere che ne è uscito fuori a testa alta.

Birre ancora imperfette, sulle quali Angelo può e deve lavorare, ma nelle quali ho intravisto grande potenziale. Due birre in particolare mi sono sembrate, a mio modesto parere, di ottima fattura: Schumi, una Altbier a cui manca il carattere nutty ma che possiede già quella piacevole fragranza masticabile; e soprattutto Yosemite, una Golden Ale servita dal cask secondo tradizione inglese, assaggiata sia calda che fresca di apertura. Una meravigliosa, fragile creatura che possiede un carattere interessante. Una delle mie birre preferite durante il festival. Peccato aver mancato la Tmavè, una Czech Dark Lager che conferma l’interesse di Angelo per stili birrari decisamente fuori dal coro.

Birra artigianale Firenze: birre da riassaggiare.

Su tutte Huxley del Birrificio Italiano, una India Pale Lager. Una birra che racchiude tutta la mia stima per questo birrificio pioniere dell’Italia birraria, che continua a fare abbassare la cresta a coloro i quali lo sottovalutano.

Conosco poco Agostino Arioli, ma posso dire che con la sua esperienza e formazione è uno a cui piace fare le cose per bene, lasciando che siano le sue creature a parlare per lui. Ed ecco, nella Huxley ho percepito profumi e sapori di una birra luppolata, mascherati sotto un rotondità magnifica che la rende un perfetto esempio di stile: poca forma e tanta sostanza.

Guarda caso proprio nello stand affianco ho trovato un’altra IPL: Bassa Marea del Birrificio Lariano. Luciano Longo, dall’alto della sua statura, è un altro birraio che parla poco e conclude molto. La Falesia Dunkel Bock è qualcosa di clamoroso ma anche quando si cimenta con i luppoli della Ciube Double IPA ne esce a testa alta.

Stavolta ho assaggiato Mugnach, Tripel con albicocche. Germania, USA, Belgio: qualunque bandiera si scelga il Birrificio Lariano è una garanzia. E questa birra, capace di aggiungere uno strato di confettura d’albicocche al già spesso substrato gustativo di una Tripel, senza sovvertire il carattere originale, dimostra un savoir faire eccellente.

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Käck’n Zoigl selezionata da The Drunken Duck: una chicca che non mi sono fatto scappare

La sorpresa fuori dai 25 birrifici partecipanti è stata la Käck’n Zoigl, una Keller comunale selezionata dal pub The Drunken Duck. Mia prima Zoigl in assoluto. Un’esperienza piuttosto che uno stile, di cui poco si apprezza se consumata lontano dal luogo di origine.

L’assaggio mi ha sussurrato di tradizione, produzione casalinga e condivisione comunale, valori che sono valsi l’assaggio e che hanno fatto crescere la voglia di vivere l’esperienza in terra natale. Menzione d’onore alla prolissa spiegazione che mi è stata autonomamente offerta al banco, che denota una volontà superiore a fare cultura birraria. Chapeau

Non conoscevo il birrificio Porta Bruciata e ho assaggiato un paio di cosucce. La Pallata, American Pale Ale, con cui ho avuto la conferma della cifra stilistica luppolata, marchio di fabbrica del birrificio. Vorrei però riprovare Badessa, la loro Tripel, che mi ha lasciato un’ottima impressione e che dimostra la capacità di diversificare la produzione.

Dulcis in fundo lo splendido Barley Wine di War, Too Hard to Handle. Spet-ta-co-la-re! Un dolcione incredibile, caldo e suadente nei suoi 10.5% ABV, ma che possiede una consistenza tattile piacevolissima e che farà andare i golosi (e non solo) in brodo di giuggiole.

Le birre che un giorno assaggerò.

L’intera linea CR/AK, birrificio a cui chiedo scusa per non avere tenuto da parte. Ma tra la breve distanza da casa e l’assalto dei visitatori ho preferito assaggiare altro. Nel frattempo il birrificio ha sbancato i botteghini, chiudendo alcune spine già il sabato sera e dichiarando il sold out nel primo pomeriggio di domenica. Assaggiata solo la Plain of the Po, DDH IPA che conferma l’eccellente lavoro di questo birrificio sulle birre straluppolate e ne giustifica l’attuale interesse da parte del pubblico. La birra di cui mi è rimasta tanta curiosità? Mansueto, consigliatami più volte.

Wit di Extraomnes: birra recentemente introdotta dal birrificio più belga d’Italia, che sarei stato veramente curioso di assaggiare. Purtroppo quando mi sono presentato allo stand era già stata sostituita. Al suo posto ho trovato Resident Evil, una Belgian Strong Ale da 10 gradi alcolici, e non mi è sembrato proprio il caso.

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Lo stand Ritual Lab si trasforma in un giardino pret-a-porter

E forse un giorno assaggerò anche la Papanero di Ritual Lab, birra presente in anteprima che pochissimi hanno avuto la possibilità di assaggiare. E tra quei pochissimi purtroppo mancava il sottoscritto. Un birrificio classificatosi terzo, di cui quest’anno ho assaggiato grandi birre, e su cui terrei un occhio di riguardo in questo 2020.

Non solo birra artigianale Firenze ma anche cibo fiorentino.

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L’immancabile assaggio di street food fiorentino: panino col Lampredotto

Nell’articolo precedente ho già espresso i miei complimenti all’organizzazione per l’eccellente selezione dell’area food. Arancini siciliani, la cucina fiorentina mischiata a quella asiatica, lo gnocco fritto, la classica pizza o panino. I pareri raccolti sono stati positivi, a occhio i prodotti erano buoni, nonostante fossimo a un festival, e certamente la possibilità di scelta era invidiabile.

Ma non mi voglia la stessa organizzazione se alle interminabili file in coda ho preferito una passeggiata fino al vicino chiosco posto all’esterno della location, dove ho assaggiato un ottimo panino col lampredotto con tutte le salse del caso. Stomaco rifocillato e via di nuovo a bere!

Sono molto contento perché sono riuscito ad assaggiare più o meno di tutto. Birra artigianale Firenze è stata l’occasione per tastare il polso del movimento birrario italiano, di quello che è stato fatto e di quello che sarà.

C’eravate anche voi a Birraio dell’anno 2019? Quali birre avete assaggiato? Quali sono state le vostre migliori e peggiori bevute?

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