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Birra artigianale campana: uno strano addio al celibato. Seconda parte

Tra assaggi a mitraglia e temperature roventi il mio tour a caccia di birra artigianale campana giungeva al culmine.

Proseguiva il mio goliardico addio al celibato sotto forma di tour della birra artigianale campana. Era quasi ora di pranzo. Nello stomaco c’era un sacco di pane liquido ma zero pane solido. Dunque la fame era un pensiero forte. Secondo la tabella di marcia avremmo dovuto soffrire ancora per poco: adesso era previsto il pranzo in pizzeria. E non una pizzeria qualsiasi, bensì Carlo Sammarco 2.0.

Purtroppo un messaggio da parte di Achille Certezza del Birrificio Felix sconvolge i miei piani: “alle 14:00 devo andare via”. Panico. Uno sguardo all’orologio in cerca di conforto. Che però non arriva: sono le 12:30 e per arrivare al birrificio (Crispano, NA) ci vuole quasi un’ora. Uno sguardo d’intesa con Alberto Mochetti – compagno di viaggio e guida – e la decisione è presa: la pizza sarebbe andata a farsi benedire ma giammai avremmo rinunciato alla birra.

Purtroppo il destino non ci vuole bene.

birra artigianale campana seconda imbottigliatrice felix

L’impressionante imbottigliatrice che mi accoglie all’ingresso in birrificio

Come se non bastasse il ritardo ci pensa Google Maps a metterci fretta, portandoci fuori strada un paio di volte e costringendoci ad allungare il tragitto di parecchio. Ma alla fine siamo riusciti a giungere a destinazione. Ad accoglierci assieme ad Achille c’è il fratello Giuseppe. La prima cosa che mi impressiona – in positivo – è l’imbottigliatrice, da sola grande quanto un sesto del birrificio. L’impianto Easybrau è da 6 hl mentre la cantina possiede 3 tini da 6.7 hl e 5 da 14 hl.

birra artigianale campana seconda felix

Felix prende il nome dal territorio di appartenenza, tra Napoli e Caserta, lo stesso che Plinio il Vecchio definì Campania Felix, ovvero ‘terra felicemente fertile’. Felix significa quindi fecondo e lascia intuire una filosofia produttiva molto generosa. Il colmo dei colmi: sono a stomaco vuoto e in birrificio è in corso una cotta. Questo non solo è un paradosso ma significa anche che il birrificio è pieno di vapori e umidità. Nel frattempo fuori c’è il solleone. Ma tutto questo non ci ha impedito di stappare non una, non due ma ben 6 bottiglie. Le ho volute provare tutte ma a fine assaggio ero provato anch’io. Ne è però valsa la pena: il Birrificio Felix è stata la scoperta più felice di questo tour a caccia di birra artigianale campana.

Evvai, si continua a bere – come se avessimo mai smesso!

birra artigianale campana seconda parte

Reginè è la nuova nata in casa Felix. Si tratta di una Helles rifermentata (5.5% abv). Uno splendido esemplare di morbidezza maltata (miele, pane fragrante e frollino), pepata al punto giusto (luppolo Tettnanger). In bocca l’amaro è vincente. Retrogusto vegetale e pizzicotti di pepe. Hopperbach American Pale Ale (6% abv) si presenta straordinariamente pulita, sia al naso che in bocca. L’aroma riporta uva a bacca bianca con suggestioni da cocktail tropicale (luppolo Galaxy). Il malto si sacrifica in virtù del luppolo e della godibilità complessiva. Sentori zesty a corredo. Una birra luppolata di facile approccio.

Ten è una Smoked Ale (6% abv) a dir poco magica. Il naso viene fin da subito accolto da conturbanti fumi (ricotta e scamorza), mentre in sottofondo si stende un tappeto di malti, a tratti fragranti. In bocca l’affumicatura è più modesta rispetto al naso, favorendo l’emersione di caramello e biscotto. Birra pingue e squisitamente dolce, senza un filo di amaro, dal finale godibile e privo di derive stucchevoli. Eccezionale.

Il punto di non ritorno è stato raggiunto.

Si alza il tiro con Efix, una Belgian Strong Ale (7.5% abv). Al naso dominano gli esteri fruttati e le spezie. In bocca è dolce come poche ma finisce straordinariamente secca. Merito dell’impiego di due ceppi di lievito differenti, che prosciugano qualsiasi zucchero residuo. Uno dei due – quello di origine belga – apporta anche un bel retrogusto terroso, che smorza la dolcezza complessiva e infonde un carattere rustico.

Sempre più su con Normanna, Tripel (9.7% abv). La birra è subdola ed è brava a nascondere l’alcol. Aroma fruttato (banana) e speziato (pepe), con contorno di caramello e biscotto. In bocca la tendenza dolce viene tenuta alle briglie dall’alcol, quasi impercettibile se non fosse per il morbido warming che dà assuefazione.

La birra che mi ha definitivamente mandato a fondo è stata Imperatrice, Imperial Stout di ben 10 gradi. Ne abbiamo addirittura assaggiate due versioni di età diverse. La versione giovane è ancora dolce e zuccherina, incentrata su liquirizia, cioccolato al latte e bevanda al caffè. Muta drasticamente l’impressione con la versione di quasi un anno di maturazione. Al posto degli zuccheri subentrano caffè in polvere, cioccolato fondente, Sherry e frutti rossi in macerazione.

Ancora una volta ce l’abbiamo fatta e siamo pronti a muoverci presso la prossima meta.

Dopo questa escalation alcolica siamo pronti a rimetterci in marcia. Nel primo pomeriggio è stata la volta del birrificio StiMalti (Casale di Carinola, CE). Il birrificio è stato aperto piuttosto recentemente (Aprile 2015) da Ferdinando Lonardo assieme alla moglie Giulia Ullucci. StiMalti predilige birre di facile beva, cosa che viene declinata sotto forma di stili classici, soprattutto di origine anglosassone e belga. L’impianto è da 7.5 hl mentre la cantina – prossima a un upgrade – è costituita da 3 fermentatori da 15 hl ciascuno. Di conseguenza si lavora sempre in doppia cotta.

birra artigianale campana seconda stimalti

Ho assaggiato la Scotch Ale chiamata Sta Scocciata (6.4% abv). Servita a pompa è pura goduria: la temperatura di servizio piuttosto alta e la pressoché totale assenza di bollicine consentono di apprezzare al meglio l’opulenza maltata (biscotto e caramello, miele di acacia e marzapane) con un accenno tostato di nocciola.

birra artigianale campana seconda stimalti bottiglie

Sta Tipa è una APA (5.1% abv) che conserva freschezza, resina e aghi di pino dei luppoli freschi. Il luppoleto domina una collina di caramello e crosta di pane. In bocca è oltremodo gustosa e fresca, parzialmente resinosa e marginalmente pepata. Il palato viene accarezzato da caramello liquido e biscotto manco fosse un Twix. E’ questo il segreto di questa birra: il caramello abbraccia la resina e assieme convolano a nozze fino al lungo retrogusto amaro.

Finalmente arriva l’ultima tappa di questo tour alla scoperta della birra artigianale campana.

birra artigianale campana seconda karma

L’ultimo birrificio è situato ad Alife in provincia di Caserta. Ancora una volta c’è di mezzo una coppia: Carmela e Mario, ovvero Karma. Il birrificio è un po’ distante, visto che si trova nell’Alto Casertano alle spalle del massiccio del Matese. Forse è proprio questo a renderlo unico: immerso in un’atmosfera bucolica ha il suo indiscutibile fascino. Non per nulla l’area esterna ospita ogni anno la festa d’estate del birrificio.

A dire la verità Karma nasce ad Alvignano, comune poco distante, dove è ancora operativo il vecchio impianto da 1 hl per la produzione delle birre stagionali, sociali e sperimentali. La produzione, avviata nel 2008, è cresciuta esponenzialmente grazie anche a una strategia commerciale penetrante supportata da un marketing intelligente, lo stesso da cui prendono vita bottiglie aggraziate che ricevono l’interesse della ristorazione.

birra artigianale campana seconda karma impianto

Nel 2015 diventa necessario trovare una location più spaziosa. Karma si sposta in campagna con un impianto Soci’s da 12 hl, corredato da numerosi fermentatori di varie dimensioni. Tutte le birre in questione sono ad alta fermentazione, eccezion fatta per l’ultima nata (Keller Pils), ovvero una birra a bassa fermentazione rifermentata in fusto/bottiglia. Del birrificio Karma ho assaggiato tre birre. Te ne parlerò nell’articolo dedicato alla mia visita a Caiazzo, dove Mario possiede un agripub con il pallino per i grani antichi.

Che addio al celibato è stato! Sembrava impossibile ma sono riuscito a portare a termine questo tour alla ricerca della birra artigianale campana. Il livello qualitativo medio è buono e le nuove realtà emergenti sono sempre più consapevoli di cosa vogliono proporre al grande pubblico. La birra artigianale è una realtà vivace, anche in Campania.

Cosa ne pensi del mio tour a caccia di birra artigianale campana? Quali dei birrifici visitati conosci?

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