birra artigianale campana tour

Birra artigianale campana: uno strano addio al celibato. Prima parte

Il mio è stato un addio al celibato non convenzionale: in tour alla scoperta della birra artigianale campana.

Quel che ho fatto la scorsa settimana ha un che di singolare: ho portato a termine un breve ma intenso tour a caccia di birra artigianale campana. In poco più di 24 ore ho fatto visita a sei – dico sei! – birrifici. E non è finita qui: in mezzo ci sono stati un locale birrario (Birstrò 2.0), il festival della birra artigianale a Baronissi, un gastropub (Terrae Motus) e una pizzeria d’autore (Pepe in Grani). Te ne parlerò man mano, ma prima fammi raccontare com’è venuto fuori questo bislacco tour.

Ti racconterò tutti nei dettagli ma partiamo dagli albori.

L’idea balzana di questo tour a suon di birra artigianale campana è venuta fuori quando ho incontrato Alberto Mochetti, socio e birraio presso il Birrificio Okorei di Marigliano, provincia di Napoli. In quell’occasione lui, incuriosito dalla mia prossima luna di miele intorno al mondo e del concatenato tour birrario coast-to-coast degli Stati Uniti, mi ha proposto un tour campano. Non mi sono fatto pregare: abbiamo abbozzato una tabella di marcia e, grazie alla disponibilità dei birrai, è venuto fuori un bel giretto.

La birra artigianale campana inizia proprio col Birrificio Okorei.

birra artigianale campana okorei

Lo avevo già visitato circa 3 anni fa ed ero curioso di visitarlo nuovamente dopo aver constatato il netto miglioramento delle ricette. Il birrificio opera con un impianto da 5 hl ed è equipaggiato di tre fermentatori da 15 hl e uno da 10 hl. Rispetto alla mia prima visita la gamma birraria ha subito un po’ di cambiamenti. Innanzitutto è andata via la iPOP-b – commercializzata molto prima della POP del Birrificio Baladin. In compenso sono arrivate Ultra (Winter Warmer) e Santa Subito (Tripel).

birra artigianale campana okorei botte

Contemporaneamente sono arrivate 4 botti di legno di quercia francesi, di cui due vergini una ex vino rosso. La quarta, ex Cognac, sta attualmente lasciando riposare la Ultra. La abbiamo assaggiata prima nella versione base (ancora bisognosa di maturazione) e successivamente il blend 50/5o con la Tramalti (Scotch Ale). Il mix è vincente, rafforzando il fronte maltato e determinando una più ampia escursione gustativa.

Non solo birra: anche il cibo vuole la sua parte.

Quella sera mi sono concesso un’esperienza gustativa “limite”, di autentico street food partenopeo. O’ Muss di Francesco Leone (San Valentino Torio, SA) è il locale ristorativo di una famiglia di venditori di frattaglie (in Campania si dice” ‘o per e ‘o muss” per riconoscere quali sono gli scarti dell’animale), cibo di origini povere ma oggi in grande spolvero.

birra artigianale campana muss francesco

Qui possono ordinare pezzi di vitello (trippa, mammella, interiora e muso) e di maiale (piede e muso), come in tanti altri posti. L’essenziale differenza risiede nella preparazione dei piatti, che avviene come tradizione con sale, limone, olive, lupini e finocchio (più peperoncino per i palati più arditi). A livello di trigliceridi è una bomba e a dire la verità ci vuole anche fegato per superare la sensazione congiunta di viscido, gommoso e grasso. Però il piatto è unico nel suo genere e la preparazione lo rende facilmente accessibile a tutti.

Il tour della birra artigianale campana continua, destinazione Maneba.

Il giorno dopo avremmo seguito una tabella di marcia molto serrata, fatta di ben 5 birrifici e 2 pizzerie nell’arco di appena 12 ore. Alle 8:30 siamo già in marcia verso il Birrificio Maneba (Striano, NA) di Nello Marciano. Maneba l’ho conosciuto ancora prima di Okorei. A dirla tutta è stato uno dei primissimi birrifici da me visitati. In questa seconda visita ho appreso con grande piacere che molto cose sono cambiate e che tante altre stanno per cambiare.

Ampliata in maniera importante la cantina di fermentazione, che possiede oggi una portata di 13 hl. E’ invece rimasto inalterato l’impianto, uno Spadoni da 6 hl. Al contempo sono arrivate un’imbottigliatrice e un’etichettatrice automatiche, oltre a ulteriore equipaggiamento. Ma la novità più entusiasmante è quella della trasformazione in birrificio agricolo. Nello Marciano ha acquistato dei campi per la coltivazione di orzo distico, lo stesso utilizzato nelle sue birre – sotto forma di malto, maltato presso il COBI di Ancona.

Nello è in gamba e ha l’occhio lungo.

Lo avevo già intuito ma sono bastate due chiacchiere per averne la conferma: Nello ha una dote commerciale invidiabile. Lo dimostra il fatto che durante tutto questo tempo non è rimasto con le mani in mano: oltre al locale Eccellenze Campane ne possiede oggi un altro. E un altro sta per inaugurare. Avrà circa 70 coperti, sarà incentrato sulle birre della casa ma darà anche spazio a produzioni esterne. Un banco birre organizzato per la mescita a retrobanco (servizio con le spalle al pubblico) lo rende originale, mentre una buona selezione di Rum terrà compagnia agli amici dei distillati di cereali. Da parte mia un grande in bocca al lupo a Nello.

E in quanto a birre come stiamo messi?

birra artigianale campana maneba

Ho assaggiato Masaniello (7.2% abv), etichettata come IPA ma descritta come Strong Bitter (ESB) sul sito del birrificio. Ad assaggio avvenuto l’impressione è che i luppoli, laddove fossero stati presenti, si siano qui spenti, lasciando un’abbondante tendenza dolce. Subito dopo è stata la volta di A’ Livella (7% abv).Una Stout muscolosa ma gentile, aggraziata al naso e morbida in bocca. Carezze di cioccolato, biscotto gelato, bevanda al caffè, liquirizia. La componente etilica non è pervenuta e contribuisce a renderla una Stout che ammicca ai non avvezzi alle birre scure. Dulcis in fundo ho assaggiato una delle nuove birre, ancora in fase di assestamento: è una Saison ed è prodotta con timo.

Messico&Nuvole, la faccia triste dell’America…

Il tour della birra artigianale campana prosegue con il più giovane Lievito & Nuvole (Avella, AV) di Alessio Manzo e Maria Luisa Gargione. Impianto Simatec da 6 hl e cantina di fermentazione con tre fermentatori isobarici da 12 hl e uno più piccolo da 6 hl. Della coppia il birraio è Alessio. La sua storia inizia nel 2007 tra corsi di degustazione e homebrewing. Una compagna che lo affianca lo convince a fare il salto nel mondo dei pro, cosa che accade nel 2011.

Un piccolo birrificio con grandi ambizioni.

birra artigianale campana lievito e nuvole

Lievito&Nuvole – nome che fa il verso alla canzone musicale Messico e Nuvole – si è affacciato sul mercato con una filosofia birraria molto chiara: competere su base internazionale. E’ per questo che Alessio non impiega ingredienti a vocazione territoriale, preferendo dare alle sue birre respiro internazionale, che vada oltre il cosiddetto made in Italy. Birrariamente parlando questo si riflette in una buona propensione alla sperimentazione. Strategica anche la divisione commerciale delle linee birraria. Una, rigorosamente in bottiglie da 75 cl, si chiama Première ed è destinata al canale HoReCa; l’altra, in bottiglie da 33 cl e fusti, è invece destinata a pub e locali birrari.

Ad assaggi fatti posso dire che Lievito&Nuvole mi ha dato un’ottima impressione.

I primi due assaggi sono stati illuminanti, entrambi di stampo belga. Ho bevuto la Belgian Trip, Belgian Strong Ale (7.3% abv) e la Sunny June, Blanche (4.8% abv) con coriandolo, buccia di limone e pepe rosa. La prima si è presentata nel bicchiere con un aspetto tale e quale a quello di una Juicy. Sottolinea l’impressione anche l’aroma, zeppo di frutta in forma di succo, con la banana a svettare su pesca e curaçao. Deliziosa la carezza speziata di contorno. In bocca è nuovamente zeppa di frutta, tuttavia è il rustico l’elemento dominante. Un rustico così intenso da aver risvegliato sopite memorie del mio viaggio in Belgio. Finale secco dal grande potere ripulente.

La seconda vince grazie all’alleanza tra frumento, coriandolo e pepe rosa, mentre il limone rimane in posizione imparziale limitandosi ad apportare un contributo zesty. Lattico limitato allo yogurt. Come per la birra precedente il sapore acre della polvere e della terra sono qui molto intense, dando un carattere fortemente ruspante. Successione di spezie e frutta e poi nuovamente spezie nel finale, questa volta con il contributo di scorza di limone.

Ancora birra artigianale campana: abbiamo fatto 30, facciamo 31 (assaggi).

Provata anche la Home Run (5.8% abv), una IPA sui generis: all’abbondante luppolaturasi aggiungono lievito Saison e sale. Sulla carta sembrava una birra ostica ma hanno fatto un ottimo lavoro di affinamento. Il risultato è un tris formato da lattico, sapido e rustico. Per converso viene penalizzata la componente erbacea e agrumata dei luppoli, che permane invece in bocca. Una birra “cattiva” che non nasconde il suo DNA belga e le sue origini campestri, con tutto ciò che comporta in termini di esteri fruttati e terroso.

Dark Lady, Stout (5.5% abv) è qualcosa di speciale, capace di raccogliere una quantità di descrittori impressionante in una gradazione alcolica standard: malti, delicate tostature, alcol (Porto) e frutti rossi (ciliegia). Intermezzo bello torrefatto (cioccolato) e finale tra il dolce e il salmastro (Marsala). Col tempo vien su una nota ossidata che ricorda la salsa Worcester. In bocca è il caffè l’ingrediente caratterizzante, accompagnato da cioccolato e Amaretto (liquore).

Proseguendo con gli assaggi ho provato la 25 Dicembre, birra natalizia abbondantemente speziata (scorze d’arancia, pepe rosa, cannella). Una birra che certamente non nasconde la speziatura. Pur tuttavia è difficile discernere le spezie utilizzate e questo è indice di un impiego corretto.

Assaggiato anche il nuovissimo Barley Wine della casa, ancora in fase di maturazione. In questa versione acerba l’aroma è oltremodo ricco di esteri fruttati, banana e bubble gum in particolare. L’opulenza dolce è confermata in bocca, dove il warming potenzia e rende irresistibili le note di banana, vaniglia e mandorla. Il finale ha ancora tendenza dolce, questa volta ammorbidito dal liquore (Whisky). Abbiamo chiuso gli assaggi con la Tropical Juice, una Fruit Ale che strizza l’occhio alle recenti NEIPA, prodotta con fermentazione lattica (lattobacilli) e aggiunta di mango e papaja.

Il tour alla scoperta della birra artigianale campana è ancora agli inizi ma è già possibile notare quanto sia alta l’asticella della qualità. Insomma, per chi non se ne fosse ancora accorto conviene tenere gli occhi puntati sulla Campania.

Conosci i birrifici visitati? Quali delle birre menzionate hai assaggiato?

x

Check Also

birstrò baronissi bacheca

Birstrò 2.0: quando la birra sposa il buon cibo

Il Birstrò 2.0 è un pub moderno situato a Baronissi,dove la birra artigianale si sposa ...