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Birra artigianale Abruzzo: visita ad Almond ’22

Il birrificio Almond’22 è capostipite della birra artigianale Abruzzo.

Quando si parla di birra artigianale Abruzzo bisogna rendere onore ad Almond’22. Un birrificio dalla lunga storia, non appartenente ai padri fondatori del movimento birrario italiano ma certamente pioniere della birra artigianale abruzzese. Il visionario birraio – il “folle”, a detta sua – è Jurij Ferri. La mia intervista mi aveva incuriosito e avevo desiderio di conoscerlo da vicino. Desiderio che si è finalmente avverato.

Birra nel cuore delle colline abruzzesi.

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Il birrificio si trova in campagna, all’interno di un edificio di legno su due piani. La parete frontale è in realtà una grande vetrata che riduce la distanza con l’ambiente circostante, avvicinandolo all’avventore. Più che un birrificio sembra infatti un rifugio, circondato da un paesaggio bucolico in cui si trovano produttori locali di vino, salumi e formaggi. Tornerò su questo punto più avanti.

Jurij Ferri ci presenta Miss birra artigianale Abruzzo.

Jurij Ferri è una vecchia leva ma ha l’aspetto del birraio moderno: bella presenza e dialettica sciolta. Di fatto è il primo venditore. Dire eclettico è dire poco: musicista, chef, birraio, sempre e comunque affamato di cultura. Il suo notevole background gli consente di spaziare con scioltezza dalle argomentazioni tecniche a quelle romantiche e persino a quelle più frivole.

Ascoltarlo è un piacere ed è la conferma di una personalità poliedrica. Jurij possiede lo spirito del bambino curioso e la consapevolezza dell’adulto. Merito probabilmente del suo ricco DNA, che racchiude Italia e Svezia. Difatti in Jurij convivono l’atteggiamento appassionato tipico degli italiani e il rigore nordeuropeo. Ad amalgamare questo bizzarro melting pot ci ha pensato Napoli, città in cui Jurij ha vissuto una fetta della sua vita e che ne ha inevitabilmente influenzato il carattere.

Birrai si diventa per scelta. Oppure no?

Jurij Ferri si definisce un “birraio per sbaglio”. Prima chef ed entusiasta del cibo, poi consulente di lingua inglese, capisce che nessuno dei due lavori fanno per lui. Cavalcando l’onda dell’entusiasmo che iniziava a diffondersi in Italia apre invece il birrificio Almond ’22, assieme alla moglie Valeria. Entrambi sono spronati dagli amici, che hanno assaggiato le prime cotte casalinghe e le hanno trovate entusiasmanti.

All’origine era una fabbrica di mandorle.

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La birra artigianale Abruzzo nasce a Silvi, località apprezzata sul fronte marino che possiede anche un’area medioevale in altura. Proprio qui Jurij  fa l’incontro che gli cambia la vita: un gruppo di frati sono intenti a produrre una birra di ispirazione monastica. Questa scena incuriosisce Jurij, che si lancia in uno studio matto reperendo in rete gli unici, costosi testi – 20 anni fa la birra artigianale italiana era ancora allo stato embrionale. Prima inizia con l’homebrewing e successivamente apre il birrificio. I locali originari sono quelli di un ex mandorlificio, dove le donne pelavano le mandorle (‘almond’) impiegate per la produzione dei famosi confetti di Sulmona.

Irie, Torbata, Farrotta, Fredrick sono le prime etichette.

Jurij ha dato vita ad alcuni stili oggi consueti ma che tempo addietro, soprattutto nell’ambito della birra artigianale Abruzzo, dovevano apparire come rivoluzionari. Presto Almond ’22 diventa sinonimo di birra made in Italy. Difatti già a partire dal quarto anno conquista l’attenzione internazionale e inizia l’esportazione negli Stati Uniti. Oggi la gamma delle birre è enorme e raggiunge le 30 etichette. L’obiettivo è comunque sempre quello di offrire bevute piacevoli senza stupire a tutti i costi, fatta di “comfort beer” che preferiscono la sobria eleganza alle aggressive luppolature tanto di moda.

Oltre all’entusiasmo c’è il carattere.

Da subito l’intenzione di Jurij è quella di dare alle sue birre un carattere distintivo. Per sua ammissione le prime ricette sono influenzate dalle birre europee che tanto ama bere (Belgio, Regno Unito). Tuttavia come birraio la sua prerogativa è offrire al consumatore qualcosa di diverso, di unico. Una delle birre artigianali Abruzzo più riuscite, la Pink IPA, ne è la chiara dimostrazione.

Una birra nata per gioco, dalla sfida che la moglie gli lancia, invitandolo a produrre una birra amara più buona della ReAle di Birra del Borgo, a quei tempi status symbol delle birre luppolate italiane. Ci riesce impiegando pepe rosa, un ingrediente che trascende lo stile. Una licenza poetica che gli costa cara: Pink IPA viene spesso esclusa dai concorsi birrari non essendo perfettamente in stile. Ma la decisione di Jurij è inamovibile: la birra Almond ’22 deve avere carattere.

Il vero terroir della birra è il birraio.

Per fortuna il pubblico non guarda i tecnicismi e bada al contenuto. A dirla tutta arriva anche il successo di critica, sebbene più dal settore gastronomico (Slow Food) che da quello birrario. In poco tempo Almond ’22 diventa portabandiera della birra artigianale Abruzzo grazie alle sue birre ad alta fermentazione. Ma in questo birrificio le sfide sono all’ordine del giorno ed è proprio grazie agli incontri con gli homebrewer – il birrificio è una vera e propria scuola della birra – che Jurij riceve nuovi input e decide di mettersi in gioco. Lo fa prima con le birre a bassa fermentazione, poi con quelle alla frutta e infine con quelle affinate in botte.

L’accoglienza a braccia aperte si trasforma in una piccola festa.

Sono arrivato in birrificio con uno scopo preciso: assaggiare la birra artigianale Abruzzo nel suo luogo di origine. Ma prima di aprire le danze Jurij tira fuori prodotti d’eccellenza abruzzesi. Ci sono l’olio evo (varietà Nocellara), il formaggio pecorino dell’amico mastro casaro, i salumi realizzati con le parti meno “nobili” del maiale (ventricina, testa, prosciutto, quinto-quarto, fegato). Grasso, unto e succulenza assieme sono l’occasione perfetta per stappare una bottiglia dopo l’altra. Orsù, che l’assaggio abbia inizio!

Hibernum, Tripel, 9% ABV, mono-malto (Pilsner) e mono-luppolo (Centennial), con aggiunta di scorze di bergamotto calabrese e pepe rosa. Profumi delicati di malti (pane, miele, frollino, leggero biscotto), spezie che abbisognano di tempo per emergere. Quando ciò avviene vengono fuori sentori di pepe e scorza di agrumi. Man mano il pepe sale in testa, mentre in sottofondo avanza l’alcol. Frutta a pasta arancio (pesca, albicocca) a fare da aroma centrale. Corpo morbido e avvolgente, carbonazione praticamente nulla. Le spezie dominano l’esperienza gustativa, col pepe che si diverte a saltare sopra il tappeto di malti (pane, frollino). Finale secco e alcol ripulente coronano una birra dalla grande beva. Retrogusto a tendenza amara e warming concentrato alla sola deglutizione. La classica birra apparentemente innocua che poi ti punisce.

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Torbata, Strong Ale, 7.9% ABV. La torba è la nota di testa e ricorda in parte la scamorza affumicata. L’affiancano i malti scuri, le delicate tostature (toffee, nocciola), la frutta rossa (uvetta, prugne) e le divagazioni etiliche di un whisky (tabacco, legno, vaniglia). Carbonazione nulla, corpo medio/leggero, mouthfeel vellutato. Torba dominante anche in bocca ma meno intensa. Miele di melata, crosta di pane, biscotto e toffee. Una birra dal carattere zuccherino pronunciato che fa perdere traccia di sé all’atto della deglutizione. Leggera astringenza da tostati (cioccolato fondente) e lungo retrogusto amaro.

Cherry Lips, Fruit Beer, 4.5% ABV, prodotta in collaborazione col birrificio Eastside di Latina e realizzata con amarene del Trentino e sale dell’Adriatico. Incipit selvatico che ricorda il  sottobosco, da cui emerge l’amarena nella sua forma più fresca. Carbonazione e corpo medi, mouthfeel tondo. Sapore delicatamente salato che esalta la componente acida. Dal connubio viene fuori il citrico, persistente anche nel retrogusto. Il tutto supportato da un tappeto di malti fragranti.

Pink IPA, 6.3% ABV, realizzata con luppoli Nelson Sauvin e Simcoe assieme al caratterizzante pepe rosa. Naso fruttato (pompelmo e arancia) e floreale, tracce esotiche (ananas) e resinose. Ben carbonata, corpo medio, mouthfeel rotondo. Tendenza amara accentuata dalla vivace carbonazione ma ben bilanciata da un fragrante tappeto di malti. Il pepe suona la carica, arricchendo l’esperienza gustativa ed enfatizzando il lato tropicale dei luppoli (ananas, papaya). Finale asciutto, amaro, erbaceo e citrico assieme, con il pepe a fare bella mostra di sé sia nel retrolfatto che nel retrogusto.

Doctor Hop, Session IPA, 4.9% ABV. Agrumi in testa e malti a supporto (cracker), aroma che ricorda il prosciutto cotto – off-flavor normalmente associato al coriandolo che qui non è presente. Carbonata, corpo medio, mouthfeel tondo e avvolgente. Il carattere luppolato è intenso ma gradevole (arancia dolce, curaçao), con il contrappeso maltato che viene fuori in fase di deglutizione.birra-artigianale-abruzzo-almond-22 (3)

Blanche de Valerie, 4.5% ABV. Naso fruttato e speziato, col frumento che corre in parallelo. Tra le due spezie canoniche (buccia d’arancia e coriandolo) la prima vince per intensità. Carbonazione media, corpo medio/pieno. In bocca primeggiano frumento e coriandolo, mentre l’arancia rimane in secondo piano e accompagna l’intera sorsata. Chiusura asciutta “ammorbidita” dal sapore di pane.

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Oak Reserva, birra affinata per 4 mesi in tonneaux di rovere francese sottoposti a pulizia attraverso acqua salata calda – antico metodo di pulizia che sfrutta la capacità naturale del sale di detannizzare la botte. Birra assaggiata in anteprima, non ancora etichettata (prevista una tiratura limitata di 1.600 pezzi). In testa vi sono tostature e torrefazioni che incontrano e sposano l’alcol. La sapidità si evince dal carattere salmastro che ricorda il Marsala. Frutta rossa sotto spirito (ciliegie, amarene) e affumicato a margine. Carbonazione assente, corpo leggero. In bocca è un matrimonio di toffee e sale, dal cui sodalizio viene fuori un interessante citrico di arancia caramellata. Alcol quasi impercettibile per una birra dal grande carattere che non alza mai la voce. Il citrico è probabilmente la vera sorpresa, che snellisce la bevuta rendendo più gradevole l’impianto tostato. Finale secco e retrolfatto di Amaretto.

Oggi la birra artigianale Abruzzo non è più suo esclusivo appannaggio ma bisogna ammettere che il lavoro di Almond ’22 è stato importante per portare l’intera regione all’attenzione del pubblico italiano e non solo.

Conoscete anche voi il birrificio Almond ’22? Quali sono le vostre birre preferite?

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