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Birra al supermercato: che confusione!

a birra al supermercato non è più solo industriale. Arrivano anche quelle artigianali e non convenzionali. Quali conseguenze per il consumatore?

Si torna a pigiare il tasto sul tema della birra al supermercato. Da tempo le multinazionali birrarie, più in generale tutti i birrifici industriali, hanno iniziato a comprendere il potenziale della birra artigianale ed il pericolo rappresentato dalla marea di microbirrifici esistenti. Ciascuno di questi, individualmente, possiede fette di mercato numericamente irrilevanti, ma due importanti fattori contribuiscono ad accrescere i timori dell’industria: il loro numero, considerevole a livello aggregato (in continua ascesa, tra l’altro), ed il relativo potenziale di crescita. Ma non solo.

La birra di stampo artigianale rappresenta, suo malgrado, un nemico di sé stessa. Non sono pochi gli esempi di birrifici industriali che si cimentano in tentativi piuttosto deludenti di imitazione del processo di produzione artigianale, legittimati dai vuoti normativi sul significato di birra artigianale.

Ed ecco che il loro principale canale di diffusione, ovvero la grande distribuzione, diventa teatro dove i più grandi (in termini dimensionali) birrifici mondiali sono chiamati a recitare. Lo spunto mi è stato offerto dalla foto che un amico mi ha inviato: all’interno di un (generico) supermercato c’è un intero reparto dedicato a birre, diciamo così, non convenzionali. Birre non industriali, ma neppure artigianali (ogni tanto qualcuna la si trova pure), sebbene vengano tuttavia percepite come tali. Perfette per calamitare l’attenzione dei consumatori stanchi delle classiche lager. Grande Giove! Qualche tempo fa avrei gridato al miracolo. Ma…non è tutto oro quel che luccica!

Quali sono gli effetti di questo fenomeno? Bisogna considerare sia pro che contro. Innanzitutto si tratta delle stesse birre che hanno rappresentato, per molti, il primo approccio al pub, quando si aveva la convinzione di bere artigianale (fenomeno gateway beer). Birre che hanno avvicinato, e continuano ad avvicinare, nuovi consumatori al mondo della craft beer. Effetto, questo, sicuramente positivo.

Sul rovescio della medaglia troviamo il “pericolo contagio“, riassumibile nel rischio di generare, nei nuovi consumatori, disillusione delle attese. Considerando la scarsa cura che la grande distribuzione riserva ai suoi prodotti, e quella che invece la birra artigianale richiede (che prima donna!), è più elevata la probabilità che il nuovo consumatore si trovi tra le mani una bottiglia “maltrattata”, praticamente imbevibile.

Altri aspetti che possono essere considerati: l’elevata rotazione cui le birre del supermercato sono soggette, che  rende possibile un consumo molto prossimo alla data di produzione (sebbene mi sia capitato di trovare sugli scaffali etichette con data di scadenza di gran lunga superata); il prezzo, superiore a quello delle classiche lager, generalmente inferiore a quello praticato dai dettaglianti. Infine, per dovere di cronaca, bisogna ammettere che non per forza una birra  artigianale abbia qualità superiore. Questo succede soprattutto tra i microbirrifici giovani, che hanno necessità di affinare la propria ricetta. Un processo che richiede ovviamente del tempo.

Quelli presentati sono solo alcuni degli aspetti da considerare. Forse neanche i più rilevanti. Tuttavia è pacifico ritenere che, nel futuro della birra artigianale, non solo italiana, la birra al supermercato avrà giocoforza un ruolo essenziale.

Qual è la tua opinione? qual è la prima cosa che pensi quando vedi una nuova birra al supermercato?

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