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Beer Attraction Rimini: assaggi vari ed eventuali

A Beer Attraction Rimini c’è talmente tanta birra che la caccia agli assaggi diventa una corsa contro il tempo.

Dopo il resoconto della prima giornata concludo la disamina degli assaggi intercorsi durante il secondo e terzo giorno di Beer Attraction Rimini.

La seconda giornata è iniziata alla grande con un birrificio apprezzato dagli addetti ai lavori ma – ahimè – ancora sconosciuto al sottoscritto: Picobrew. Ho conosciuto il suo mastro, Pietro Tognoni, che assieme alla birra si diletta anche nella produzione caseria, hobby da cui è nata la costola PiCheese. Un birrificio-non-birrificio con una filosofia precisa: testa bassa e pedalare, letteralmente.

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Scimunit, il formaggio a marchio PicoCheese, costola casearia di PicoBrew

Tecnicamente è una beer firm ma pur in mancanza di impianti di proprietà ha tutti i connotati di un birrificio vero e proprio. Innanzitutto la produzione, di cui Pietro si occupa dalla ricetta alla cotta. E poi la strategia distributiva, la stessa che ha decretato il successo del birrificio. Il termine “itinerante” è stato preso sul serio e in birrificio si sono attrezzati in tal senso, costruendo un carretto su tre ruote con cui viene distribuita felicità liquida. Oggi, nonostante sia subentrato anche un locale di proprietà, l’attività itinerante continua nella zona Navigli a Milano, per la gioia dei romantici.

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Schwarze Negher, Schwarzbier di PicoBrew

PicoBrew è famoso per le sue basse fermentazioni e devo ammettere che gli assaggi sono stati di livello: Eger, Keller Pils con luppoli Saaz, Saphir e Spalt; Big Up, Imperial Pils con dry-hopping di Citra e bacche di goji; infine Schwarz Negher, chiaramente una Schwarzbier, la mia preferita.

Ho assaggiato anche Road to Vallonia, interpretazione di Saison che prima al naso e poi al gusto conduce nelle ruspanti campagne belghe, puzzette al seguito. Abbinamento perfetto allo Scimunit, uno dei formaggi PicoCheese che fa il verso al valtellinese Scimudin, vagamente assimilabile a un Brie per consistenza e forma – sebbene più basso – ma dal sapore più deciso, marcato e campestre.

Beer Attraction che vai, birrificio che trovi.

Beer Attraction Rimini è stata poi l’occasione per rivedere 50&50 Brewery, birrificio di Varese incontrato anni addietro a Roma. Ho trovato una gamma birraria ampliata, ricca di alte e basse fermentazioni. Lodevole La Dr. Schulz, DDH IPA brassata con luppoli Citra e Simcoe e fermentata con lievito Vermont tipico delle New England IPA. Un balsamo al luppolo.

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BeBop, Bock del birrificio 50&50 Craft Brewery

Di tutt’altra pasta BeBop, Bock pubblicamente ispirata alla BiBock del Birrificio Italiano. In bollitura sono stati aggiunti luppoli Saphir in coni, Saphir e Tradition in pellet. Una licenza brassicola che, tralasciando i malti, avvicina la birra alle Maibock. Avesse la fragranza da decozione potrebbe entrare nell’olimpo dello stile. Ho chiuso in bellezza con Danko, massiccia Baltic Porter a bassa fermentazione. Esecuzione impeccabile che unisce le docili tostature di una Schwarzbier al carattere biscottato e fruttato delle Porter. L’alcol, morbido e caloroso, dalla golosa melassa evolve al suadente Porto.

Una manifestazione, tante sorprese.

Autentica sorpresa il siciliano Birrificio Chinaschi. Ho conosciuto Carlos, agronomo cileno sposatosi con agronoma californiana e trapiantato in Sicilia, dove ha lavorato prima come enologo e ora lavora come birraio. E’ lui a firmare le produzioni Chinaschi e complice il suo background le IGA sono strepitose.

Una in particolare: quella brassata con grano duro Siciliano “Perciasacchi” 20% di mosto di Zibibbo IGP Terre Siciliane aggiunto in maturazione. Ne esiste anche la versione “rossa”, prodotta con 20% di mosto di Nero D’avola, nata come ricetta natalizia e recentemente adattata a IGA.

Beer Attraction: oltre all’Italia c’è di più.

Ho trascorso quasi tutto il tempo nel padiglione dedicato alla birra artigianale italiana. Ma Beer Attraction Rimini è immensa e ogni padiglione offre delle chicche. Ales&Co mi ha consentito di gettare un occhio sulla scena internazionale, assaggiando in rapida successione una bella fetta d’Europa birraria moderna.

Dessert in a Can del birrificio norvegese Amundsen è una Pastry Stout prodotta con cocco, gocce di cioccolato e cookie. Ingredienti presenti in fila indiana all’interno della lattina a seguire gli ordini dei cookie. Ho assaggiato la sempreverde Gaffel Kolsch col beneficio del servizio a caduta dalla botticella, che assieme al beneficio della freschezza si colloca una spanna sopra la versione in bottiglia.

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Gaffel Kölsch servita a caduta dalla botticella presso lo stand del distributore italiano Ales&Co.

Intrigante Schwarzbrau, birrificio bavarese con annessa malteria e il fascino della fermentazione in vasche aperte. Axquisit è una Helles semplice ed efficace, priva di sbavature. Infine Bakalar, birrificio tradizionale della Repubblica Ceca. Ho assaggiato Tmavà Desikta, una Czech Dark Lager. Alcol da session (3.8% ABV) eppure quanto gusto! Tuttavia il titolo di best of the show va alla Bitter di Black Sheep, servita in cask tradizionale, elogio di malti caramellati e luppoli del vecchio continente uniti sotto l’impronta del nutty.

Tocca a Chianti Brew Fighters, birrificio della provincia di Siena. Tra le tante proposte presenti mi ha sbalordito Good Morning Chianti, Berliner Weisse al caffè. Me l’hanno descritta come “uno yogurtino al caffè” e tale si è rivelata.

Ottima anche La Villana, una Golden Ale e birra di bandiera del birrificio, caratterizzata da un amaro deciso e da una secchezza da manuale che non trascende nell’asciutto ma regala solo grande soddisfazione. Interessante infine La Bruciata, una Salty Smoked Ale che pur con qualche sbavatura ricorda perfettamente le mozzarelline ciliegia e la provola affumicata.

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La Bruciata, Salty Smoked Ale di Chianti Brew Fighters

In quanto a vecchie conoscenze ce ne sono state diverse. Innanzitutto Manerba. A quanto pare il birrificio ha allargato il tiro cimentandosi nelle alte fermentazioni, a quanto pare con ottimi risultati – la Belgian Strong ha vinto la medaglia di bronzo. A me è piaciuta Luppululà, una Keller Pils che beneficia della massiccia luppolatura di Saaz.

Nuovo assaggio anche per la Gilda dei Nani Birrai. E’ stato un piacere rivedere Angelo e Daniele e le loro birre naniche. Ho assaggiato Clerus, una Tripel al miele (Acacia ed Erica in proporzioni uguali). Tendenza amara, secchezza da manuale e leggera componente acidula del frumento ad alleggerire l’alcol, impercettibile nonostante i suoi 7.5% ABV.

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Clerus, Tripel al (doppio) miele de La Gilda dei Nani Birrai

Finalmente una IPA come si deve – all’inglese – allo stand del Birrificio Bellazzi. Si chiama Scoccia Wet, versione Fresh Hop della Soccia Vez, English IPA della casa, terza classificata nella sua categoria. Luppolatura tradizionale inglese (Willamette, EKG), un bagno di autenticità in mezzo a birre all’ultimo grido. Ben fatta anche la New England IPA, Santi e Madonne, realizzata in collaborazione con Blond Brothers: aromi travolgenti di frutta tropicale senza chiamare in causa il dank.

Grazie a Paolo Erne, autore di Cucina e Birra – ho acquistato una copia che recensirò presto – ho conosciuto il Birrificio Cittavecchia. Un birrificio della vecchia guardia, classe 1999, interprete di birre tra loro molto diverse: dalla Pin Up (Pale Ale all’ananas) alla Gorlot (versione sui generis di una Saison) fino al simil Gruit Formidable, quest’ultima simile a un amaro balsamico alle erbe. La migliore? Karnera, Irish Stout purosangue, che mi ha regalato un viaggio gratis sull’Isola Smeraldo.

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Karnera, Irish Stout del Birrificio Cittavecchia

Passo al Birrificio dei Castelli. Ho apprezzato Passion Rush, una Berliner Weisse con frutto della passione viola aggiunto in fermentazione (collaborazione con il birrificio The Wall), l’ottima Suave Blanche ma soprattutto la Black IPA Extrema Niger, incontro di liquirizia, pino, resina, caffè e cioccolato nello stesso bicchiere.

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Extrema Niger, Black IPA del Birrificio dei Castelli

Seconda conferma in rapida successione dall’abruzzese Opperbacco, a cui ho riservato le bevute più ardite. N.1 è un Barley Wine inglese passato per 6 mesi in barrique ex Montepulciano. Il passaggio in botte arricchisce il già ampio profilo organolettico con note lignee di vaniglia, mentre scaldandosi si trasforma in un caldo liquore, parte Marsala e parte Nocino. E poi ancora Abruxensis Moscato, nota acetica marcata (sidro, aceto di malto, succo di mela), leggero lattico e ricordi di campagna (fieno) su base cerearicola. Birra insospettabilmente morbida la pungenza aromatica.

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Abruxensis Moscato e Pecorino, Wild Beer del Birrificio Opperbacco

Assaggi d’altri tempi allo stand Lievito e Nuvole, che mi sbalordito con le nuove birre a bassa fermentazione in forma strepitosa. Mi riferisco sia a Golden Armor, una gradevolissima Helles con un panificato impreziosito dal miele, ma anche alla Hop2Space, una India Pale Lager che mi azzardo ad avvicinare alla Huxley del Birrificio Italiano.

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Golden Armor, Munich Helles del birrificio Lievito&Nuvole

Buona la Sixheaven Coconut IPA del Birrificio Eastside. Una versione anziana e penalizzata nell’intensità, eppure rimasta pulita e priva di imperfezioni, dimostrando l’impeccabile lavoro svolto in birrificio.Ho portato via la sua Baciami Ancora in lattina e la recensirò presto.

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Sixheaven, Coconut IPA del birrificio Eastside

Mi sono avvicinato al Birrificio Revertis per assaggiare la sua IGA Set, prodotta con 20% di mosto di Nebbiolo aggiunto a freddo delle Colline Nasca di Valtellina. IGA gradevole. Eppure a lasciarmi sorpreso è stata Mani di Fata, la Rye IPA, matrimonio di agrumi e conifere (balsamico), che alla secchezza stilistica aggiunge quella della segale, impiegata nelle giuste proporzioni.

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Mani di Fata, Rye IPA del Birrificio Revertis

In ambito sour menzione d’onore alla EvoqeSour #5, Fruit Sour Saison con Ciliegie, prima classificata nella sua categoria, aggressivamente acetica eppure elegante e facile da bere.

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EvoqeSour #5, Fruit Sour Saison con Ciliegie del Birrificio Evoqe

In quanto alle birre premiate a Beer Attraction Rimini ho assaggiato la Blonde Ale di casa Alveria, una Golden Ale impeccabile, e la Bock di Birracruda, prima nella sua categoria, che per quanto saporita non raggiunge il livello delle interpretazioni più fragranti dello stile.

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Blonde Ale del Birrificio Alveria

Sul tema vinicolo menziono le birre del birrificio Sagrin di Matteo Billia, homebrewer della vecchia guardia che ha recentemente intrapreso il percorso delle uve. Q+ Samos è una Brut IPA arricchita da enzimi – loro il compito di dare alla birra la secchezza di uno champagne – e fermentata con lievito da vino.

Ancora una volta la sorpresa arriva dalla birra che non cerchi, in questo caso Mattos, Imperial Coffee Stout arricchita con caffè monorigine 100% Arabica Central Mattos estratto tramite cold brew a 30 gradi con la partecipazione di Paolo Panero della Bottega delle Delizie. Una birra che mostra le 50 sfumature di caffè, dal chicco all’espresso.

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Mattos, Imperial Coffee Stout con caffè monorigine 100% Arabica Central Mattos del Birrificio Sagrin

Strepitosa la American IPA di Luckybrews, Brando. Gradevole la neonata del Piccolo Birrificio Clandestino, Midget, una Micro IPA arricchita da mango e passion fruit che rinuncia all’alcol ma non al piacere.

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Brando, American IPA di Luckybrews

Concludo col botto con il Birrificio di Cagliari. Figu Morisca (birra con fichi d’india) rende onore alla fama che la precede e Mela Pirongia, Tripel con mele cotogne bio, conferma che non è stata questione di fortuna. Complimenti Marco Secchi, il Birrificio di Cagliari è stato il mio preferito di Beer Attraction Rimini.

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