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Beer Attraction 2020: appunti di bevute

Beer Attraction 2020 è la manifestazione che ogni anno raccoglie tutta la birra artigianale italiana (e non solo).

Birra dell’Anno e Beer Attraction 2020 sono due facce della stessa medaglia. Entrambe le manifestazioni si svolgono a Rimini praticamente nello stesso periodo e molti le confondono. E’ bene fare chiarezza: Birra dell’Anno è il più importante concorso di birra artigianale italiana, Beer Attraction è la più importante fiera italiana di settore. In origine Rhex, da qualcuno chiamata ingiustamente “fiera della birra”, il suo vero nome è Beer&Food Attraction, per volontà dell’organizzazione di portare l’attenzione anche sulla gastronomia.

Una manifestazione che racconta la birra a 360 gradi: aggirarsi tra i vari padiglioni significa imbattersi in impianti di produzione, macchine per il confezionamento, agenzie di comunicazione, etichettatrici e quant’altro. Ecco perché qualcuno la confonde con una fiera: Beer Attraction è un grande raccoglitore dedicato alle più disparate forme birrarie.

Ma il succo della manifestazione rimane la birra, da bere. Complice la concomitanza con Birra dell’Anno quasi tutte le birre in gara sono presenti alla manifestazione. Assieme a loro tanti altri birrifici artigianali del panorama italiano e straniero, così come alcune presenze industriali. 

I miei assaggi a Beer Attraction.

Lo ammetto: di assaggi ne ho fatti una caterva. Con oltre 200 birrifici presenti come poteva essere diversamente? E poi era ciò a cui anelavo da tempo. Quando vivevo in Calabria la maggior parte dei birrifici italiani mi erano interdetti. Beer Attraction è stata l’occasione perfetta per recuperare il passo e fare il punto sull’evolutivo panorama della birra artigianale italiana.

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Rye Charles Black Soul Ipa del Birrificio Vecchia Orsa

Sono partito da Vecchia Orsa, birrificio nato da un progetto sociale di recupero dei lavoratori svantaggiati. Ne avevo sentito parlare durante la mia breve parentesi bolognese ma non avevo assaggiato nulla. L’azienda ha dimensione agricola, coltiva sia cereali che luppoli e dispone della prima certificazione Bio dell’Emilia Romagna.

Ho assaggiato la Golden Ale con luppolo Perle, la Saison con spezie (buccia d’arancia, pepe nero e rosa, cardamomo e ginepro), la Session IPA con luppoli Ekuanot, Summit e Galaxy – anche in dry hopping. Ma la vera scoperta è stata la Black Rye IPA. Realizzazione impeccabile: resina e pino con suggestioni balsamiche, liquirizia e bevanda al caffè sullo sfondo. La segale dona la giusta secchezza e una verve speziata. Tanto amaro ma nessuna aggressione al palato, con un filo di alcol (6.9%) a dare tiepido tepore.

Vecchie conoscenze e nuove scoperte.

Con piacere ho ritrovato il buon vecchio Brùton, di cui ho assaggiato l’intera gamma. Ne ricordavo la pulizia maniacale e nonostante siano trascorsi anni ho avuta la conferma. Pregevoli la Eva Keller Pils (100% Pils, luppoli Perle e Styrian Golding anche in dry-hopping) e la Abiura Saison.

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Limes e Limes Rosa IGA del Birrificio Brùton

Brùton adotta un approccio minimale e le sue birre lo confermano. La ricetta della Abiura è infatti la base su cui sono costruite le due IGA della casa: Limes, prodotta con mosto di Vermentino della Fattoria di Magliano, e la più recente Limes Rosa, ottenuta tramite vinificazione in bianco (senza parti solide dell’uva) di mosto di Sangiovese Rosè della stessa azienda. Ho chiuso in bellezza con la solida Dieci, un English Barley Wine di altrettanti gradi alcolici, dolce ma mai appiccicoso.

Una bella scoperta è stata il Birrificio Oldo di Andrea Soncini, birraio e consigliere Unionbirrai, presente a Beer Attraction 2020 con una moderna macchina per il confezionamento in lattina. Proprio destinate alla lattina sono le sue birre più recenti: DDH Pale Ale, Single Hop e l’ottima My Bloody, Berliner Weisse brassata con frutto della passione varietà gialla e frutto del drago, fermentata con lievito Kölsch e sottoposta a sour mash di 12 ore fino al raggiungimento di un pH di 3.5.

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La nuova gamma di birre in lattina del Birrificio Oldo

Sono rimasto sulla gamma sour assaggiando anche Saison Legni, blend di 2/3 Saison e 1/3 Lambic. Lo stesso Lambic che ho assaggiato subito dopo. Flora selvaggia probabilmente meno diversificata dei suoi cugini belgi ma risultato comunque entusiasmante. Acetico da aceto di malto, lattico da formaggio primo sale, ruspante nelle note di pelle di salame e fieno, crine di cavallo nel retrolfatto. In bocca mostra una certa maturità, con un ingresso fruttato (mela, pesca, arancia). Birra interessante che mostra l’altro lato della fermentazione spontanea made in Italy.

Con sommo piacere ho incontrato gli amici del Birrificio Okorei. Inevitabile l’assaggio della loro birra di bandiera, Tramalti Scotch Ale, per il terzo anno consecutivo sul podio di Birra dell’Anno. Devo ammettere di averla assaggiata in forma migliore. In compenso mi ha lasciato di stucco la strepitosa Elefante Bianco. Si tratta della loro creatura più recente, una White IPA che è una doccia fresca, capace di far convivere sotto lo stesso tetto amarezza e acidulità.

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Elefante Bianco, White IPA del Birrificio Okorei

Ottima anche la H Tagliata, American Dark Strong Ale prodotta in collaborazione con un gruppo di homebrewer campani (Menny bros). L’ho trovata piacevolmente nutty con qualche tono bruciato. Ha riscosso successo di pubblico Bombonera, una potente Imperial Stout da 10 gradi. La mescita a pompa ha ridotto carbonazione e percezione amara, trasformandola nell’alter ego oscuro di un Barley Wine. Mi ha dato l’impressione di avere un buon potenziale di miglioramento e per questo ho portato a casa un esemplare in bottiglia, che farò maturare in cantina.

Grande sorpresa è stata Rusticana, l’insolita Blanche prodotta dal Birrificio Claterna (Emilia Romagna, Castel San Pietro Terme), a me completamente sconosciuto. Si tratta di una birra affinata in botte con l’omonima varietà di prugne selvatiche autoctone. Citrica e profumata, ha saputo preservare l’anima da Blanche aggiungendovi il peculiare fruttato, pungente, selvatico, autentico.

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Rusticana, Blanche con prugne selvatiche del Birrificio Claterna

Altra piacevole scoperta è stata Il Conte Gelo (Lombardia, Vigevano), di cui ho assaggiato buona parte della selezione in compagnia del nuovo birraio, Davide Farioli. Fuori fase la Gragnola, meglio la Dubbel con fave Tonka e l’insolita Tripel ricca di esteri di banana. Ma la vera sorpresa è stata Vecchio Squalo, una Porter che mi ha fatto provare un déjà-vu in cui ho intravisto la Lady Pepper di Draco’s Cave.

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Fumeira, Smoked Ale del Birrificio Il Conte Gelo

Si tratta infatti di una birra prodotta con pepe nero passato in botti di whisky. Il passaggio eleva il classico pepato in un suggestivo mix di doghe di legno, torba e salmastro, assieme al sentore balsamico da oli essenziali che è il marchio di fabbrica delle spezie di Cucinantica.

Altro giro, altro birrificio nuovo.

Dulac (Lombardia, Galbiate), di cui ho assaggiato l’eccezionale Casciaball, Kölsch ai lamponi aggiunti a freddo per evitare l’estrazione del colore. La prima sorpresa è il colore, identico a quello di una Kölsch. Il profilo gusto-olfattivo è invece una piccola licenza brassicola, che sostituisce il fruttato tradizionale (ciliegia, mela, pera) con quello più marcato di lamponi. Sono loro a donare alla birra una rinfrescante acidulità che ben sposa l’impianto maltato ricco di fragrante pane e miele. Una birra “eretica” che trascende lo stile di base ma di cui preserva le caratteristiche.

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Casciaball, Kölsch ai lamponi del Birrificio Dulac

Ho ritrovato dopo anni il Birrificio Il Mastio. La sua Mabon English IPA, terza classificata nella sua categoria, mi ha riportato con la mente nella cara vecchia Inghilterra. La chicca è stata Real IGA “Steel”, blend di mosto d’uve Montepulciano (25%) e mosto di birra, fermentati e affinati insieme in acciaio. Della stessa birra esiste anche la versione maturata in botti ex Montepulciano.

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Mabon, English IPA del Birrificio Il Mastio

Inseguito per anni e finalmente acciuffato, ho assaggiato le birre del sardo Birrificio Mezzavia. E’ stato un piacere incontrare Alessandro Melis e Gianmichele Deiana e sono stati loro ad accompagnarmi negli assaggi. La gamma del birrificio consta di 5 birre base e 4 stagionali. Il fil rouge è la semplicità, senza rinunciare al carattere.

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Doralice, Munich Helles del Birrifizio Mezzavia

E di carattere nelle loro birre ne ho trovato da vendere. Soprattutto nella Doralice, Helles pulita e impeccabile, che nella sua invidiabile silhouette maltata nasconde golose tracce di miele. Deliziosa anche Corba, Porter che ammicca al cioccolato, raggiunge l’obiettivo nutty e sussurra caffè nel retrogusto senza trascendere nel torrefatto. 

Il mio Beer Attraction 2020 non era ancora finito. Di fronte a me avevo due giorni e sapevo che mi avrebbero regalato numerose bevute.

E voi quale birre avete assaggiato a Beer Attraction 2020?

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