Approfondiamo uno stile birrario. Barley Wine, il vino d’orzo

Approfitto dell’ispirazione fornita da un precedente post per introdurre un particolare stile birrario, il Barley Wine (o Barleywine). Letteralmente “vino d’orzo“, è da molti considerato l’equivalente birrario del vino (da cui il nome), del quale riprende alcune caratteristiche quali il colore (scuro, ebano e rubino soprattutto), l’alcol pronunciato (supera tranquillamente i 9% abv, arrivando perfino a 13-14%) e, in particolare, il metodo di conservazione.
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Di origine anglosassone, dell’ampia famiglia delle alte fermentazioni, per via delle sue particolari caratteristiche rientra spesso in una categoria a parte. Tipologia resa affascinante dall’eleganza del suo bouquet olfattivo/gustativo, dalla ricchezza e complessità dei suoi sapori e odori, intensi, che uniscono perfettamente elementi tipici della birra e del vino.

Spesso definite “birre da meditazione” (come succede per le birre Trappiste), in quanto costituiscono un’ottima alternativa ai liquori da dopocena (Cognac, Whiskey e Brandy), sorseggiate di fronte ad un caminetto nelle fredde giornate d’inverno. Birre che, complice il sostanzioso contenuto alcolico, tendono ad essere bevute con moderazione, adattandosi a degustazioni lente e ricercate, allietando i momenti di maggiore calma e tranquillità, con un pizzico di “concentrazione medidativa”. Le bottiglie a volte sono  difficilmente reperibili sul mercato, complice la produzione a tiratura limitata (i prezzi possono arrivare a cifre tali da disincentivarne l’acquisto), che alimenta ancora di più l’immagine di una birra “pregiata”, rischiando così di allontanarsi da quella più tradizionale che la rende adatta a qualsiasi occasione.

Rispetto alla birra, considerata un prodotto “vivo”, destinata ad essere consumata giovane per apprezzarne al meglio le qualità organolettiche, i Barley Wine preferiscono la maturazione e il riposo in cantina, anche per lunghi anni, il cui scopo è quello di favorirne l’ulteriore arricchimento di gusto e aromi (soprattutto se affinate in botti di legno). Il riposo e la maturazione sono poi testimoniate dalle date di lunghissima scadenza riportate in etichetta o, addirittura, dalla loro “quasi” assenza.
Se ne consiglia la degustazione con bicchieri di tipo Snifter (o Balloon), gli stessi impiegati per i liquori, la cui forma bassa e tondeggiante si adatta ad una bevuta “centellinata” e attenta. Innumerevoli possono essere gli abbinamenti enogastronomici, grazie all’ampio ventaglio di sensazioni offerte ma, tra quelle più riuscite, vi sono sicuramente i dolci, in particolare quelli caratterizzati da cioccolato e caffè. Qualcuno trova interessante anche l’accoppiamento col fumo, sigari soprattutto (l’immagine del liquore è qui evidente!). Già mi ci vedo, il prossimo inverno, con vestaglia indosso e bicchiere in mano 😛
Avete avuto modo di provare questo stile? Cosa ne pensate dell’immagine che lo caratterizza: è effettivamente birra da degustazioni ricercate, o piuttosto è vittima dell’immediata associazione col vino?
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