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Baladin, Teo Musso e l’uccellino che cinguetta

Un uccellino mi ha detto che il birrificio Baladin ha deciso di mostrare il suo vero volto: Teo Musso.

Hai notato che recentemente Teo Musso, patron di Birra Baladin, è comparso su Twitter? Non è un caso: si tratta di un’eccellente operazione di Personal Branding, cioè un modo tutto particolare di fare pubblicità. E’ semplice: basta sfruttare la notorietà di un personaggio – in questo caso il birraio/fondatore – per attirare l’attenzione sul brand, ovvero Baladin. In parole povere si tratta di un’astuta strategia di marketing per rivitalizzare l’immagine del birrificio.

Ho tirato su un circo perché amo la #BirraViva. È nata così #Baladin, come un cantastorie la racconto.

Questo è stato il suo primo tweet del “papà della birra artigianale italiana” (sic). Un messaggio che ha messo in chiaro almeno un paio di cose: la prima è che lui preferisce l’espressione “birra viva” – alternativa a birra artigianale – ma soprattutto che, “come un cantastorie”, si autoproclama portavoce del birrificio Baladin.

Fare Personal Branding è una mossa intelligente.

E ti dirò: lo è ancora di più parlando del mercato della birra artigianale italiana. Qui, più che di birrifici, si parla di microbirrifici, piccoli e a dimensione umana. E il birraio, oltre a essere protagonista della produzione, diventa anche il principale referente esterno, il volto umano dell’impresa. Senza neanche accorgercene birrificio e birraio diventano intercambiabili, due facce della stessa medaglia. Baladin non è più un microbirrificio, visto che produce annualmente 12 mila hl, ma rimane comunque un micro in confronto ai birrifici esteri. Teo Musso e Baladin, Baladin e Teo Musso. Il binomio funziona.

E adesso cinguetta mattina e sera.

La sua presenza sul social network è costante. Numerosi tweet nel giro di pochissimo tempo e grande padronanza dello strumento, ma soprattutto le foto scattate da una mano invisibile, fanno capire che dietro di lui c’è qualcun altro (un social media manager). E’ un classico (e anche il paradosso) del Personal Branding: ci si espone in prima persona ma il “lavoro sporco” tocca all’assistente personale.

Fare questo tipo di pubblicità è giusto o sbagliato?

Dipende. Fare Personal Branding non è peccato, anzi. E’ utile non solo per l’azienda ma anche per il consumatore, perché associa i valori e la filosofia del marchio al carattere del suo portavoce. C’è però il pericolo che il consumatore si faccia un’idea sbagliata. Baladin otterrà nuovo smalto o piuttosto Teo riceverà onori e gloria senza alcun impatto significato sul birrificio? Si presume che il birraio parli di birra. Qui, invece, sembra di trovarsi nella sala di attesa del barbiere: cene, eventi e pettegolezzo spinto.

Quello che mi lascia dubbioso è il motivo di questo improvviso cambio di strategia.

Mi spiego meglio. Una scelta del genere è forte e deve essere altrettanto forte la ragione sottostante. Il mio sospetto è che l’immagine di Baladin sia leggermente sbiadita, perlomeno in Italia. Per rivitalizzarla ne sono state provate diverse, tra cui il lancio della prima birra artigianale italiana in lattina, la POP, accolta piuttosto freddamente dal pubblico. Questo è un nuovo tentativo. Ma un uccellino, il cui flebile cinguettio dice “ci sono anche io”, sarà sufficiente?

Solo il tempo ci potrà dire se il Personal Branding di Baladin funziona. Per il momento il birrificio beneficia della novità raccogliendo un po’ di visibilità in più. E Teo gongola.

Tu cosa ne pensi del birrificio Baladin, di Teo Musso e del suo Personal Branding? Di’ la tua!

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