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Appuntamento con Birra del Borgo. Le novità

Birra del Borgo ospite del Malto Gradimento di Reggio Calabria. Un appuntamento nato dalla voglia di incontrarsi – e dunque conoscersi. Perfetto. Potevo mancare? Certo che no! Ecco com’è andata.

Birra del Borgo è una delle realtà italiane più conosciute nel settore dell’artigianale, in Italia e all’estero. Un’impresa – in tutti i sensi – partita nel lontano 2005, e che il prossimo anno festeggerà la decennale. Nel corso di questi 10 anni ne è passata di birra sotto i ponti, ed è pacifico sostenere che anche BdB (diminutivo amichevole) ha contribuito in maniera significativa al mutamento del settore.

La crescita è paradossalmente ciò che più spaventa l’appassionato.

Il consumatore seriale ha a cuore gli standard qualitativi di un birrificio, e questo lo induce a temere che ogni cambiamento possa essere foriero di sventura. Ecco perché un ampliamento delle dimensioni degli impianti, oppure un occhio di riguardo all’estero, vengono generalmente visti come un pericolo. Ebbene, caro mio, non posso che darti ragione. Ma bada bene: non sto dicendo che il cambiamento fa male, anzi!

Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio.

Settimana scorsa il birrificio è stato presente al Malto Gradimento di Reggio Calabria, in occasione di una serata organizzata dal distributore Birtour. In rappresentanza di Birra del Borgo è stato presente Ezio Marcelli, Responsabile Commerciale. Da birrofilo curioso non mi sono fatto mancare l’occasione. Finalmente ho avuto modo di visitare il pub. E ne è valsa la pena. Com’è che si dice? Ah sì: due piccioni con un luppolo!

L’appuntamento strizza l’occhio alle realtà commerciali, ma vuole prima di tutto essere un modo per mostrare il lato umano del birrificio. Un modo per dire che sì, c’è la voglia di incontrarsi,  conoscersi, chiacchierare assieme. Con un bicchiere di birra in mano, ovviamente.

E le novità? Sono tante. Ma andiamo per ordine.

Dal 2005 a oggi Birra del Borgo è cresciuta in maniera considerevole. Bastano i numeri per confermarlo: la gamma di birre è oggi a quota 28, con circa 20 addetti in totale. Numeri, tra l’altro, destinati a crescere nel prossimo futuro, visto che le news arrivano a frotte.

Ho cercato di prendere più appunti possibile, sperando di non farti perdere neppure una virgola.

Leonardo di Vincenzo inizia la sua avventura brassicola come homebrewer, finché un illuminante incontro con l’onnipresente Kuaska non lo convince a “fare il salto” nel mondo dei pro. Nasce Birra del Borgo. Un nome che si lega al territorio: Borgorose è il comune di Rieti che ospita gli impianti. Precisamente, si tratta della frazione chiamata Collerosso. Quasi quasi un modesto villaggio. Ma è un nome importante per Leonardo, e a breve capirai perché.

Secondo te qual è stata la prima birra prodotta? Bravissimo, la ReAle!

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La ReAle, in tutto il suo splendore. Solo io sono innamorato di questi colori?

L’intenzione era quella di produrre un birra di derivazione anglosassone, morbida, poco carbonata. Ma al contempo – in netta controtendenza rispetto ai gusti del tempo – estremamente profumata. Nei primi mesi di vita del birrificio, Leonardo è persino spalleggiato da Mike Murphy, attuale brewer del birrificio norvegese Lervig. Pensa: a Collerosso trovi ancora le mattonelle che i due birrai posero assieme. Se non è questo un luogo di ricordi!

Dopo la ReAle è la volta di Duchessa, KeTo e Cortigiana.

Da lì in poi un’infinita serie di birre. Oggi divise in tre categorie: Classiche, Stagionali (12 birre, una al mese, prodotte una sola volta l’anno) e Bizzarre.

Nel 2009 il giro di boa: con una richiesta crescente, e uno spazio ormai soffocante, la produzione si sposta dalla frazione di Collerosso a quella di Spedino, in un capannone più spazioso, più comodo. Con una peculiarità: la campagna circostante è ricca di spezie – le stesse utilizzate in fase di produzione.

Il nuovo impianto vanta dimensioni da 24 hl. Contestualmente si è pensato all’aggiunta di nuove figure da impiegare nel birrificio. Nella fattispecie, subentra un chimico, cui viene affidato il delicato compito di individuare, isolare e studiare lieviti autoctoni, che verranno utilizzate per la produzione di birre particolari (birre acide/sour beer), molte delle quali appartenenti alla linea delle Bizzarre.

L’avevo intuito da quanto si dice di lui, ed Ezio me ne ha data conferma: Leonardo è un girovago instancabile.

Al punto che gli stessi ragazzi del birrificio hanno difficoltà a riuscire a stare al passo col suo dinamismo. Come in occasione del suo viaggio in giro per l’Italia, a seguito del quale si sono trovati tra le mani ben 120 botti di legno, senza avere la minima idea di cosa farne, e soprattutto dove metterle. Si sono guardati con perplessità, per poi convenire che Leo è un’inguaribile mattacchione.

Ma è anche un birraio con la vista lunga. Le stesse botti sono utilizzate per la produzione di una nuova gamma di birre – attualmente in fase di maturazione – che verranno rese disponibili a partire da fine 2016. Si tratta di esperimenti di fermentazione spontanea, che intendono ricalcare il mito dei celebri Lambic del Pajottenland belga. E la produzione avverrà a Collerosso, esattamente dove l’avventura Birra del Borgo è iniziata. Hai capito perché questo nome fosse importante? Oltre al valore affettivo, l’impianto di Collerosso ha più recentemente visto una rinascita commerciale.

I viaggi di Leonardo sono occasione per conoscere birrifici e incontrare birrai da tutto il mondo.

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Ezio alle prese con le nostre domande. Da notare l’immancabile birra in mano!

E’ così che iniziano le prime collaboration brew: BrewDog, Gaenstaller, The Bridge, Lervig, To Øl. Assieme a molti dei relativi birrai vedono la luce anche diverse varianti della ReAle, secondo il filone “Se la ReAle fosse…”. Piuttosto che reinterpretare la medesima ricetta, infatti, si è pensato bene di invitare birrifici stranieri a parteciparvi. Una curiosità: una di queste – in collaborazione con To Øl, Lervig, e un birrificio australiano – vede la generosa aggiunta di fiori di sambuco. Questo perché i relativi birrai, in occasione della visita al birrificio, notarono la pianta crescere spontanea nell’area attorno agli impianti. Semplice, nevvero? E noi che immaginiamo questi birrai come dei geni!

Ma le novità non sono finite qui!

A breve inizieremo a vedere in giro una nuova gamma di birre chiamata Nomad. Si tratta di una serie di birre – le prime tre saranno Pale Ale, Saison e IPA – prodotte da Leonardo di Vincenzo a Sydney, in Australia. E’ qui che Leo, con alcuni soci italiani e gli importatori istraliani, ha deciso di avviare una produzione a parallela. Entreranno invece in gamma BdB una Tripel, una Berliner Weisse e una Saison. E ancora: in arrivo una birra alle fragole (Fragus), che andrà a rimpolpare le già esistenti birre alla frutta (lamponi e ciliegie), mentre sono prossime alcune collaborazioni con l’università per la coltivazione di luppolo autoctono.

Nel frattempo il 2014 si è concluso con un risultato notevole: 10.000 hl.

Ovviamente non sono mancate le birre. Dopo tutte queste chiacchiere non ti nascondo che anche a me è venuta un po’ di sete. Vado, scrivo, e torno. Domani potrai leggere il seguito. Nel frattempo dimmi: quali delle birre menzionate hai provato? cosa te ne pare?

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