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Angelo Scacco: Birrificio La Fucina

Chiedi al birraio ospita Angelo Scacco del Birrificio La Fucina. O meglio: sedicente birraio. Lui preferisce farsi chiamare così. Indovina perché?

Angelo Scacco mi offre l’assist per parlare la prima volta sul blog del Birrificio La Fucina. L’ho conosciuto come beer firm ma da poco (Settembre 2014) è diventato birrificio artigianale a tutti gli effetti. Il suo nome ne svela l’anima: un calderone che ribolle di idee, creatività, lavoro e nobile arte artigiana. Il tutto condito con un po’ di antiche spezie medioevali. A ricoprire il ruolo di fabbro… ehm birraio ci pensa Angelo Scacco.

Cosa avrà da raccontarci? Scopriamolo assieme!

Benvenuto su Birramoriamoci, Angelo. Come in ogni nuova conoscenza bisogna rompere il ghiaccio. Purtroppo in questo momento mi viene in mente solo la birra artigianale. Che dici, l’argomento ti mette a tuo agio? Raccontaci chi è Angelo Scacco e che strada ha percorso fino all’apertura del Birrificio La Fucina.

Ciao, chi è Angelo Scacco, mi sembra la domanda più difficile a cui dare una risposta, per questo, dopo aver letto una prima volta tutte le domande, ho deciso di risponderti mentre sto facendo una cotta (produzione di birra). Angelo Scacco è un sedicente birraio, nel senso che ogni tanto ha idee di ricette che gli passano per la mente, il più delle volte non le realizza, il meno delle volte tenta di realizzarle, utilizzando un impianto da 500 litri (doppia cotta 1000); ad oggi è difficile che io mi definisca birraio, ogni giorno imparo qualcosa, quindi per ora va bene sedicente birraio. Prima ero un quasi affermato e stimato consulente aziendale e formatore; te lo spiego come lo spiegavo alla mia nonna, che non si capacitava di come io portassi soldi a casa: le aziende in difficoltà o con problemi chiamavano la società per cui lavoro, la quale mi spediva in giro per il mondo a risolvere problemi, definire linee guida, formare manager sui più diversi argomenti. Per mondo si intende mondo: Kazakhstan, Russia, Svezia, Inghilterra, Spagna, Grecia, Angola, Nigeria, Emirati arabi uniti, Kuwait, Romania, Svizzera; le cronache narrano che fossi bravino, ma non ci sono prove provate. Durante le pause di lavoro ho iniziato a produrre birra in casa come homebrewer, con ovvie fortune alterne. Nel 2012 ho deciso con altri due soci (che ora sono usciti dalla società) di fondare una beer firm chiamata La Fucina. Da settembre 2014, con Giovanni Di Salvo il mio nuovo socio nonché amico di infanzia e fraterno, La Fucina è diventata birrificio e siamo i felici possessori di un impianto di produzione da circa 120.000 litri l’anno. Oggi, con un lieve incremento di qualità della vita percorro i 150 metri che dividono casa mia dal birrificio quasi ogni giorno.

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Tra le tue birre mi ha incuriosito molto, moltissimo la Pescolanciano ComunAle. Rivisitazione in chiave moderna delle antiche Zoigl tedesche, si tratta di birre collettive che venivano brassate utilizzando un impianto comune del quale i cittadini disponevano a rotazione. Dico bene? com’è andato l’esperimento del Birrificio La Fucina?

La Pescolanciano ComunAle è un progetto diverso dalle antiche Zoigl tedesche.

L’idea di partenza era realizzare una birra per Pescolanciano, una birra artigianale che facesse avvicinare i cittadini del paese a questo mondo, permettendo a noi de La Fucina di avere un progetto figo da poter raccontare in giro e contribuire alla crescita economica del paese (non ci bastava assumere un giovane 23enne come assistente birraio, volevamo fare di più). Essendo anziano non ricordo esattamente quando mi è venuta l’idea della Pescolanciano ComunAle, ma di certo quello che abbiamo fatto è stato portare un questionario in tutti i locali del paese (4 bar, 2 pizzerie ed un ristorante); il questionario constava di 4 domande ed era rivolto a tutti, per permettere loro di progettare la Pescolanciano ComunAle, dopo aver raccolto tutti i dati, oltre 350 questionari (a Pescolanciano ci sono meno di 900 abitanti), abbiamo scritto la ricetta ed abbiamo pianificato una cotta pubblica, a cui abbiamo invitato tutto il paese. Durante la cotta pubblica abbiamo presentato tre proposte di etichetta realizzate da Gianni Caldararo un giovane fumettista e musicita di Pescolanciano. Al termine della cotta pubblica avevamo una birra prodotta e l’etichetta scelta. Dopo circa 45 giorni abbiamo presentato il risultato finale, in anteprima, a tutti i locali del paese ed abbiamo iniziato la commercializzazione, che avverrà sempre e solo a Pescolanciano. Il prezzo della bottiglia 0,5 litri al cliente finale è di 3 euro. Abbiamo deciso di non guadagnare, in pratica, su questa birra, perché crediamo che i primi a beneficiarne debbano essere i nostri compaesani e tutta la nostra economia locale. Per nostra fortuna il (mi sono assentato perché è iniziata ora la rampa verso il mash out) nostro mercato principale è il resto d’Italia, quindi guadagniamo li, ma ci fa molto piacere sapere che molto nostri clienti stanno venendo a Pescolanciano per visitare il birrificio ed assaggiare la Pescolanciano ComunAle. Di questa birra abbiamo già in programma una seconda cotta. Che dici è tutto chiaro?

Più chiaro di una Koelsch! Birra artigianale e medioevo, folte barbe e boccali colmi. Di echi medioevali il Birrificio La Fucina sembra pregno. A partire dal nome, che rievoca uno dei suoi luoghi tipici e con esso l’antica figura del fabbro. Perché nel tuo DNA dovrebbe scorrere roba che risale al primo millennio?

Innanzitutto il nome parte dagli alchimisti e dalla Fucina nella quale essi progettavano i loro “intrugli” e realizzavano i loro futuribili progetti. Quando abbiamo deciso di creare la Fucina a Milano e nella mia famiglia tutti mi dicevano che ero un pazzo a voler lasciare il lavoro di consulente per lanciarmi nel mondo della birra artigianale, e che stavo cercando di realizzare un’impresa in un momento poco propizio ed in un settore poco conosciuto. Allora si è trovata questa comunanza con gli alchimisti, e si decise di chiamare la beer firm come il laboratorio degli alchimisti ed utilizzare simboli alchemici per raccontare le nostre birre sulle etichette. Sarà anche un caso, ma a Pescolanciano c’è un castello risalente al 1300; nel quale, contro il parere di tutti, il Duca d’Alessandro decise di realizzare una fabbrica di ceramiche. Insomma qualche lieve parallelismo ci sta, non trovi?

Bé, direi proprio di sì. Non ho assolutamente idea della situazione della birra artigianale in Molise. Che si dice da quelle parti? siete stati travolti anche voi da quella spumeggiante onda bionda che impazza lungo tutto lo stivale?

In Molise siamo cresciuti, come numero, e credo anche qualità, negli ultimi due anni.

Pensa che prima del 2012 in Molise esistevano 2 birrifici; dal 2012 siamo nati in 6 fra beer firm e birrifici. Oltre a noi ci sono Cantaloop, degli amici Paolo ed Elide, che nel 2013 hanno costruito il terzo birrificio molisano, poi ci sono gli amici del Birrificio del Volturno, con un impianto nato nel 2014, qualche mese dopo di noi; ed oggi abbiamo altre 2 beer firm: birra Fardone (di Dario Fardone) e birre del Mistero (di Andrea De Santis) due home brewer che hanno deciso di produrre birre presso il nostro impianto. Con noi nacque anche Kashmir, beer firm che sta realizzando il proprio impianto.

Direi che possiamo parlare di una scena molisana in fermento.

Ci stiamo lavorando tutti insieme per farci conoscere meglio. L’aspetto positivo è dato dal fatto che siamo tutti giovani e che riusciamo a collaborare insieme sia dal punto di vista produttivo sia dal punto di vista della comunicazione e degli eventi. Certo possiamo sempre migliorare eh! Per me la cosa importante è che tutti siamo allineati verso la produzione di birre di qualità e che siano apprezzate sia nella nostra regione, ma anche nel resto della nazione e magari all’estero. Ora mi dedico al mash out ed inizio il filtraggio, tu rimani qui, che ho ancora due chicche da raccontare. Iniziato ora il filtraggio, vediamo quanto mi farà penare la nuova saison. Dicevamo? Ah si giusto, la scena molisana… sono oramai tanti quelli che richiedono birra artigianale nei pub, e siamo giunti anche all’apertura del primo vero beershop a Campobasso con anche mescita.

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Cosa bolle nel calderone del Birrificio la Fucina in questo momento? qualche ricetta/collaborazione prossima a vedere la luce?

A parte la birra saison che sta filtrando ad oggi abbiamo pronti tre nuovi progetti di collaborazione, il primo sarà con Cantaloop e Davide il birraio di Eataly Roma; a sei mani prepareremo una nuova birra in collaborazione che sarà presentata nei migliori locali italiani da metà ottobre. Noi come La Fucina stiamo preparandoci ad altre due collaborazioni straniere, verranno da noi a brasare due giovani birrifici emergenti stranieri, Pampus (Olanda) e Browar Twigg (Polonia), produrremo due ricette identiche sia sul nostro impianto a Pescolanciano sia sui loro impianti. Teoricamente il 2016 dovrà essere l’anno dell’export per la Fucina e continueranno collaborazioni con birrai stranieri. Ti vanno bene come anticipazioni?!? Me ne torno al mio filtraggio.

Domanda jolly: qual è il tuo luppolo preferito e perché?

Rispondo mentre sto spiegando il collegamento Fucina-Alchimisti. In questo momento il Topaz è il mio luppolo preferito, oggi lo sto utilizzando per la prima volta; mi piace perchè ha un ottimo bilanciamento, secondo me, fra amaro e leggeri sapori tropicali. Ci sto progettando una prossima birra oltretutto.

Chiedergli di parlare di birra è stato come invitarlo a nozze. Angelo Scacco con la birra si diverte una cifra. Adesso non rimane che visitare il Birrificio La Fucina di persona. E’ definitivamente nella mia wishlist.

Conoscevi già Angelo Scacco? Hai già bevuto qualcuna delle sue birre? Ma soprattutto: secondo te è più sedicente o più birraio?

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