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Angelo Priamo: La Gilda dei Nani Birrai

Chiedi al Birraio e Angelo Priamo, birraio de La Gilda dei Nani Birrai. Calabrese trapiantato a Pisa, ha un ingrediente segreto chiamato fantasy(a).

Ricordi la mia gita a Pisa durante la Settimana della Birra Artigianale? Bene. In quell’occasione ho conosciuto un altro birraio. Con una sorpresa: Angelo Priamo, birraio de La Gilda dei Nani Birrai, è mio compaesano. Ebbene sì, anche lui è originario della Calabria. Non potevo dunque farmi sfuggire l’occasione di intervistarlo, ché i calabresi birrai sono cosa rara.

Partiamo dalle tue origini: la Calabria. Quali peripezie ti hanno portato in quel di Pisa? Ma soprattutto: com’è che sei finito a fare birra?

Nell’ormai lontano 1978 , come tanti altri giovani calabresi, anch’io appena diplomato fui costretto a lasciare la Calabria per poter frequentare l’Università. Scelsi Pisa perché la facoltà di Ingegneria era una delle migliori in Italia: la dimensione della città e la qualità della vita in Toscana hanno poi influito sulla mia decisione di rimanere qui anche dopo la laurea. La passione per la birra artiginale è letteramente scoccata all’improvviso non molti anni fa, “contagiato” dal mio amico Maurizio Ronchi: da lì il classico percorso da homebrewer, intensificato negli ultimi anni prima dell’apertura del birrificio (quasi un cotta ogni settimana in all-grain).

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Dai nomi alle etichette. E’ evidente un forte interesse per il genere fantasy, in particolare per la tribù dei nani. Nel mezzo ci sta il Gioco del Ponte, che è invece un classico pisano. In quale punto si incontrano questi due mondi?

Più che di un punto d’incontro, si tratta di una zona di contaminazione reciproca: di un terreno più o meno esteso, nel quale l’universo fantasy e l’immaginario del Gioco del Ponte trovano molteplici opportunità di sovrapporsi e – il termine è assolutamente azzeccato – di fondersi. Ciò in virtù dell’esistenza di svariati elementi di affinità. Alcuni relativi all’ispirazione storiografica (che si rivolge al medioevo, sebbene favoloso in un caso, autentico nell’altro); altri riguardanti i riferimenti iconografici (in particolare i costumi pittoreschi e scenografici); altri ancora attinenti a quella che possiamo definire la vocazione dei personaggi protagonisti dei due mondi di cui parliamo: i nani delle saghe letterarie come Il Signore degli Anelli e i moderni combattenti pisani hanno in comune la natura guerriera e la, conseguente, robustezza di corporatura.

Qual è la cifra stilistica di Angelo Priamo come birraio?

Parlare di cifra stilistica mi sembra forse impegnativo: ancora, almeno. Diciamo che cerco di ispirarmi a determinati modelli tipologici, piuttosto che ad altri (quelli della scuola belga e dello scenario americano); e che la mia idea di bilanciamento del prodotto è incentrata su alcuni punti cardine: fra i quali la ricerca di un senso della misura nell’uso del luppolo; e di un rapporto equilibrato fra grado alcolico, corporatura e valori sensoriali salienti (l’amaro ad esempio) della birra.

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Naming, labeling e compagnia bella. Alla Gilda dei Nani Birrai avete messo su un progetto grafico davvero niente male, coerente in tutti i suoi aspetti. Bravi! Chi si occupa di curare l’immagine del birrificio? lo fate internamente o vi rivolgete a un’agenzia esterna?

L’idea di fondo, gli elementi di base e i contenuti che caratterizzano tutti i materiali grafici (da quelli riguardanti il birrificio in generale a quelli relativi alle singole etichette) sono frutto di elaborazioni – o magari anche di “pensate” estemporanee – che appartengono a noi in prima persona. A tradurre il tutto in immagini è però una disegnatrice (e illustratratice di fumetti) professionista: Laura Bagliani, che ringraziamo sinceramente.

Mi piacerebbe tanto scoprire che hai intenzione di trasferire un po’ di calabresità alle birre che stai producendo. O vuoi forse dirmi che lo stai già facendo e io non ne so nulla?

Al momento stiamo consolidando le ricette di base. Ma di sicuro teniamo la porta aperta alla possibilità, prima o poi, di procedere a qualche sperimentazione: e tra le opzioni già ipotizzate ci sono proprio quelle che riguardano ingredienti quali il peperoncino e la liquirizia, entrambi tipici della cultura alimentare calabrese

Sei aggiornato sull’attuale situazione della birra artigianale in Calabria? cosa ne pensi?

Si tratta di una realtà lontana, geograficamente intendo: e che quindi faccio fatica a seguire con la dovuta attenzione. Mi sembra però di poter dire che lo scenario presenti una forte vivacità, con un numero magari non alto, ancora, di marchi e impianti, ma con un incremento molto deciso negli ultimissimi anni: su una dozzina di realtà attive, solo un paio risalgono, come avviamento, a prima del 2010…

Domanda jolly: qual è il tuo luppolo preferito, e perché?

Qui la risposta non è univoca, per due ragioni. La prima è che Daniele ed io abbiamo “amori” diversi; la seconda è che, per quanto mi riguarda, non ho una passione esclusiva. In sintesi, le cose stanno così: il mio socio e amico palpita per l’Amarillo; mentre io propendo, collettivamente, per le varietà britanniche e statunitensi.

Domanda bonus: qual è la tua opera fantasy preferita, e perché?

Oltre a Tolkien (Il Signore degli Anelli, Lo hobbit) trovo molto affascinanti l’opera e lo stile di un autore come Marcus Heitz de Le cinque stirpi, epopea quasi interamente dedicata al popolo dei nani. Inoltre mi appassiona tutto ciò che è legato al gioco di miniature Warhammer (ovviamente la mia è un’armata di nani…).

Nani come se piovesse, insomma! Da suo conterraneo non posso che augurargli un grande in bocca al luppolo. Dalla Gilda dei Nani Birrai è tutto. Non so tu, ma io non vedo l’ora di provarla questa birra al peperoncino!

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