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Un altro birrificio belga? Di bene in meglio!

Da un birrificio belga all’altro, continua il mio andirivieni alla scoperta della birra artigianale. Sotto a chi tocca: De Glazen Toren e Girardin.

Con l’articolo di oggi abbiamo superato la metà del mio itinerario birrario in Belgio. Da quelle parti il tempo si è fermato, orgoglioso della sua tradizione brassicola secolare. Ma il tempo è stato anche maestro e ha insegnato che bisogna adattarsi al cambiamento. Ho avuto il piacere di toccare con mano i saporiti frutti nati dall’unione di passione innovazione. Mi ritengo molto lontano dall’essere un esperto di birra e ancor più di birra belga. Ce ne vogliono di viaggi per diventare esperti! Solo viaggiando, scoprendo e assaggiando è possibile accrescere la propria cultura birraria. Meglio così: vorrà dire che mi “sacrificherò” e farò incetta di destinazioni brassicole. Ma prima di volare torniamo coi piedi per terra e parliamo di cose serie.

Il primo birrificio belga mi ha commosso.

De Glazen Toren è il birrificio che mi ha lasciato più contento di tutti. Mi sono sentito in colpa a non averlo conosciuto prima. Tutto è iniziato nel 2004 come semplice divertimento. E per fortuna il divertimento c’è ancora. Ma allo stesso tempo c’è molto più lavoro. Inoltre tutto il guadagno è stato (e continua a essere) reinvestito nel birrificio: impianto, attrezzature, veicoli commerciali. Le dimensioni sono a misura d’uomo: affidabilità della tecnologia tedesca, impianto da 20 hl al giorno ma solo due cotte a settimana. Interessante scoprire che ben l’80% della produzione è destinata al mercato estero, con l’Italia in testa. Perché quasi tutto export? La risposta è semplice, quasi banale: c’è troppo da fare in birrificio per potersi occupare della distribuzione porta a porta. Questi numeri sono niente male per un birrificio che impiega solo tre persone. Le stesse che continuano ancora oggi, da sempre, a incartare a mano tutte le bottiglie, una per una. Aiutandoli nell’operazione, in mezzo a quel trio di “vecchi” dallo spirito giovanissimo, mi sono sentito come un nipotino coi nonni. Che tenerezza!

La qualità sempre e comunque, senza compromessi.

L’attenzione per la qualità è sottolineata dalla profondità di gamma: sole 6 birre prodotte in oltre 10 anni. Neanche tutte a produzione costante: 3 stagionali (Cuvée Angélique, Canaster, Lentebier) e 3 stabili (Saison d’Erpe-Mere, Ondineke, Jan De Lichte). La Saison è la birra di bandiera. Un solo malto (Pils) più frumento non maltato, due luppoli (Saaz per l’aroma e Magnum per amaro) e il prodigioso lievito Saison. Il lavoro di lieviti è prerogativa di tutte le birre. Fa eccezione la Blanche, speziata con buccia d’arancia amara e coriandolo. Al birrificio sono così convinti della bontà dei loro prodotti da utilizzare una shelf life di 24 mesi. Fanno bene, perché niente è lasciato al caso. E la birra, fresca, è una bomba!

Contro tutti i pronostici sono entrato in casa Girardin.

E’ dura entrare in questo birrificio. Infatti mi sono limitato a entrare in casa. Però mi sono comunque portato a casa un bel bottino: un’intervista, un bicchiere serigrafato e due assaggi dalla cantina. Emozionante scoprire che prima di me le mie orme sono state percorse da Michael Jackson – il famoso beer writer. Venuto a visitare Girardin quando era ancora in vita, abbracciò le botti per sentirle vibrare durante la loro fermentazione tumultuosa.

E’ un birrificio belga estremamente tradizionale, quasi all’antica.

Esportazioni quasi assenti, tant’è che il Belgio occupa il 95% della distribuzione. La produzione di Lambic inizia nel lontano 1882, mentre la generazione attuale risale al 1962. Oggi la tradizione brassicola della famiglia Girardin, giunta alla quarta generazione, è portata avanti da sole due persone, marito e moglie. Funzionale alla produzione birraria vi è la coltivazione di frumento, utilizzato in versione non maltata. Abbandonata invece quella di orzo, per mancanza di un maltificio che accettasse le loro piccole quantità. Una produzione difficile e delicata, quella del Lambic e della Geuze, visto che tutto dipende da un singolo naso. Esatto,  naso. Ecco perché quando il birraio è raffreddato non può produrre. E ho detto tutto.

Ogni birrificio belga ha la sua personalissima storia da raccontare. I birrai, la loro personalità e i loro aneddoti. Ogni realtà è diversa, originale, unica. Il Belgio, in particolare, è così affascinante perché può vantare una biodiversità enorme. Il risultato è un Paese dal fascino brassicolo immortale. Un paradiso.

Sei mai stato in Belgio? conosci i birrifici menzionati? quali loro birre hai provato?

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