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Ai Confini del Gusto: la mia recensione

Ai Confini del Gusto è un viaggio tra i cibi più bisclacchi del pianeta che nessuno ha il coraggio di raccontarvi.

Ai Confini del Gusto, ovvero agli albori dell’universo culinario. Mi viene in mente la mia prima lezione di degustazione birraria. Si parlava di memoria cinestesica, legata ai sensi. E’ quella parte di memoria che affonda le radici indietro nel tempo, all’infanzia e all’adolescenza di ciascuno di noi, e alle primordiali esperienze insite nel nostro DNA. Ti accorgi della sua presenza quando, al ristorante Tal dei Tali, assaggi la Parmigiana come la faceva tua nonna, un déjà vu gusto-olfattivo.

Luis Devin, autore di Ai Confini del Gusto, descrive i gastronauti come nerd del cibo, cacciatori di chicche gastronomiche, più rare che buone. Fa però un’importante premessa, anzi due. Le stesse che mi hanno convinto a leggere questo libro e che voglio farvi a mia volta con parole mie.

La prima è stimolare l’assaggio “dell’altro”. Viviamo avendo a disposizione praticamente tutto, al banco del supermercato siamo padroni della scelta. C’è il cibo che proviene da lontano, esotico, oppure quello dell’azienda agricola accanto, ma che esula dalla stagionalità. L’illusione del possesso assoluto ci induce a essere snob, a piluccare quello che mangiamo, costruendo diete ad personam. Ci sta, va bene. Il progresso è una possibilità di cui ciascuno ha diritto di usufruire.

Però c’è un effetto collaterale: questo atteggiamento crea in noi abitudini radicate. “No, questo non lo mangio perché così” e “no, quello perché colì”. Ed ecco il paradosso: abbiamo la possibilità di scegliere di tutto ma, nel dubbio, ci releghiamo nella nostra personalissima comfort zone gastronomica e ci accontentiamo di quanto abbiamo già assaggiato. Una grande, gigantesca perdita di opportunità. Tutto il resto? Non vale la pena assaggiarlo, peggio ancora per molti è da evitare.

Se proprio dobbiamo facciamo un piccolo strappo alla regola sul cibo italiano. Ma quando in gioco frattaglie, animali insoliti o ricette esotiche, non c’è verso di farlo neppure assaggiare. E’ razzismo culinario.

La seconda premessa riguarda la moda per il food porn. Nemesi dei critici gastronomici. Incubo dei ristoratori. La Chiara Ferragni dei food blogger. Nell’eterna lotta tra qualità e quantità il genere umano ha dimostrato di schierarsi a favore del lato oscuro del cibo.

Una tendenza preoccupante che dovrebbe farci riflettere sulla direzione dell’alimentazione mondiale: stupire. Il cibo diventa spettacolo, anzi lo è sempre stato, semplicemente con modi diversi. Credetemi: quando non troverete più i tortellini in brodo li rimpiangerete e nessun triplo hamburger avvitato con doppio cheddar carpiato riuscirà a procurarvi piacere sufficiente da sopperire alla perdita.

E adesso, con queste premesse, entriamo nel dettaglio del libro.

L’autore e la panoramica dell’opera.

Prima di essere autore Luis Devin – che è italiano – è antropologo, con un dottorato di ricerca presso l’Università di Torino e due diplomi al conservatorio. Il suo viaggio dell’illuminazione è stato in Africa centrale, dove ha ricevuto un rito di iniziazione ed è stato accettato nel clan dei pigmei Baka. Per qualche tempo ha vissuto a modo loro. E ha mangiato a modo loro, nutrendosi di polpette di moscerini e zuppe di larve. Al confronto il food porn è roba per poppanti. Li chiamano “crazy food” e, sbocconcellando le pagine, ne sono saltati fuori molti assaggiati durante il mio viaggio intorno al mondo.

Della sua esperienza ha scritto due opere. Quella seria, La foresta ti ha, e quella faceta, Ai confini del gusto. In realtà le due opere sono facce della stessa medaglia, che raccontano la stessa storia da un punto di vista diverso e con uno stile narrativo ritagliato all’uopo. Un tono leggero, ironico, e assolutamente privo di giudizi. Lo stesso atteggiamento che dovrebbe avere il lettore prima di immergersi nelle sue pagine, da prendere sul serio ma non troppo.

La lettura e le impressioni generali.

Le sinestesie sono da standing ovation. Parole in grado di creare proiezioni mentali nitide, aromi penetranti, sapori stuzzicanti, ingredienti sulla punta della lingua. Luis Devin non solo ti porge il cibo, te lo imbocca, aiutandoti a fare tuo quell’ingrediente sconosciuto. E quando proprio non è possibile trasferire l’idea, la sensazione, allora intervengono le eloquenti illustrazioni – che lui stesso ha disegnato.

E’ l’autore stesso a consigliare di “spizzicare” le pagine, a leggero alla stessa stregua di una rivista di gossip. Ho apprezzato il consiglio ma non l’ho fatto, leggendolo nell’ordine canonico. L’esercizio è però divertente e funziona come gli episodi di Black Mirror: tante trame, un solo tema. Del resto questo libro è un viaggio tra le culture gastronomiche. E un vero viaggio dovrebbe saltare di capitolo in capitolo, ovvero di paese in paese, senza un ordine supremo. Bensì dovrebbe agire d’istinto, come gli animali.

E’ un libro per tutti tranne per i deboli di stomaco. Polpette di moscerini, zuppe di nidi d’uccello, formiche ripiene di miele, tarantole fritte e formaggi abitati da larve saltanti. Sono solo alcuni dei cibi strani menzionati in questo testo. Riti e macabri frutto di necessità, un piacere d’altri tempi, un pezzo di storia, ma anche prelibatezze. Tutti ci ricordano che il gusto è un linguaggio di comunicazione universale e le sue espressioni sono infinite. Una vita non basta ad assaggiarle tutte e allora perché fermarsi alle poche che conosciamo?

Ai Confini del Gusto è un libro da sperimentare, più che da leggere. Le ricette ci sono, in abbondanza – circa 30. Ma non è il solito ricettario. Anziché ingolosire, l’autore quasi quasi vuole disgustare. Perché il macabro e il grottesco trovano sempre modo di far parlare di sé. Si vede che ha vissuto in popolazioni di cacciatori: la sua è una trappola e il lettore ci casca dentro come un alloco.

Catturato per male di curiosità, Ai Confini del Gusto offre un placebo, un farmaco filosofico, una delle tanti possibili cure contro un fenomeno universale: la discriminazione razziale.

La tecnica narrativa.

Tanto di cappello all’autore che sa incuriosire, invogliare, stuzzicare l’appetito; essere critico e oggettivo nell’esposizione, senza lasciare nulla al caso; essere pungente e provocatorio quando necessario. La sua dote consiste nel raccontare il cibo in maniera ironica, accattivante e divertente al tempo stesso, con un pizzico di tecnica che non guasta. Alla fine della lettura ci si fa una grassa risata ma le premesse antropologiche forniscono al testo quell’aura di autorevolezza necessaria a non prenderlo sottobanco.

Ai Confini del Gusto: conclusioni.

Ai Confini del Gusto è un viaggio intorno al mondo, tra culture diverse e distanti, prima di tornare a casa dolce casa. Con una nuova consapevolezza, sotto gli occhi di tutti ma invisibile e obliata: l’essere umano è onnivoro, con tutto quello che ne consegue.

Ai Confini del Gusto
Autore: Luis Devin
Editore: Sonzogno
Anno 2016
119 pagine
Prezzo: 9,99 euro

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