varietà luppolo tisane cicute

Varietà luppolo, tisane e cicute. Prima parte

Tutti ne parlano ma pochi le conoscono davvero. E’ giunto il momento di fare chiarezza: che sapore hanno le varietà luppolo?

Da tempo mi solleticava l’idea di “assaggiare” le varietà luppolo, una per una. La verità è che voglio allenare il mio naso e il mio palato fino al punto da saper riconoscere le varietà impiegate durante le mie recensioni. Non è fondamentale, né in qualità di giudice né tanto meno di degustatore amatoriale, ma è uno sfizio che mi voglio cacciare. Ovviamente ci vorrà un bel po’ di pratica prima di raggiungere il traguardo. A tutto questo affiancherò uno studio teorico, perché la pratica senza teoria non avrebbe senso. E’ deciso: varietà luppolo e palestra sensoriale sia!

Ho selezionato sette diverse varietà luppolo.

Cinque varietà sono in fiore (Centennial, Chinook, Athanum, Simcoe e Columbus), le altre due in pellet (Perle e Magnum). Subito la prima differenza: il pellet si disgrega a contatto con l’acqua bollente, sfaldandosi e acquisendo volume, formando una sorta di poltiglia verde. I luppoli in fiore, invece, rimangono tali e quali – al massimo si sfaldano un po’ e perdono qualche foglia. Non credo la differenza sia significativa ma il pellet sembra più adatto a una degustazione delle varietà luppolo.

Ancora non sapevo quello che mi aspettava…

Te lo assicuro: non è stato facile portare a termine gli assaggi. Tutti gli IBU di questo mondo non sono niente rispetto a una tisana di luppoli. E’ come bere un succo di luppolo, un concentrato di oli essenziali. Ma la strada è intrapresa e non si torna indietro. Stringo i denti e vado avanti.

Ad aprire le danze è il Perle.

Al naso sembra una tisana alle erbe – con qualche reminiscenza di tè – mentre il corpo aromatico è moderatamente citrico (succo di limone e in misura minore sulla buccia e la polpa d’arancia dolce). Aroma aspro ma delicato, con un accenno di resina. In bocca è una bomba amara. Anche qui c’è del fruttato: limone e lime sono presenti ma meno evidenti che al naso, mentre va meglio per buccia d’arancia amara e pompelmo. Il retrogusto è un mix di buccia di limone ed erbe che solletica la lingua.

La seconda varietà luppolo è il Magnum.

Aroma meno deciso del primo, timido e ovattato. A dirla tutta non è un granché. Dal tè siamo passati alla tisana alle erbe nuda e cruda, ritoccata di spezie e ammorbidita dal miele. Ecco: l’immagine cinestesica attivata dai suoi profumi è quella di un infuso di camomilla con un tocco di miele. E in bocca? Se il primo luppolo era amaro questo lo è ancora di più. Assaggiarlo saturale papille gustative e inaridisce la gola. Sono riuscito a intercettare note citriche in buccia (pompelmo, arancia, lime) ma non mi sono voluto spingere oltre. Un sorso basta e avanza.

Non c’è due senza tre: Centennial.

Inizio a odorarlo e rimango basito. Lemon curd? arancio ammuffito? formaggio Pecorino? C’è qualcosa di  funky nell’aroma di questo luppolo americano. Va decisamente meglio in bocca, dove l’amaro risulta deciso ma godibile. La tisana che ne viene fuori non è vischiosa né astringente quanto piuttosto un infuso di limone e buccia d’arancia con una suggestione di resina. Resina anche nel retrogusto lungo e persistente, leggermente piccante.

Non si può certo dire che assaggiare le diverse varietà luppolo sia un piacere. Adesso, però, ho una vaga idea di come facciano i birrai a decidere quali luppoli impiegare nella ricetta.

Di’ la verità: anche tu vai matto per il luppolo al punto da farti le tisane? quale varietà luppolo preferisci?

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