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Un tap takeover lungo 31 birre. Seconda parte

Continua la serie di assaggi in occasione del tap takeover della Thornbridge Brewery. L’ultima volta abbiamo scaldato le ugole. Oggi si fa sul serio!

Nella prima parte dell’articolo ho raccontato la prima parte delle bevute. Il che significa le birre di più modesta gradazione alcolica. Oggi si alza il tiro e si va ad assaggiare qualcosa di più impegnativo. Sei pronto a scoprire com’è andata a finire? Seguimi!

Tzara è il primo assaggio del giorno alla spina.

Si tratta di una Koelsh, 4,8% abv. Perfetta per una giornata di sole nella quale non vuoi fare altro che rinfrescarti all’aperto senza tralasciare il gusto. La carbonazione è vivace ma non prevarica l’esperienza gustativa, che in questo stile un po’ ibrido – alta fermentazione ma sapore e pulizia da bassa – esalta la croccantezza dei malti.

Si ritorna alle handpump con la Wild Side, Blonde Ale da 4,5% abv. Il naso è un cocktail fruttato: pera, mela, banana, un po’ di ACE e, nel finale, il ritorno alla carica dei malti (crosta e mollica di pane, cereali, miele di acacia). C’è morbidezza e rotondità in questo aroma, al quale bisogna fare non poca resistenza prima di affondare le labbra nel bicchiere. In bocca è meno tonda del previsto ma sempre con quell’eccellente fragranza maltosa che contraddistingue Thornbridge. C’è tanto pane, tantissimo, e più in là arriva anche il caramello e un leggero tocco di arancia in polpa. Godibile.

Melba è una pesca allo stato liquida.

L’impatto olfattivo è quello di un succo di frutta alla pesca, con un finale aromatico che vira prima verso l’arancia e poi sul leggero erbaceo luppolino. E’ una pesca dolce ma non stucchevole, con un po’ di asprezza in chiusura che ne equilibra l’altrimenti eccessiva rotondità. In bocca prosegue sullo stesso filone, assumendo i connotati leggermente più aspri del tè alla pesca piuttosto che del succo di frutta. A tenere compagnia alla pesca ci pensa qualche nota maltosa (crosta di pane, cracker, cereali, miele di arancio). Solita, deliziosa fragranza. In chiusura arrivano anche caramello e biscotto. Molto godibile e assolutamente non eccessiva, deliziosa per chi ama la pesca che qui ne troverà la sua inusuale versione liquida. Otter’s Tears 6% abv è una di quelle birre che puoi trovare solo in cask. Si tratta di una Pale Ale “ben luppolata”. L’impatto olfattivo è fresco, fruttato (ananas). E’ perfetta per chi vuole annusare e assaporare il piacere del luppolo in fiore, senza tuttavia subirne l’amarezza o la contaminazione di bollicine tipica della mescita alla spina. Ashford, Brown Ale da 4,2% abv. L’impatto olfattivo è dolce come dovrebbe essere, ricco e consistente di malti, ma c’è un bel sottofondo luppolino. E non finisce qui. Nonostante la modestissima gradazione ci sono corposità e ricchezza che le fanno assumere a tratti l’intensità e il carattere di una Scotch, con note di caramello misto ad alcol e frutta secca/rossa. Su tutte però prevale il biscotto, fragrante e croccante. In bocca la sensazione tattile è molto più leggera, sempre col caramello in evidenza ma questa volta allo stato liquido, accompagnato dalle note fresche ed esotiche dei luppoli. E’ fresca e corroborante, watery quanto basta. Retrogusto ricco di malti, mandorla e caramello e, nel finale, un leggero warming etilico.

Charlie Brown, birra al burro d’arachidi.

Burro d’arachidi? What the f**k! Ti immagini una mappazza colossale, vero? Sbagliato! Come tutte le birre della Thornbridge, per quanto caratterizzate da ingredienti inusuali e neanche facilissimi da gestire, il risultato è un incredibile equilibrio di sapori. In questa birra da 6,2% abv c’è tutta la rotonda dolciosità che il burro d’arachidi è in grado di apportare, senza però mai scadere nella stucchevolezza. Al naso c’è spazio anche per le caramellature mentre in bocca è più snella di quanto potresti immaginare. Ogni sorso ne chiama un altro, dimostrandone la solida beverinità. Non solo burro d’arachidi ma anche leggere note di torba e di un apparente passaggio in botte.

Cocoa Wonderland è però la perla che ti svolta la giornata.

Lo ammetto: per lei, da quando l’ho assaggiata, ho un debole. Quasi quasi metto in discussione la mia birra preferita della Thornbridge Brewery – attualmente la Black IPA Wild Raven. La ricetta è quella di una Chocolate Porter ma il risultato è qualcosa che va ben oltre la sola appartenenza stilistica. E’ gusto allo stato liquido, una delizia dalla prima all’ultima goccia. Una birra che ogni goloso – e non solo – non può farsi scappare. Aroma avvolgente, vellutato, opulento. Tanto cioccolato al latte – l’equivalente di una tazza di cioccolata. Dolcissima anche in bocca ma lontana anni luce dalla stucchevolezzza. Ci sono vaniglia, toffee, chocolate cake e un leggerissimo sentore di frutta rossa (ciliegia). In bocca è equilibrata alla grande dall’amaro del cacao in polvere, che ne caratterizza anche il retrogusto.

Salendo di gradazione alcolica – e non di poco – si trova la Otto, una robusta Weizen Doppelbock da 8 gradi alcolemici. L’impatto olfattivo è generoso, ricco della dolcissima abbondanza che caratterizza le birre di questa famiglia tedesca. C’è anche un grande livello di fragranza che rende il grano quasi masticabile. Sullo stesso livello la frutta: banana matura sicuramente ma ci sono anche pera e succo di mela, che pian piano si attenuano lasciando spazio alla corposità warming a base di frutta rossa (sherry) nel finale. In bocca è una tedesca come si deve. Finalmente, ché non ne potevo più di blande esecuzioni di frumento. Il grano abbonda, fragrante e acidulo. Il gusto è tendenzialmente dolce, con tonnellate di pane (mollica, crosta, bubblegum, banana matura) e nel retrogusto c’è un ritorno di frumento, leggero caramello e zucchero di canna.

Questo è tutto quello che la mia memoria – e il mio taccuino – riescono a ricordare.

Il tap takeover è lungo ma fenomentale. Nel mezzo ci sono chiacchiere, lavoro, divertimento, amicizie. E sicuramente tanta altra birra che ho bevuto senza ricamarci sopra. Mi piace prendere appunti di ciò che bevo, ma la birra artigianale è così buona e brava che non manca mai di ricordarmi che pur sempre di birra si tratta. Il suo ruolo è quello di lubrificante sociale.

Fuori dai concorsi birrari è così che va presa: scialla, per il gusto di bere bene, per dare sapore alle parole, rigorosamente nel formato della pinta – la mezza pinta lasciala alle schiappe come me 😉

Hai già bevuto qualcuna di queste birre? quale ti è piaciuta di più? Parliamone!

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