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Un tap takeover lungo 31 birre. Prima parte

Il tap takeover firmato Thornbridge: 31 vie, suddivise tra 17 spine e 14 handpump. Praticamente tutto il birrificio in un bancone. Ecco cosa ho bevuto.

Mentre in Italia il Ferragosto la maggior parte delle persone lo festeggiano sulla spiaggia qui in Inghilterra – che per l’accoglienza del mare non è propriamente famosa – sono riuscito comunque a fare il mio bagno a mare. Sì, in un mare di birra però. Sto parlando del lungo tap takeover – fusti a oltranza fino a esaurimento – organizzato dalla Thornbridge Brewery ospitato dal Craft Beer Co, pub di Londra situato nel quartiere di Clerkenwell. Il pub ha tutte le carte in regola per far parlare di sé nell’immensità dell’offerta artigianale londinese. Il bancone è immenso e ospita un fottio di birre: 45 linee suddivise tra spine e handpump. Occasione perfetta per provare il meglio della selezione del birrificio del Derbyshire in un solo momento.

Ma il tap takeover inizia lunedì. Domenica è tempo di assaggi random.

Siccome il manager del pub è un italiano mi sono trovato a bere Italia in terra straniera: Genziana di Birra del Borgo e Wallonie di Extraomnes. La prima mi ha sorpreso per livello di freschezza e per intensità delle note di radice derivanti dall’omonima pianta, decisamente più appaganti di quanto non fossero state nell’assaggio in bottiglia. La seconda  stata un po’ una delusione, non tanto perché non buona quanto piuttosto perché meno gustosa delle altre birre della casa – quando parlo di Extraomnes l’asticella è abbastanza alta. Non è mancato il pezzo da 90: Anglomania, un Barley Wine in collaborazione tra Evil Twin e Buxton. 10,3 gradi alcolemici e una beverinità mostruosa. Il tutto alle 7 di pomeriggio. Giusto per riscaldare le ugole, insomma.

Giunge finalmente il momento del tap takeover.

Si inizia in leggerezza con un grande classico: Made North, Bitter, 3,8% abv. L’aroma è ottimo e straordinariamente intenso per una birra abbondantemente nel range della sessionabilità. C’è tanto amaro ma non c’è nessuna ruffianeria. Solo erbaceo secco e rinfrescante con l’anteprima di qualcosa che in bocca si rivelerà piuttosto aspra. In sottofondo le note maltose, a tratti palpabili, ma sono solo una remota presenza dopo le invasioni erbacee. Nel mezzo c’è quel classico difetto che accomuna tanti stili inglesi e che va sotto il nome di diacetile. In bocca ha corpo snello ed esile, dalla consistenza tattile ai limiti dell’acquosità. Ma il sapore? Sorprendente! C’è un livello di intensità maltosa e di croccante fragranza che farebbe invidia a tante sue maggiorate sorelle. Carbonazione praticamente assente, va giù con facilitù commovente. Non è un prodigio di freschezza ma c’è un ritorno di note erbacee e quasi balsamiche invogliano a un altro sorso e un altro ancora. Se ti piace il sapore dolce e tondo dei malti l’amerai sicuramente.

Altra Bitter, con la Lord Marples si sale un peletto di gradazione alcolica (4%). Aroma leggermente nutty con quella nota di diacetile che non manca mai, in un livello che non pregiudica l’analisi olfattiva ma anzi vi aggiunge un tocco interessante. Non manca l’alcolico, piuttosto intenso per una birra di così bassa gradazione. Per il resto ci sono solo vaghe suggestioni maltose che richiamano i dolci della tradizione (biscotti e panettone). In bocca è tutta un’altra cosa. Come la Made North il corpo è sottile e snello ma l’acquosità è molto più attenuata risultando appena percettibile. Questo, in totale assenza di carbonazione, esalta le note maltose che risultano fragranti, masticabili e saporite. Non solo crosta di pane, farina di castagne e caramello ma anche frutta secca (nocciola). Retrogusto di leggero caramello bruciacchiato.

E siamo a tre. Leather Lane, Fruity Pale Ale, 4,5% abv.

L’impatto olfattivo è gentile, delicato, femmineo. E fruttato. Fedele alla descrizione le note di testa di questa birra sono decisamente fruttate. Frutta tagliata fresca piuttosto che di zuccherosità artificiosa della marmellata. Prevale l’esotico: ananas e passion fruit in primis ma anche kiwi, curaçao e uva spina. In bocca entra più dolce del previsto, con note di polpa piuttosto che di buccia. Segue l’ennesima deliziosa consistenza fragrante dei malti. E poi, inaspettamente, il ritorno della frutta, qui più intensa che all’ingresso: arancia, pesca a pasta gialla, melone e mandarino. I malti hanno invece il sapore di crosta di pane, cereali, crackers. Nel momento in cui malti e luppoli si incontrano si raggiunge il massimo livello di freschezza boccale. La sensazione fresca e leggermente aspra dell’ananas induce la voglia di darci dentro con l’ennesimo sorso. Il retrogusto si divide tra opulenza della mollica di pane e intensità dell’ananas.

Visto quante delizie? E’ commovente trovarle tutte in un solo pub. Ma la cosa più bella sai qual è? Che molte di queste birre sono prodotte solo in cask, per cui è veramente difficile trovarle altrove fuori dall’Inghilterra. E io le ho bevute. Scusa ma la cosa mi rende il petto tronfio di orgoglio – e la pancia gonfia di birra.

Domani la seconda parte delle bevute. Nel frattempo dimmi: quali di queste birre ti è già capitato di bere? cosa te ne pare?

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