lettera babbo natale

Natale artigianale: ecco la mia letterina

Caro Babbo Natale, quest’anno sono stato un bijoux. Per il nuovo anno mi merito un sacco di cose buone. Sei d’accordo? Ecco cosa vorrei!

A Natale siamo tutti più buoni, si dice. Considerando che stiamo parlando di birra artigianale me lo auguro proprio. Le premesse ci sono tutte. Il movimento cresce in maniera esponenziale. Di fronte a tale abbondanza tanti squali si tuffano nel mercato, addentando di tutto. Loro si meriterebbe il carbone, altro che regali! E magari capita anche di beccare qualche birrificio – diciamo così – un po’ sui generis. Ma noi siamo buoni e li perdoniamo. Ma per il 2016 ci vuole fermento. Mettiamola sui numeri, caro Babbo: ti chiedo 1 birrificio buono ogni 5. Ti sto chiedendo più roba ‘bbona per tutti. Non mi sembra esagerato. E poi?

E poi vorrei una definizione di birra artigianale.

Proprio nei giorni scorsi le placide acque hanno iniziato a muoversi. Era un po’ necessario: dopo oltre 18 anni  manca ancora un riconoscimento normativo della birra artigianale italiana. Lo sapevi che scrivere ‘birra artigianale’ in etichetta è illegale? Come se dicessi che tu, caro Babbo, non esistessi. Impossibile! Eppure… Per fortuna ci viene in aiuto il modello americano: anziché dare una definizione di birra artigianale – sarebbe bello ma difficilissimo – si è preferito creare uno spartiacque tra birrifici artigianali e industriali. La distinzione è necessaria, oltre che auspicabile. Altrimenti sul mercato rischiamo l’assalto delle locuste. Insomma, caro Babbo Natale, ti conviene darti da fare se vuoi bere artigianale.

Che altro? Bé, niente regali ma solo opere di bene.

Nonostante mi stia per lasciare alle spalle l’università non ho intenzione di gettare i libri alle ortiche. Cambio solo genere: dall’economia alla birra. La cultura della birra artigianale è cosa seria. E io sono il pericoloso incrocio tra un nerd e un secchione. La volontà non mi manca ma a volte mancano i mezzi. Ti prego di aiutarmi in questo studio matto e disperatissimo. Ma soprattutto, dopo il tirocinio alla Thornbridge Brewery, vorrei un’altra fantastica esperienza. Come piace dire a me “ho avuto un assaggio e adesso ho fame”. Dunque, caro Babbo Natale, quest’anno il panettone dovrà essere particolarmente gustoso. In caso contrario ti faccio saltare la fabbrica.

Basta un po’ di zucchero (a velo).

Caro Babbo Natale, questo è il mio ultimo e più grande desiderio: vorrei che il mercato della birra artigianale ritrovasse la sua identità. Siamo una nicchia di mercato, è vero. Ma sempre di birra si tratta, ovvero della bevanda popolare per antonomasia. Invece ho l’impressione che si stia iniziando a entrare nel circolo vizioso del “se la canta e se la suona da solo”. Beer geek, sedicenti critici e gastrofighetti; blog, forum, social network. Ovunque regnano il linciaggio mediatico e la tuttologia. E ti dirò, caro Babbo Natale: questa cosa mi fa paura. Possa tu portare un po’ di dolcezza nelle nostre case.

Caro Babbo Natale, queste sono le mie volontà per il 2016. Mi rimetto a te e alla tua bontà, alle renne e ai Re Magi. A proposito, di’ loro di fermarsi: hanno preso la mirra al posto della birra.

Ti faccio i miei migliori auguri di un frizzante Natale. E mi raccomando: non guidare, bevi!

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