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Ingredienti della birra: c’era una volta Gruit

Gruit, uno degli ingredienti della birra. Una mistura di erbe per amaricare dalle proprietà inebrianti, psicotrope e afrodisiache. E non è finita qui!

Ho iniziato a seguire un corso di degustazione dedicato alla birra artigianale. Durante la prima lezione abbiamo parlato – e bevuto – una cosuccia strana chiamata Gruit. La cosa ha animato la mia scimmiesca curiosità. Mi sono concesso una lettura del libro “A history of beer and brewing” e ne sono uscito inebriato.

Il termine vede la luce nel Medioevo (924 d.C.), usato per la prima volta nel testo latino Materium cerevisiae. Il Gruit (anche chiamato Grut, o Gruyt) ha duplice significato: può indicare un mix di erbe amaricanti, utilizzato per la produzione di diverse bevande – l’uso tra gli ingredienti della birra è il pù comune – ma anche l’omonimo stile birrario, che impiegava questa miscela in sostituzione del luppolo, quando questi non era ancora stato scoperto. Nel tempo, con l’intensificarsi del traffico di spezie dopo le crociate (12esimo secolo), alle erbe si sostituirono e/o aggiunsero le spezie.

La sua composizione era un mistero, la formula esatta un segreto gelosamente custodito.

Originariamente era la combinazione di tre erbe: myrica gale (mirto di palude), achillea millefoglie e rosmarino selvatico. Minimo comune denominatore delle tre erbe era il possesso di qualità inebrianti quando consumate in quantità sufficienti. Dalla sua composizione originaria il Gruit evolse in tantissime sfumature, condizionato dai gusti delle genti ma anche dalla reperibilità delle erbe in funzione della differente collocazione geografica. Nacquero differenti esemplari, ciascuno dei quali si distingueva per profumi e sapori unici. Nacquero i primi stili birrari.

Bacche di ginepro, zenzero, semi di cumino, anice, noce moscata e cannella.

Furono le tipologie maggiormente utilizzate. Artemisia, edera terrestre e marrubio chiudevano il cerchio delle erbe. Per non parlare di giusquiamo nero e rosmarino. E ancora pino, alghe, frutti di bosco, abete rosso, assenzio. Insomma, ieri più di oggi valeva il detto “chi più ne ha più ne metta”.

Ma la cosa che più mi ha stupito sai qual è? Sono gli effetti secondari che rendevano il Gruit uno degli ingredienti della birra – diciamo così – più “particolari”. Alcune erbe erano già precedentemente impiegate per le proprie qualità psicotrope, capaci di agire sulle funzioni psichiche. In soldoni, erano una sorta di droga medioevale dalle proprietà inebrianti, capaci di stimolare la mente inducendo in uno stato di generalizzata euforia. E – udite udite! – il gruit era perfino afrodisiaco, nutrimento per “l’appetito” sessuale.

A quel tempo il Gruit era l’unico tra gli ingredienti della birra amaricanti “a norma di legge”. Un privilegio che durò circa 700 anni, ovvero fino all’avvento delle birre luppolate. Non prima però di indire battaglia nei confronti del clero. Ma questa è un’altra storia, della quale ti racconterò la prossima volta.

Hai mai provato il Gruit? quali esemplari moderni conosci?

Crediti

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