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GBBF 2015: alla scoperta dei classici

Ho partecipato al GBBF 2015. Occasione perfetta per conoscere – e assaporare – la tradizione brassicola inglese. Vuoi sapere cosa c’era di buono? Seguimi!

Continua la full immersion nella birra artigianale inglese – dalla quale rischio di non emergere più. Ti ho già raccontato del Manchester pub walks e del lungo tap takeover di Londra. Non è ancora finita. La settimana – esatto: tutto è avvenuto nel corso della stessa settimana – era ancora lunga e si sa: la sete vien bevendo. O l’appetito vien mangiando? Sono nel caos più totale. Perché quella che ho vissuto è stata una settimana da paura!

Per la prima volta al GBBF.

Il Great British Beer Festival è (probabilmente) l’evento più importante in UK dedicato alla birra artigianale. Un evento del quale ho sentito parlare fin dai miei primi sorsi. Fino a qualche mese fa sembrava solo un sogno. Adesso è realtà. Lo posso dire con grande soddisfazione: mamma, sono stato al GBBF!

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A causa del lavoro non ho avuto la possibilità di fermarmi a lungo, per cui inizio dicendoti che un evento di tale portata non può lasciarti soddisfatto in un paio di ore. Del resto l’ingresso ha il suo costo e se vuoi ammortizzarlo come si deve – bevendo in fretta e furia – ti conviene dedicargli un’intera giornata.

Al GBBF non si beve bene? Non ne sono così sicuro.

Tutti dicono che l’evento del CAMRA (Campaign for Real Ale, l’organizzatore) non sia adatto a chi vuole bere (buona) birra artigianale. Lo ammetto: in parte è vero. Ho notato la scarsa attenzione alle condizioni di servizio. Le dimensioni del festival sono enormi ed è difficile – se non impossibile – riuscire a garantire elevati standard di qualità quando ci sono di mezzo numeri così imponenti. Allo stesso tempo mi permetto di spezzare una lancia in favore del GBBF. Secondo me non è vero che non si beve bene. Secondo me l’opinione generale è pregiudicata alla quasi totalitaria presenza di birrifici partecipanti appartenenti alla “vecchia” guardia piuttosto che alla new wave. Cosa che per molti è sinonimo di banalità nel bicchiere. Nel mio caso è stato il contrario: volevo conoscere più da vicino la tradizione brassicola inglese e il GBBF 2015 è stata occasione perfetta per farlo. Ad assaggi di modernità avvenuti – presto ti racconto com’è andata al London Craft Beer Festival – posso anche dirti che attualmente il mio palato è settato sulla “semplicità” degli stili tradizionali piuttosto che sulla sperimentazione – talvolta esasperata – della nuova generazione di birrifici inglesi.

La mia serie di assaggi è iniziata dalle americane in cask.

Ho optato per un grande classico: Sierra Nevada IPA da 6,2%. Aroma ricco di luppoli, non pungenti ma neppure marmellatosi. La loro consistenza si rivela meglio in bocca, dove le note fruttate (citrosità mediterranee e sapori aspri delle spiagge esotiche) si fondono con un leggero erbaceo nel retrogusto amaro, gradevole.

Primo sorso a stelle e strisce, dopodiché sventola solo bandiera inglese.

Si inizia con la Fuller’s Pale Ale, 3,8%. Aroma maltoso ricco di caramello, decisamente squilibrato sul fronte dolce. La consistenza tattile la fa sembrare piuttosto fiacca. Il corpo è acquoso e leggero a eccezione del retrogusto dove si forma una risacca di suggestiva fragranza maltosa a base di biscotto e caramello. E’ poi la volta della Charles Wells (Young’s) Hummingbird, Blonde Ale da 4,2% abv. L’aroma ha un evidente diacetile che scompare col passare del tempo, lasciando spazio a un leggero fruttato di polpa d’arancia. Qui il gusto mi ha colpito più della precedente, maltoso e fragrante, arricchito da note di arancia candita.

Alziamo il tiro: Elland 1872 Porter da 6,5% abv.

L’aroma è qui ovviamente avvantaggiato dalla muscolosità. Tostature e torrefazioni incantano le narici, con un livello di armonia e pulizia invidiabile, nel quale trovano spazio soprattutto prugna e un sottofondo alcolico. In bocca è più leggera di quanto ci si potrebbe immaginare. Sempre in evidenza le tostature (caffè e cacao in polvere) e abbondanza di frutti rossi nel retrogusto (ciliegia, amarena). E nuovamente caffè, questa volta in polvere. E’ poi la volta di un classico che non delude mai: Landlord di Timothy Taylor, Pale Ale da 4,3% abv. Il suo aroma è stato (da me) eletto il migliore della giornata: dolcissimo e ricco di miele, così intenso che sembra di avere tra le mani un vasetto di miele millefiori. La compagna ideale per fare colazione. Difficile resisterle e allora via giù con l’assaggio. Anche in bocca è saporita ma non riesce a raggiungere la stessa intensità olfattiva.

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La serie di assaggi continua con la Blue Monkey Brewery.

Ho provato la Sanctuary, Bitter da 4,1% abv. Discreta. Probabilmente penalizzata dall’opinabile servizio. Mi è piaciuta più di sapore che di odore. Va decisamente meglio con la Titanic Plum Porter. Classico dei classici inglesi, questa Porter da 4,9% abv si rivelerà per me la migliore birra bevuta al GBBF 2015. Intensa quanto basta, più di quanto la bassa gradazione alcolica farebbe sperare. L’aroma è strano e parte da lontanissimo: succo di arancia e di pera, per poi raggiungere le classiche tostature (caffè, cioccolato fondente, cacao, toffee). Infine l’immancabile prugna fresca – con un pizzico di frutti rossi. Il bocca ripropone lo stesso stuolo di descrittori presenti nell’aroma, privilegiando anche qui la prugna (questa volta disidratata). Non è il fuoco d’artificio che ti svolta la giornata ma è una birra che fa sempre piacere avere nel bicchiere. La serie di assaggi termina con la Proper Job, IPA da 4,5% abv di St. Austell. Aroma e gusto concentrati sulla frutta (arancia e pompelmo) a scapito dei malti.

Anche il GBBF 2015 è stato archiviato. E adesso? La prossima tappa della mia settimana dedicata alla birra artigianale londinese è il London Craft Beer Festival. Dalla tradizione alla modernità. Vuoi sapere com’è andata? Aspetta e vedrai!

Eri presente anche tu al GBBF 2015 o ci sei mai stato in passato? cosa ne pensi del festival e della qualità birraria? quali birre ti hanno incuriosito di più?

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