gateway-beer-birramoriamoci

Gateway beer, ovvero la birra del non ritorno

Gateway beer”, ponte di collegamento tra i due opposti mondi, dalla birra industriale conduce verso la birra artigianale. Un compito suo malgrado difficile: quale sarà la ‘birra d’iniziazione’ più adatta ad assolverlo?

gateway-beerQuanti di voi hanno già sentito l’espressione “gateway beer“? Curiosando all’interno del fantastico mondo della birra artigianale, mi è capitato più volte di imbattermi in queste parole, ed ho pensato allora di parlarvene. Andiamo a vedere assieme, dunque, di cosa si tratta.

Letteralmente ‘birra d’ingresso‘, è un’espressione utilizzata per indicare quelle birre che hanno il compito di avvicinare il consumatore “medio” al mondo della birra artigianale, quella di qualità, ben diversa da una qualsiasi birra di stampo industriale. Chi, abituato a consumare solo e soltanto birre industriali, dovesse casualmente bere una gateway, ne resterebbe illuminato, travolto da un’esplosione di gusti e profumi completamente nuovi e sorprendenti, capaci di ridefinire punto e daccapo la sua idea di birra.

E’ per questo che mi piace chiamarla ‘birra d’iniziazione’ (fa più figo!), in quanto berla costituisce a tutti gli effetti un rito di ammissione ad una cerchia molto particolare e, per fortuna, non certamente esclusiva. Una di quelle in cui, una volta entrati, non se ne può venir fuori! Per me, a memoria d’uomo, furono la Pauwel Kwak alla spina (quale altra gateway, se non la birra del cocchiere) e, più recentemente, la Duchesse de Bourgogne a regalarmi emozioni completamente nuove, diverse da quelle della birra del supermercato. Merito loro se oggi nutro una curiosità irrefrenabile nei confronti della birra a tutto tondo.

Ma si tratta solo di un salto nel vuoto? Detto così, il concetto di gateway beer non rende perfettamente il concetto che voglio approfondire. La gateway beer ha una funzione importante e delicata, ossia quella di colmare l’enorme vuoto esistente tra birra artigianale e industriale e “traghettare” i consumatori erranti da una sponda all’altra. E’ un mezzo di trasporto, dunque, e come tale influenza l’esperienza di viaggio di chi lo utilizza. La gateway ha davvero questa funzione? ammettendo di sì (e secondo me lo è), ne esiste UNA, quella “giusta”, per svolgere il compito di accompagnare l’ignaro consumatore?

Temo non esista risposta univoca, in quanto si tratta di gusti personali. Tuttavia credo sia corretto sostenere che alcune birre siano più adatte di altre a ricoprire la funzione di “birra del non ritorno”. Del non ritorno, certo, perché chi prova birra artigianale, e la trova buona, difficilmente torna indietro. Se invece non dovesse piacere, siamo di fronte ad un consumatore cui non piace affatto la birra artigianale, oppure la birra in questione non era quella giusta?

Birre “estreme”, come le one shot, o alcune collaboration brew, che rispondono a esigenze di marketing piuttosto che di gusto, sembrano inadatte allo scopo. Non è una regola, certo, ma è logico pensare che il consumo queste tipologie di birra, probabilmente, espone ad una reazione negativa che altrimenti poteva non essere. Ed ecco dunque l’importanza di esercenti e gestori, di publican e birrai, anche di noi blogger che contribuiamo (per quanto possibile) alla diffusione di cultura birraia. Non basta, insomma, fare l’autostop e chiedere un passaggio al primo che capita. Mi piace allora pensare alla gateway beer non solo come birra, ma piuttosto come contesto in cui la si consuma.

Ricordate la vostra ‘birra d’iniziazione’? da allora, com’è evoluto il vostro approccio alla birra? qual è il vostro parere in merito alle birre di passaggio?
x

Check Also

birra-dellanno-2020-ritual-lab

Birra dell’Anno 2020: risultati e commenti

A Birra dell’Anno 2020 ne abbiamo bevute di tutti i colori. Ecco risultati e commenti. ...